Un debutto di fuoco a Miami per le altre due nazionali del Gruppo H. La sfida tra Arabia Saudita e Uruguay si chiude sul punteggio di 1-1 al termine di 90 minuti vibranti, calcisticamente intensi e ricchi di colpi di scena. Sotto il cielo della Florida, la selezione di Marcelo Bielsa trema contro i “Falchi Verdi” di Donis, ma riesce a strappare un punto fondamentale grazie a una reazione d’orgoglio nel secondo tempo. Una partita segnata anche da un pizzico di Italia, grazie alla direzione di una terna arbitrale interamente italiana.
Arabia Saudita-Uruguay: Muslera e Al-Owais campioni di riflessi nel primo tempo
L’avvio del match vede l’Uruguay spingere subito sull’acceleratore, cercando di imporre il proprio ritmo. La costruzione di gioco dell’Arabia Saudita appare inizialmente spezzettata, con diverse imprecisioni nei passaggi e un pizzico di confusione nei controlli. Al 29’ minuto si registra la prima vera grandissima occasione per la Celeste: un colpo di testa perentorio di Vinas sembra destinato in rete, ma il portiere arabo Al-Owais si supera con un intervento prodigioso. La risposta dell’Arabia Saudita non si fa attendere e arriva al 37’ su sviluppo di un calcio d’angolo: Alamri calcia a botta sicura, ma stavolta è Fernando Muslera a compiere un miracolo. A 40 anni compiuti, il portiere uruguaiano sfodera un intervento enorme, dimostrando che l’età è solo un numero. La parata salva il risultato, ma scatena il panico nell’area di rigore dell’Uruguay, dove la paura sembra improvvisamente prendere il sopravvento.
Il Falco Alamri colpisce a Miami: Arabia Saudita in vantaggio e cielo scuro sulla Celeste
Il momento di sbandamento dei sudamericani viene punito tre minuti più tardi. Al 40’, sugli sviluppi di un’azione insistita, Muslera respinge corto una conclusione centrale: sulla sfera si avventa fulmineo Alamri, che sbuca come un falco tra le maglie della difesa uruguaiana e insacca il gol dell’1-0. Mentre i Falchi Verdi festeggiano, il cielo sopra il Miami Stadium si fa improvvisamente scuro, quasi a riflettere il blackout climatico e psicologico della squadra di Bielsa, che va al riposo in svantaggio e con l’obbligo di ridisegnare la strategia.
Orgoglio Uruguay nella ripresa: Ugarte trema, poi il pareggio di Araujo all’80’
L’avvio di secondo tempo mostra una squadra (l’Uruguay) totalmente trasformata. Non passa nemmeno un minuto dal fischio di ripresa che Vinas scarica un gran tiro verso la porta avversaria, ma Al-Owais dice ancora una volta di no con un riflesso determinante. Sembra un altro Uruguay: il popolo celeste torna ad alzare la voce sugli spalti e a spingere i propri beniamini. Al 66’ la sfortuna nega il pareggio alla Celeste con un clamoroso palo colpito da Ugarte. Da quel momento in poi si gioca a una porta sola, con un assedio continuo dell’Uruguay e l’Arabia Saudita rintanata a difesa del fortino. Il muro arabo crolla finalmente all’80’ minuto con un’azione fotocopia rispetto a quella del primo tempo: gran colpo di testa, miracolo e respinta corta di Al-Owais su tiro del solito Vinas, e tap-in vincente di piede firmato da Araujo. Cade il muro dell’Arabia Saudita e si scatena la festa del popolo celeste. Nel finale l’Uruguay sfiora il raddoppio in più di un’occasione, ma al triplice fischio il risultato resta inchiodato sull’1-1. Un punto a testa che accende la battaglia nel Gruppo H, dove anche il match tra Spagna e Capo Verde si è inaspettatamente concluso con un pareggio (0-0).







