A un mese dal fischio d’inizio dei Mondiali 2026, la rassegna che si disputerà tra Stati Uniti, Messico e Canada si preannuncia come una delle più tese della storia. Mentre le speranze di un ripescaggio dell’Italia svaniscono definitivamente, l’attenzione globale si sposta sul delicato equilibrio diplomatico tra Washington e Teheran, con la partecipazione della nazionale iraniana che resta al centro di un complesso gioco di incertezze.
Il “caso Vancouver” e l’incertezza sulla partecipazione
La strada verso il Mondiale è stata segnata da forti tensioni. Se a marzo la federazione iraniana aveva visto respinta la propria richiesta di disputare le partite del Mondiale in Messico anziché negli Stati Uniti; recentemente, il presidente della federazione iraniana (FFIRI), Mehdi Taj, ha denunciato il comportamento del Canada dopo che una delegazione iraniana è stata respinta al confine di Vancouver, impedendo loro di partecipare al congresso FIFA. Il visto di Taj sarebbe stato annullato in volo a causa dei suoi legami con le Guardie Rivoluzionarie (IRGC), inserite nella lista delle organizzazioni terroristiche dal Canada nel 2024. Nonostante il rammarico espresso dal segretario FIFA Mattias Grafstrom, la situazione resta tesa in attesa dell’incontro chiarificatore a Zurigo fissato per il 20 maggio.
Le 10 condizioni dell’Iran per la partecipazione
Il presidente della Federazione iraniana Mehdi Taj ha chiarito che il Mondiale rappresenta una “importante risorsa diplomatica”, ma la partecipazione definitiva è legata all’accettazione di 10 condizioni poste dall’Iran per garantire il rispetto dei propri valori e della propria cultura. Tra le richieste principali figurano il rilascio dei visti e il rispetto per lo staff della nazionale, per la bandiera e per l’inno nazionale durante tutto il torneo. Inoltre, l’Iran esige massime misure di sicurezza negli aeroporti, negli hotel e lungo i percorsi verso gli stadi. La nazionale iraniana, che alloggerà a Tucson, in Arizona, esordirà il 15 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, inserita nel Gruppo G con Belgio ed Egitto.
Verso Zurigo: il bivio del 20 maggio
Il futuro della partecipazione iraniana sembra ora appeso a un filo sottile che porta a Zurigo. Sarà infatti proprio il sopramenzionato incontro del prossimo 20 maggio a stabilire se le garanzie di sicurezza richieste da Mehdi Taj saranno ritenute sufficienti o se le tensioni belliche e le restrizioni sui visti imposte dai paesi ospitanti prevarranno sulla diplomazia sportiva. Tra le rigide condizioni poste da Teheran e le preoccupazioni espresse dall’amministrazione Trump sulla presenza di esponenti delle Guardie Rivoluzionarie, il Mondiale 2026 si trova davanti a un paradosso: da un lato l’ambizione di Infantino di unire il mondo attraverso il calcio, dall’altro la realtà di una sicurezza che non ammette deroghe.
Con l’esordio fissato per il 15 giugno a Los Angeles, resta da capire se il “gioco di bluff” si trasformerà in una conferma definitiva o in un clamoroso passo indietro a ridosso del fischio d’inizio.
