Mondiali 2026: Martinelli al 96′ salva il Brasile, i Samurai Blue depongono l’armatura

Scontro di filosofie a Houston: la disciplina tattica dei nipponici spaventa la Seleção, ma una zampata nel recupero regala gli ottavi ai verdeoro. Il racconto del secondo match dei sedicesimi

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Il tabellone dei sedicesimi di finale dei Mondiali 2026 continua a regalare spettacolo e colpi di scena drammatici. Dopo l’emozionante sfida d’apertura tra Sudafrica e Canada (che abbiamo raccontato qui), i riflettori si sono spostati sotto il cielo di Houston per un match dal fascino unico, che ha messo di fronte due vere e proprie filosofie di vita e di calcio: Giappone e Brasile. Una partita intensa, decisa soltanto all’ultimo respiro, che ha visto i verdeoro strappare il pass per gli ottavi di finale e i Samurai Blue uscire dal campo in lacrime, ma a testa altissima.

Houston, scontro di filosofie: l’ordine nipponico contro il fuoco verdeoro

La peculiarità del match è stata fin da subito il netto contrasto stilistico tra le due formazioni. Da un lato l’impulsività, la passione e la classe pura del Brasile; dall’altro la razionalità, la disciplina tattica e le giocate millimetriche del Giappone. Il CT giapponese ha impostato una gara prettamente difensiva: un blocco basso, ermetico, capace di togliere linee di passaggio e respiro alla manovra brasiliana. Una ragnatela perfetta che nel primo tempo ha letteralmente imprigionato i fuoriclasse sudamericani, incapaci di trovare varchi puliti.

Sano gela il Brasile, poi la rimonta firmata Casemiro

A confermare la bontà del piano tattico nipponico è arrivato il gol del vantaggio al 29′ del primo tempo, firmato da Sano. Una rete che ha scosso il Brasile e costretto la Seleção a rincorrere. Nella ripresa, però, l’orgoglio e la pressione del Brasile sono aumentati visibilmente. Al 56′, l’esperienza e il carisma di Casemiro hanno rimesso il match in equilibrio con il gol dell’1-1. Nonostante il pareggio subito, il Giappone non ha mollato un centimetro: una marcatura a uomo asfissiante e una resistenza eroica, con la squadra sempre raccolta in difesa, pronta a sfruttare ogni minima apertura per pungere in contropiede.

La beffa al 96′: Martinelli spezza il sogno giapponese

Con il passare dei minuti, il Brasile ha iniziato a guadagnare metri, collezionando calci d’angolo e punizioni pericolose, assediando l’area di rigore e i pali difesi da un attentissimo Suzuki. Quando ormai i tifosi giapponesi assaporavano i tempi supplementari, sperando di resistere negli ultimi scampoli di recupero, è arrivata la doccia fredda. Al 90’+6′, Martinelli ha trovato la zampata vincente: il Brasile vince 2-1 infrangendo i sogni e le armature dei Samurai Blue.

Il dato storico: Per il Giappone si tratta di un’eliminazione dolorosa. Nella loro storia recente, i nipponici si erano sempre fermati agli ottavi di finale. Quest’anno lo stop arriva ai sedicesimi, va però specificato che si tratta della prima storica edizione con il nuovo formato esteso a 48 squadre, che ha introdotto il Round of 32.

Lacrime e onore: l’inchino dei Samurai Blue

Al triplice fischio, la rigidità e la compostezza che da sempre contraddistinguono i giocatori giapponesi sono crollate. I calciatori si sono lasciati andare a un pianto liberatorio e pieno di amarezza per un’impresa sfiorata. Il calcio, però, sa regalare anche immagini bellissime: splendida la scena in cui Matheus Cunha del Brasile abbraccia Ao Tanaka del Giappone nel tentativo di confortarlo. Nonostante la delusione, i Samurai Blue hanno abbandonato il terreno di gioco mantenendo intatto il loro immenso onore. Si sono inchinati di fronte ai propri tifosi accorsi a Houston e sono usciti a testa alta, consapevoli di aver combattuto fino all’ultimo respiro. Onore al Giappone.