Il calcio ai tempi del Coronavirus: vietati abbracci dopo i gol e strette di mano, ma è un enorme controsenso

Misure inedite del mondo dello sport e del calcio per contrastare l'emergenza Coronavirus: ma ci sarebbe qualcosina da rivedere...

Ma voi riuscireste ad immaginare la discussione in area, domenica sera durante Juventus-Inter, tra Cristiano Ronaldo e De Vrij? Il portoghese prova a smarcarsi per farsi trovare pronto, l’avversario gli si avvicina e si avvinghia per provare a contrastarlo: “Stai fermo, che fai? Allontanati! C’è il metro di distanza da rispettare”, esclama CR7. “Oh scusa, hai ragione Cristiano. Evitiamo possibili contagi, ti lascio libero di segnare”, risponde il difensore nerazzurro. Detto fatto: Pjanic mette in mezzo, nessuno (giustamente!) marca Ronaldo, che mette dentro indisturbato e porta in vantaggio i bianconeri. Di esempi del genere potremmo farne a bizzeffe, ma abbiamo voluto prendere in considerazione un match di cui tanto si è parlato in queste settimane. E di dialoghi e discussioni all’interno del rettangolo verde, statene certi, potremmo anche ascoltarne vista l’insolita tristezza di cui saranno teatro le partite di calcio in Italia da qui al prossimo 3 aprile.

Il Coronavirus sta stravolgendo il mondo, inutile nasconderlo. Per rendersi conto della gravità, basta affacciarsi proprio nell’ambito dello sport e del calcio in particolare. Una delle ‘aziende’ più conosciute e fruttuose del pianeta, quella del pallone, si è trovata costretta ad adottare misure drastiche ed inedite per ridurre al minimo le possibilità di contagio. In Italia, stadi vuoti per almeno un mese dalla A alla C, mentre la prossima giornata di Serie D è stata rinviata. La Uefa sta iniziando a muoversi in tal senso, con Champions ed Europa League, ma l’impressione è che ben presto vengano adottati gli stessi provvedimenti anche negli altri campionati europei più importanti, visti i casi in aumento in Francia, Germania, Spagna.

Ma, tornando all’Italia, a far parlare molto – al di là della decisione di giocare senza tifosi – sono le regole istituite per tutti i tesserati (calciatori e non solo) e da rispettare sia dentro gli spogliatoi che in campo. Tra quelle più logiche e ‘normali’, come lavarsi le mani o non bere dalla stessa bottiglia, a quelle – passateci il termine – del tutto ‘ridicole’. L’esempio lampante? Lo abbiamo ben descritto sopra, ad inizio articolo.

Niente strette di mano tra i capitani e con gli arbitri prima del fischio d’inizio. Ma, soprattutto, niente abbracci ed esultanze dopo un gol. Sì, certo. E poi il Lecce compra Messi e Dybala va alla Spal. Facciamo fatica a credere, sinceramente, che i calciatori possano evitare di festeggiare in gruppo specie in seguito ad una rete messa a segno al 98′ di una sfida di importanza particolare. Ci verrebbe in mente solo Luis Suarez ai tempi del Liverpool, quando esultò da solo perché nessuno dei compagni andò ad abbracciarlo. E il Coronavirus non c’entrava niente. Ma, seppur sforzandoci, mettiamo anche caso che questa regola venga rispettata. Dopo il gol, da solo verso i tifosi. Ah, no. E allora verso la bandierina. Magra consolazione. E poi? E poi però vale tutto. Si può fare qualsiasi cosa. Vanno bene gli spintoni e le marcature in area, vanno bene i contrasti. E, se c’è tensione, magari qualche manata in faccia non guasta…

Ma, tutto ciò, non è un po’ controsenso? C’è poco da ridere, ma – a quanto pare – da domenica ne vedremo delle belle. E non ridere, in quel caso, sarà veramente difficile…

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