Dopo ventiquattro ore di lutto in cui piangiamo il sogno di intere generazioni di rivedere l’Italia gareggiare per la Coppa del Mondo, possiamo, adesso, cercare di trovare almeno un granello di positività. Perché se il Mondiale lo guarderemo ugualmente, tanto vale tifare per uno dei pochi italiani che ce l’ha fatta. Parliamo di Vincenzo Montella, il CT della Turchia, una squadra che non andava al Mondiale da ben 24 anni (l’ultima apparizione risaliva allo storico terzo posto del 2002) e che martedì sera (mentre andava in scena la disfatta a Zenica) ha strappato il pass definitivo per il grande evento, vincendo per 1-0 contro il Kosovo.
L’impresa dell’Aeroplanino: biglietti staccati per la Turchia, mentre l’Italia è in “overbooking”
Mentre a Coverciano si cercano le risposte a un fallimento sistemico, e abbiamo ancora vivide nella mente le scuse e le lacrime di Gattuso, Montella ha dimostrato che il “Made in Italy” in panchina funziona ancora benissimo. Soprannominato “l’Aeroplanino” per l’iconica esultanza a braccia tese con cui faceva sognare i tifosi quando era un attaccante implacabile (tra gli anni ’90 e i primi 2000), oggi, il soprannome del tecnico campano è tornato realtà nel momento in cui ha fatto decollare una squadra che non andava al Mondiale dal doppio degli anni rispetto all’Italia.

Con la precisione di un comandante esperto, Montella ha preso in mano una nazionale talentuosa ma storicamente instabile, trasformandola in una macchina capace di decollare anche sotto la pressione di uno stadio infuocato come quello di Pristina. La rete decisiva di Aktürkoğlu al 53’ non è stata solo un gol, ma il segnale di “allacciare le cinture”: la Turchia vola alla casella “Start”, mentre gli Azzurri restano al gate a guardare gli altri partire, facendoci sentire tutti un po’ come quando al Monopoli si finisce in prigione e senza passare dal via.

Dall’Adana al trono di Istanbul: la metamorfosi di Vincenzo Montella
Se ancora qualcuno si stesse chiedendo come ha fatto un allenatore italiano a diventare l’idolo incontrastato della Mezzaluna, sappiate che la storia d’amore tra Vincenzo Montella e la Turchia non è nata ieri, bensì nel settembre del 2021, quando accettò la sfida dell’Adana Demirspor. Lì, in una provincia lontana dai riflettori di Istanbul, Montella ha compiuto il primo miracolo portando il club a una storica qualificazione europea. La Federazione Turca non se lo è fatto scappare: il 21 settembre 2023 gli ha consegnato le chiavi della Nazionale. Perché? Perché Montella ha saputo fare quello in cui molti tecnici locali avevano fallito: portare disciplina tattica senza spegnere l’anima “focosa” del calcio turco. Montella si è integrato così bene da dichiarare più volte: “qui mi sento a casa” e i risultati gli hanno dato ragione: prima una grande scalata a Euro 2024 e ora, finalmente, la fine di un digiuno mondiale che durava dal 2002.
La Turchia di Montella è un mix esplosivo che parla moltissimo la nostra lingua, ma che attinge a piene mani dai top club mondiali. È una rosa giovane, tecnica e con una personalità strabordante, divisa tra chi la Serie A la vive ogni domenica e chi sta dominando l’Europa.
Le “colonne” della Serie A
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Hakan Çalhanoğlu (Inter): È il capitano, il “faro” che illumina il gioco. A 32 anni, nel pieno della sua maturità calcistica in nerazzurro, Hakan è diventato l’equilibratore indispensabile per l’Aeroplanino. La sua capacità di dettare i tempi è il segreto della fluidità turca che abbiamo visto in campo.
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Kenan Yıldız (Juventus): Il talento bianconero è ormai un punto fermo della nazionale; Montella lo ha lanciato senza timori reverenziali fin dal primo giorno, e Kenan lo ha ripagato diventando il riferimento offensivo che mancava alla squadra da anni.
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Zeki Çelik (Roma): Il cursore di fascia destra che garantisce affidabilità. L’esperienza accumulata nella nostra Capitale e la sua disciplina tattica sono state fondamentali nella battaglia a Pristina.
Le Stelle d’Europa e del Mondo
Non solo Italia: la Turchia schiera talenti che vestono le maglie più prestigiose del pianeta, portando un’esperienza internazionale di altissimo livello:
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Arda Güler (Real Madrid): Il “diamante” dei Blancos. Sotto la guida di Montella, il madridista è diventato il vero trascinatore tecnico della squadra. Nella finale dei playoff di martedì ha giocato 83 minuti di altissima qualità, confermando che quando la palla passa dai suoi piedi, la Turchia cambia marcia.
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Merih Demiral (Al-Ahli): Il “muro” difensivo. Nonostante militi ora nella Saudi Pro League, l’ex difensore di Juventus e Atalanta resta il leader carismatico della retroguardia.
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Altay Bayındır (Manchester United): Il portiere che garantisce sicurezza internazionale. Anche se nell’ultima e decisiva partita Montella ha schierato il monumentale Çakir tra i pali, Bayındır resta un pilastro del gruppo: il suo carisma, maturato in Premier League, è uno dei segreti dello spogliatoio turco.
Le aspettative e il sorteggio: cosa aspetta la Turchia di Vincenzo Montella al Mondiale 2026?
Dopo aver rinnovato il contratto fino al 2028 (un segnale di fiducia totale da parte della Federazione), Montella ha un mandato chiaro: riportare la nazionale ai fasti del passato. Con questo mix di “scuola italiana” e talento globale, sembra proprio che la Turchia non voli in America per fare la comparsa, ma per un ingresso trionfale dalla porta principale. Inserita nel Gruppo D, la squadra del CT campano, affronterà – in ordine – l’Australia (14 giugno, Vancouver), il Paraguay (20 giugno al Levi’s Stadium) e i padroni di casa, gli Stati Uniti (il 26 giugno al SoFi Stadium) in un test di fuoco immediato. Il biglietto è staccato, i motori sono caldi e la destinazione è la gloria mondiale. Da ora fino a giugno, tra un caffè amaro e un sospiro di nostalgia, sarà difficile – per gli italiani che hanno lasciato il cuore a Zenica -, non guardare verso l’orizzonte con un pizzico d’orgoglio: perché se è vero che l’Italia non vola, c’è un pezzo di cuore italiano che ha già preso il volo verso gli Stati Uniti.



