BOSTON (Stati Uniti) – Subito dopo Francia-Senegal, anche le altre due nazionali del Girone I si sono affrontate e il verdetto del campo parla chiaro: la Norvegia vince 4-1 contro l’Iraq al debutto mondiale nello scenario dello Stadio di Boston. La nazionale di Ståle Solbakken, considerata la miglior generazione norvegese di sempre, si dimostra cinica e terribilmente concreta, aggrappandosi ai gol del suo fuoriclasse assoluto. L’Iraq del CT Graham Arnold, l’ultima squadra in assoluto a qualificarsi per questa rassegna iridata come 48esima forza, esce a testa altissima dopo aver accarezzato a più riprese il sogno del pareggio, prima di crollare emotivamente nell’ultima mezz’ora.
Il blocco all’aeroporto e la sorpresa Iraq: Norvegia contratta
L’avvicinamento dell’Iraq al Mondiale è stato tutt’altro che semplice: l’odissea del viaggio ha visto alcuni giocatori addirittura trattenuti per ore all’aeroporto di Chicago per controlli e verifiche burocratiche. Nonostante le fatiche, l’avvio di gara a Boston è sorprendente. Fino al 24′ minuto la Norvegia non riesce a creare una sola occasione da gol; l’Iraq, al contrario, gioca più sciolto e spensierato rispetto a una selezione scandinava visibilmente contratta ed emozionata. Al 13′ è proprio la nazionale asiatica a sfiorare il vantaggio con una grande chance per Al-Hamadi.
Doppietta Haaland e il graffio del “Leone” Hussein
Nel calcio, però, i campioni non perdonano. Alla prima vera opportunità, al 29′, la Norvegia passa: su un cross teso in area di rigore si avventa Erling Haaland che in spaccata fa 1-0. Il bomber del Manchester City aggiorna il suo record spaventoso, portandosi a quota 55 reti in nazionale (pensate solo che il vecchio record storico norvegese è fermo a 33). L’Iraq ha il grande merito di non demordere e al 39′ trova il meritato pareggio: l’uomo più pericoloso della nazionale dell’Iraq, Aymen Hussein, svetta di forza e precisione schiacciando di testa all’angolino. Hussein esulta mimando il graffio di un leone, ma la gioia dura pochissimo. Al 43′ la difesa irachena commette un errore imperdonabile in fase di disimpegno: Haaland ruba il pallone e sigla il fulmineo 2-1 con cui si chiude la prima frazione.
Tre brividi nel recupero: l’Iraq sfiora il miracolo, i tifosi dei “vichinghi” remano
Il finale di tempo è un monologo iracheno da infarto, con la Norvegia che si salva miracolosamente più di una volta, mentre i tifosi scandinavi sugli spalti cercano di scuotere i propri giocatori con la caratteristica coreografia della “remata”.
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L’occasione sfumata: A portiere battuto, il tiro di Al-Hamadi sembra muoversi al rallentatore tenendo lo stadio col fiato sospeso: la palla esce fuori di pochissimo, dando l’impressione che tutto l’Iraq stesse soffiando per spingerla dentro.
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L’illusione del gol: Ben 45 secondi oltre il recupero concesso, sugli sviluppi di un corner, Hashem fa partire un missile a fil di traversa che gonfia la parte superiore della rete, regalando a tutto lo stadio l’illusione ottica del gol.
Ostigard dà la sicurezza, il crollo finale e l’autogol beffa
La ripresa inizia senza cambi e senza ammoniti, ma con lo stesso copione del primo tempo: dopo il break, la Norvegia torna letale sui calci piazzati. Al 76′ minuto arriva la rete che spegne le speranze di rimonta dell’Iraq: su azione d’angolo, il neo-entrato Leo Østigård svetta imperioso di testa firmando il 3-1. Da quel momento in poi l’Iraq sparisce dal campo, svuotato delle proprie energie mentali dopo un’ora di grandissimo calcio. La beffa finale si materializza a tre secondi dalla fine del recupero: in piena confusione all’interno dell’area irachena, lo stesso eroe del primo tempo, Hussein, devia goffamente il pallone nella propria porta per il definitivo 4-1. La Norvegia non sarà stata travolgente nel gioco, ma si presenta a questo Mondiale come una macchina terribilmente concreta.






