Vincere o stravincere, l’eterno dilemma: falso moralismo e frasi fatte, ma ha ragione Gasperini

Giusto giocare fino alla fine o fermarsi e non umiliare l'avversario? Il 7-0 dell'Atalanta in casa del Torino ha riacceso un vecchio dibattito

Fermarsi o continuare a giocare e a segnare anche se il punteggio è già largo? Questo è il dilemma. Una diatriba antica, tornata d’attualità con la vittoria dell’Atalanta a Torino per 0-7. Una questione, quella del rispetto dell’avversario che spesso divide. Da una parte, chi sostiene che non si debba mai valicare un certo limite, dall’altra la tesi è quella che sia necessario giocare con il massimo impegno fino alla fine. Pensiamo che il rispetto consista nel condurre la partita al meglio delle proprie possibilità e non vada misurato con il risultato.

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Recentemente abbiamo assistito all’esonero di un allenatore delle giovanili. A Grosseto, il tecnico dell’Invicta Sauro, è stato licenziato dopo aver vinto un match per 27-0. In quel caso il presidente aveva allontanato Massimiliano Riccini perché aveva permesso che i suoi battessero per 27-0 il Marina facendo uscire i ragazzi in lacrime, gesto giudicato irrispettoso. Qui sopraggiunge un’altra domanda: quando si tratta di ragazzini è giusto continuare a giocare? Forse no. Lo sport deve educare al rispetto dell’avversario, specialmente quando quest’ultimo è in difficoltà. Qualcuno sosterrà che nello sport il rispetto dell’avversario consista nel non abbassare mai la guardia e continuare a giocare al proprio massimo anche se in forte vantaggio perché il vero atleta non dovrebbe sentirsi umiliato. Ma come fai a spiegarlo a dei ragazzi di 14 anni o anche meno? A questa età stravincere può davvero umiliare l’avversario.

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Tornando al caso di Torino-Atalanta e del calcio dei “grandi” sul punteggio di 5-0 sembra che il Torino, nella persona di Mazzarri, abbia chiesto una “tregua”. Gasperini, per tutta risposta, ha inserito un attaccante (Muriel) al posto di un terzino (Gosens). Il colombiano ha poi realizzato le altre due reti che hanno arrotondato il risultato. Una scelta forse sadica quella del tecnico della Dea. Si sarebbe potuto andare avanti tranquillamente fino al 90° con un terzino per un terzino, ma l’Atalanta ha onorato al meglio l’impegno e ha giocato sino all’ultimo istante. Ricordate il caso di Spagna-Italia nella finale degli Europei? Gli iberici erano sopra di quattro gol e Casillas, capitano delle Furie Rosse, chiese all’arbitro di non dare recupero per rispetto degli avversari. Giusto così o si tratta di pietà? Non sarebbe più umiliante fermarsi e fare melina o peggio ancora dribbling, colpi di tacco e rabone? A proposito di rabone, il gesto di Pasalic a tempo praticamente scaduto non è più umiliante di una partita giocata al massimo fino all’ultimo istante?

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Forse servirebbe una via di mezzo. Non giocare alla morte, ma nemmeno fermarsi come succede nel baseball. Lo sapevate che in uno degli sport americani più famosi esiste una regola contro l’umiliazione dell’avversario? Nel caso in cui la differenza di punti sia almeno di dieci, la partita si conclude anticipatamente per manifesta superiorità della squadra in vantaggio. E’ la cosiddetta Regola Mercy. Anche il pugilato, la nobile arte della boxe, prevede la fine anticipata in caso di netto divario. Un esempio al contrario è quello del rugby. Qui, una regola non scritta prevede di dover spingere fino alla fine, tanto che il frenarsi da parte della squadra in netto vantaggio è considerato una gravissima mancanza di rispetto dell’avversario. Se applicassimo ciò al calcio cosa accadrebbe? Sarebbe bello vedere partite sul 5-0 fermarsi o peggio ancora una squadra che molla con l’altra che segna il cosiddetto gol della bandiera? Sarebbe giusta tale umiliazione? Non è più bello quando gli avversari si impegnano e continuano a segnare e trovare magari il gol della bandiera contro una squadra che gioca al massimo delle possibilità? Noi crediamo sia giusto ciò che ha fatto l’Atalanta. E’ questo il vero significato del calcio e dello sport in generale. Lottare al massimo delle proprie possibilità ed impegnarsi fino alla fine, in qualunque categoria. Giusto anche per i tifosi che comprano un biglietto per vedere una vera partita di calcio e non una farsa o del cinema. Giusto continuare a segnare anche perché in diversi casi, anche recenti, la differenza reti ha influito sul piazzamento in classifica. Basti pensare a Lazio e Udinese a pari punti e con pari scontri diretti e i friulani in Champions per differenza reti. In conclusione, ben vengano 10, 100, 1000 squadre come l’Atalanta, che onorano l’impegno fino alla fine, come giusto che sia.