Olimpiadi Milano Cortina e il fair play che può ispirare il calcio

Le parole di Giovanni Malagò sulle Olimpiadi di Milano-Cortina aprono una riflessione sul calcio italiano, sul fair play olimpico e su come il calcio possa trarre ispirazione da altri sport

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    Foto di MATTEO CORNER / ANSA
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Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina hanno portato una ventata di energia che ha travolto tutta l’Italia. In questi giorni di emozioni, Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026, ha detto una frase che risuona come una riflessione profonda su come viviamo lo sport. In un’intervista a Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1, ha affermato:

“Non mi sono sorpreso e sono stato felice che al centro della scena mediatica ci siano stati gli eventi olimpici e il calcio sia arrivato dopo.”

Parole semplici, ma che aprano un mondo: una riflessione che non riguarda solo le Olimpiadi, ma anche il nostro amato calcio, la sua centralità e come, ogni tanto, è bello e necessario che anche altro sport possa occupare il centro della scena.

L’unità che nasce dallo sport: l’Italia si ritrova nelle Olimpiadi

Le Olimpiadi non sono solo una manifestazione sportiva. Sono un viaggio collettivo, un’esperienza che va oltre il risultato finale. E mentre il calcio ha il suo monopolio fisso di emozioni ogni settimana, le Olimpiadi ci mostrano una bellezza diversa. In questo periodo, l’Italia è unita, non solo nel tifare per gli azzurri, ma nel sentire un legame forte con lo sport in generale. Si respira un’atmosfera di solidarietà e di condivisione, dove il cuore batte forte non solo per la nostra squadra, ma anche per gli atleti di altre nazioni. Uno spirito olimpico di inclusività e rispetto che non è solo italiano, ma internazionale: basti pensare che durante la parata inaugurale, gli atleti giapponesi sono stati i soli a sventolare anche la bandiera italiana insieme alla propria.

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Questo è il vero spirito olimpico. Una nazione che applaude non solo le proprie vittorie, ma anche quelle degli altri, che sa riconoscere l’impegno e il sacrificio di ogni atleta, a prescindere dal Paese di origine. Un gesto che, forse, anche il calcio ha bisogno di riscoprire, ricordando che la bellezza dello sport sta proprio nel rispetto reciproco e nella condivisione delle emozioni.

Il calcio in secondo piano: un’opportunità di riflessione

In queste settimane – pur restando il clima di attesa e tensione che circonda il prossimo Mondiale 2026 – il calcio potrebbe sembrare quasi oscurato dalla grandiosità delle Olimpiadi. Ma questo non è un aspetto negativo. Al contrario, può essere una grande opportunità per tutti noi. È il momento in cui possiamo guardare a ciò che è stato fatto e a ciò che possiamo fare, anche nel calcio. Un’opportunità di riflettere sul nostro approccio, sulla grande responsabilità che porta con sé il calcio e su come possiamo renderlo più sano e leale. Malagò, nelle sue parole, ci invita a prendere una pausa dal calcio per apprezzare lo sport nella sua forma più pura. Durante questo periodo, non c’è nulla di male nel concentrarsi su altri sport che celebrano la lealtà e la passione, elementi che a volte sembrano dimenticati quando il calcio finisce sotto i riflettori. Come il tifo per gli azzurri e per gli atleti di altre nazioni ci insegna, lo sport può essere molto più di una vittoria: può essere un momento di unione, di crescita e di emozione autentica.

I risultati degli azzurri: il coraggio di vincere con lo spirito giusto

Gli azzurri stanno dando il massimo, come sempre, con risultati brillanti e il cuore in mano. Le medaglie olimpiche conquistate con fatica e sacrificio – 9 sin qui – sono il segno di un impegno che va oltre la competizione, che arriva dritto al cuore di chi guarda.

Medaglie d’oro:

  • Francesca Lollobrigida, pattinaggio di velocità: 3000m donne;

Medaglie d’argento:

  • Giovanni Franzoni, sci alpino: discesa libera uomini)
  • Italia, biathlon: staffetta mista;

Medaglie di bronzo:

  • Dominik Paris, sci alpino: discesa libera uomini;
  • Sofia Goggia, sci alpino: discesa libera donne;
  • Lucia Dalmasso, snowboard: gigante parallelo donne;
  • Riccardo Lorello, pattinaggio di velocità: 5.000m uomini;
  • Dominik Fischnaller, slittino: singolo uomini;
  • Italia, pattinaggio di figura: evento a squadre.
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Ma non sono solo gli atleti ad aver brillato: anche i tifosi stanno dando un esempio di maturità, applaudendo non solo le vittorie italiane, ma anche le gesta degli altri atleti, senza invidie, senza rivalità. Questo è il vero spirito che ha sempre distinto l’Italia: la capacità di celebrare lo sport in tutte le sue forme, riconoscendo in ogni atleta un piccolo eroe. Ed è proprio questo spirito che il calcio può imparare dalle Olimpiadi: la celebrazione della bellezza del gioco, non solo il risultato finale.

L’incontro con l’altro sport: come il calcio può trarre linfa vitale

Il calcio è, e continuerà ad essere, lo sport più amato e seguito al mondo. Ma proprio per questo ha il dovere di guardarsi dentro. Durante le Olimpiadi, il calcio può trovare ispirazione, una nuova linfa vitale, dalle altre discipline. L’incontro con altre passioni, che non sono scandite da un gol o da un risultato immediato, può aiutare i tifosi a riscoprire il vero spirito del gioco. Un gioco che deve essere basato su valori sani, che sono alla base di ogni sport olimpico: rispetto, lealtà e passione. Ed è proprio durante queste Olimpiadi che il calcio potrebbe trovare la forza per tornare a essere il calcio che tutti amiamo, quello che sa emozionare non solo con la vittoria, ma con il gioco stesso.

Lo sport sano come modello per il futuro del calcio

In un’epoca in cui la pressione, i soldi e le polemiche dominano il calcio, c’è bisogno di un ritorno alla bellezza dello sport. Le Olimpiadi ci ricordano che il vero valore di uno sport non sta nel trionfo personale, ma nel rispetto che ogni atleta mostra verso gli altri, nel sacrificio e nella passione che mette in ogni gara. E questa lezione, che ci arriva da Milano-Cortina, può trasformare il calcio: un calcio che sa tornare a unire, che sa celebrare ogni vittoria come una conquista di tutti.