Mentre in questi giorni l’attenzione del calcio internazionale è concentrata sulle Nazionali maschili impegnate in UEFA Nations League (tra cui la tanto discussa nuova Italia di Mancini), si è concluso domenica scorsa il Campionato mondiale femminile Under 20 con cui la selezione femminile spagnola U20 ha aggiunto un altro trofeo a una bacheca già straordinariamente ricca. Un successo che non appare come un episodio isolato, ma come l’ennesima conferma di una filiera capace di produrre risultati dalla base fino alla Nazionale maggiore. Dal Mondiale del 2023 alla Nations League, passando per i Mondiali Under 17 e Under 20 e per una serie impressionante di successi europei nelle categorie giovanili, la Spagna è riuscita a costruire qualcosa che va oltre la singola generazione. E il confronto con la Nazionale maschile, vincitrice del titolo mondiale lo scorso luglio e stasera in campo contro la Croazia, rende il contrasto ancora più interessante: mentre gli uomini sono al centro del racconto mediatico per la ricerca di un altro successo internazionale, le donne continuano a vincere a tutte le età.
Il Mondiale U20 conferma il dominio della Spagna
Con la vittoria in Polonia lo scorso 27 settembre, la Spagna femminile U20 ha conquistato il suo secondo titolo mondiale, dopo quello del 2022 in Costa Rica. Nel 2018, invece, le spagnole erano arrivate seconde. Il recentissimo successo, dunque, non è una sorpresa arrivata dal nulla, al contrario è la prosecuzione di un percorso iniziato ormai da diversi anni e diventato sempre più consistente. Il quadro complessivo è particolarmente significativo. Il calcio femminile spagnolo ha infatti conquistato: un Mondiale maggiore nel 2023, due Mondiali U20 nel 2022 e nel 2026, due Mondiali U17 nel 2018 e nel 2022, due Nations League nel 2024 e nel 2025, cinque Europei U19 consecutivi dal 2022 al 2026 e cinque Europei U17 dal 2010 ad oggi. La Spagna, dunque, non sta semplicemente attraversando un ciclo particolarmente positivo. Sta ottenendo risultati contemporaneamente in più fasce d’età. Un fenomeno che potrebbe essere visto come un esempio da seguire.
La vera forza è la filiera: dai club alla Liga F
Uno degli elementi che distingue il “modello spagnolo” è la continuità tra le diverse categorie, ovvero il passaggio delle atlete dalle categorie giovanili fino alla Nazionale maggiore. Questa continuità beneficia in larga parte di quanto avviene fuori dal campo delle Nazionali. Il successo indiscusso della Spagna passa infatti anche dai club e dalla crescita dell’intero ecosistema del calcio femminile. Il Barcellona Femení rappresenta il principale motore del movimento. Il club catalano è ormai una delle realtà economicamente e sportivamente più importanti del calcio femminile europeo e, secondo la Deloitte Football Money League 2026, genera oltre 20 milioni di euro di ricavi. Non a caso, lo scorso maggio ha vinto la sua quarta Women’s Champions League. Alle sue spalle si muove un sistema più ampio, nel quale anche Real Madrid, Atlético Madrid, Athletic Bilbao e Madrid CFF svolgono un ruolo importante nello sviluppo delle calciatrici. Il Madrid CFF in particolare, l’unico club calcistico di alto livello esclusivamente femminile della capitale, è conosciuto per la sua capacità di intercettare giovanissimi talenti prima del loro eventuale passaggio nelle grandi realtà del calcio spagnolo, come Real o Barça. La logica è quindi quella di una vera filiera: formazione, valorizzazione, competizione ad alto livello e successivo inserimento nella Nazionale. Anche il campionato, a sua volta, sta cercando di accompagnare questa crescita.
Liga F: il calcio femminile spagnolo prova a diventare un’industria
Un ulteriore forte segnale di crescita arriva infatti dall’accordo approvato dalla Liga F con Gasol16 Ventures, il fondo guidato da Pau Gasol, ex stella della NBA e attuale presidente della Commissione Atleti del Comitato Olimpico Internazionale, in partnership con Fortified Partners. L’operazione, ratificata lo scorso 29 giugno, prevede un investimento complessivo di 55 milioni di euro distribuiti su quattro stagioni, a partire dal 2026/27. L’operazione è stata definita come l’investimento privato più importante mai realizzato in un campionato di calcio femminile, nonché una delle manovre economiche più significative nella storia dello sport femminile professionistico a livello mondiale. Con l’investimento, il fondo dovrebbe ottenere una quota compresa tra il 35% e il 49% dei futuri diritti commerciali e di broadcasting della Liga F per 25 anni, fino al 2051. I club firmatari, 12 su 16, riceveranno un’iniezione di liquidità immediata di circa 3,3 milioni di euro complessivi spalmati in quattro anni. Alcune società tuttavia, tra cui Real Madrid e Athletic Bilbao, si sono opposte all’accordo, rifiutando la firma, perché contrarie alla cessione dei propri diritti d’immagine a lungo termine. Al di là delle divisioni sulla formula finanziaria e delle voci contrarie, l’operazione è interessante perché mostra come il calcio femminile spagnolo stia attirando capitali perché ha già costruito un prodotto con una dimensione commerciale crescente. Dal 2022 in poi (ovvero dall’anno in cui la Liga F ha raggiunto lo status di lega professionistica), il giro d’affari complessivo gestito dalla lega è aumentato esponenzialmente, fino ai 25,8 milioni nella stagione 2024-2025, cifra che sale a 56,6 milioni di euro se si considerano anche le entrate commerciali dei 16 club che la compongono. La crescita testimonia il tentativo attivo di trasformare la crescita sportiva in una struttura economica capace di sostenerla nel tempo.
Dagli stadi al digitale: il pubblico sta seguendo la crescita
A testimoniare la crescita della Liga F e del calcio femminile spagnolo è anche l’aumento dell’audience. Nella stagione 2024/25, la Liga F ha registrato un aumento del 90% dell’audience televisiva rispetto all’anno precedente, con un ulteriore incremento dell’11,2% nella scorsa stagione, raggiungendo un record storico di 7,5 milioni di spettatori unici complessivi. Anche la stagione 2026/27 sembra essere iniziata con un segnale positivo: la prima giornata è stata seguita da 450.000 spettatori, un +300% rispetto alle passate stagioni, in parte grazie alla decisione di inserire e incrementare le dirette delle partite sui canali gratuiti e in chiaro a integrazione dell’offerta pay-per-view. Nel corso dell’ultimo anno, inoltre, circa 70 partite di cartello sarebbero state disputate in grandi impianti maschili (come il Camp Nou di Barcellona e il San Mamés di Bilbao), con affluenze comprese tra 25.000 e 45.000 spettatori, favorendo ulteriormente l’esposizione dei match. Il cosiddetto “Clásico”, ovvero la sfida tra Real Madrid e Barcellona della passata stagione, è già passato alla storia come la partita più vista della storia della Liga F, con una media di 685.335 spettatori e oltre due milioni di utenti unici complessivi tra canali in chiaro e a pagamento. I dati sul Campionato mondiale Under 20 appena conclusosi, inoltre, mostrano come l’interesse per il calcio femminile stia crescendo anche a livello delle Nazionali, sebbene non esclusivamente sui media tradizionali. Sebbene non siano ancora stati resi noti dati definiti sull’audience complessivo, l’andamento delle piattaforme digitali e i dati di trasmissione già noti mostrano un forte interesse per lo streaming del torneo. Il canale FIFA+ ospitato dalla piattaforma DAZN, che ha trasmesso in streaming live e on-demand tutte le 52 partite della competizione, è stata una delle principali modalità di fruizione digitale online globale, insieme ad altre piattaforme su abbonamento come Peacock e FOX Sports nel mercato americano. Parallelamente, sono cresciuti anche i profili social ed editoriali delle Nazionali femminili e della FIFA con picchi verticali eccezionali, guidati soprattutto dall’aumento della visibilità digitale. I dati fanno pensare che il calcio femminile, spagnolo e internazionale, stia sviluppando un pubblico diverso dal tradizionale pubblico del calcio maschile, un pubblico diversamente distribuito a livello geografico e generazionale, con una maggiore concentrazione sulle piattaforme digitali e sugli eventi internazionali.
E l’Italia? Il quarto posto dell’U20 mostra che qualcosa si sta muovendo
Oltre a fornire un ulteriore esempio del dominio del calcio spagnolo, i risultati del Campionato mondiale femminile Under 20 permettono anche uno sguardo sul giovane calcio femminile italiano.

L’Italia U20, rinominata Azzurrine e guidata da Nicola Matteucci, ha infatti raggiunto un risultato storico, raggiungendo il quarto posto.

Dopo la sconfitta in semifinale proprio contro la Spagna, le Azzurrine hanno infatti incontrato la Colombia nella finale per il bronzo, perdendo ai rigori dopo il pareggio 1-1. Una sconfitta, sì, ma anche un risultato storico: nelle precedenti due partecipazioni, nel 2004 e nel 2012, l’Italia non aveva mai superato la fase a gironi. Il quarto posto del 2026 rappresenta quindi il miglior risultato della storia italiana nella competizione. Chissà che anche in questo caso non esista una filiera in costruzione. Il gruppo allenato da Matteucci comprende infatti giocatrici già inserite nel calcio professionistico. Tra le 21 convocate, 15 atlete sono inserite o aggregate alle prime squadre di Serie A, in particolare Inter, Sassuolo, Fiorentina, Ternana e Roma. A differenza della Spagna, tuttavia, nessuna delle attuali atlete U20 italiane reduci dal Mondiale in Polonia avrebbe ancora collezionato presenze ufficiali con la Nazionale maggiore di Andrea Soncin.
Non è solo un Mondiale: la forza della filiera spagnola
Con la vittoria della Spagna al Campionato mondiale femminile Under 20, la Real Federación Española de Fútbol ha aggiunto un ennesimo trofeo nel proprio albo d’oro, trovandosi adesso a dover difendere ben 8 titoli detenuti contemporaneamente in tutte le categorie. Lo stesso albo d’oro complessivo, con 40 trofei su 57 conquistati negli ultimi 20 anni, dimostra come il calcio spagnolo stia diventando (o sia già diventato) a tutti i livelli il modello da seguire per il successo. Allo stesso tempo, il successo dell’U20 spagnola permette di guardare al calcio femminile da una prospettiva diversa. Non soltanto attraverso il risultato della singola finale, ma attraverso la capacità di un movimento di produrre continuamente nuove generazioni competitive. Una strada che, chissà, potrebbe presto intraprendere anche l’Italia, che con il suo quarto posto mondiale della propria U20 ha mostrato di poter competere ai massimi livelli della categoria.


