Sky, la decisione del Tar: ridotta la multa per il calcio in tv nel periodo Covid

E' stata ridotto la multa nei confronti di Sky in relazione alle partite in tv nel periodo del Covid

CalcioWeb

E’ stata ridotta la sanzione per Sky Italia dopo le accuse dall’Antitrust di avere adottato tre pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti titolari dei pacchetti di abbonamento ‘Sky calcio’ e ‘Sky Sport’ che nel 2020 non hanno beneficiato della rimodulazione o del rimborso dei canoni mensili dopo la sospensione delle partite di calcio per l’emergenza da Covid-19. E’ la decisione del Tar del Lazio con una sentenza di parziale accoglimento.

Sono rimaste attive due contestazioni per un totale di 1,2 milioni di euro, mentre è stata annullata quella da 800mila. Secondo il Tar è “evidente l’errore in cui è incorsa l’Autorità nel reputare impossibile la prestazione cui si era obbligato il professionista”, anche perché la società televisiva ha consentito ai consumatori “di recedere senza spese (ossia senza applicazione della penale di € 11,53 prevista contrattualmente) ovvero di fruire del c.d. sconto coronavirus, ossia di una riduzione del prezzo… in aderenza ai doveri nascenti dalla propria posizione di forza contrattuale”.

Multa Sky, i dettagli sulla decisione

La prima sanzione è stata annullata in quanto “la condotta risulta in linea con la diligenza professionale esigibile da un operatore come Sky“. Inoltre “va al contempo rilevato come la pubblicizzazione di ciò sia avvenuta in maniera non conforme al dettato normativo”. Secondo i giudici amministrativi, infatti, “oltre a non comunicare in maniera corretta le informazioni commerciali concernenti l’iniziativa, Sky frapponeva ostacoli volti a rendere difficoltoso il conseguimento dello sconto coronavirus”; e “aggressivo risulta essere stato il contegno tenuto nei confronti di quella particolare platea di consumatori che esercitavano il diritto di recesso prima dell’emergenza pandemica”.

In conclusione secondo il Tar “può affermarsi come, da un lato, Sky si è dimostrata attenta a tutelare in astratto i consumatori con misure in linea con la diligenza professionale richiesta ad un’impresa che opera in un delicato settore come quello televisivo; dall’altro, va osservato come le concrete modalità attuative non hanno garantito in maniera corretta i consumatori: difatti, le modalità di diffusione degli avvisi erano lacunose e pertanto esse non raggiungevano tutti i clienti; inoltre, coloro che pure riuscivano ad avere tempestivamente le informazioni non sempre vedevano poi effettivamente riconosciuti i propri diritti”.

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