Mondiali 2030: la FIFA promette prezzi popolari, ma il business vale 14 miliardi. Calcio tra etica e profitto

Mentre la FIFA celebra il calcio come "ponte tra i popoli", il caro-biglietti negli USA diventa un caso politico: Grafstrom apre all'ascolto dei tifosi in vista del 2030

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La FIFA sta diventando una superpotenza economica? Il calcio può davvero unire il mondo se il biglietto per la finale costa due milioni di dollari? È questo il paradosso che emerge dall’ultimo Congresso FIFA di Vancouver. Mentre il presidente Gianni Infantino celebra il potere del pallone di sradicare il razzismo e costruire ponti tra nazioni in guerra, i tifosi devono fare i conti con la realtà di un Mondiale 2026 che si prepara a battere ogni record, ma non solo di spettatori, preannunciandosi come il più elitario della storia. I prezzi folli dei tagliandi per USA, Messico e Canada hanno infatti sollevato un polverone mediatico senza precedenti, costringendo la FIFA a una parziale ammissione di colpa in vista dell’edizione 2030.

Prezzi alle stelle per USA 2026: il “Dynamic Pricing” sotto accusa

L’edizione che sta per iniziare è già passata alla storia come la più cara di sempre. Con 48 squadre e 104 partite, la FIFA punta a superare il record di 3,5 milioni di biglietti venduti, ma a quale prezzo? Il sistema del “prezzo dinamico”, tipico del mercato nordamericano, ha spinto i costi a livelli surreali. Recentemente, sul sito ufficiale di rivendita, sono apparsi biglietti per la finale al MetLife Stadium di New York alla cifra astronomica di 2 milioni di dollari l’uno. Una deriva elitaria che ha spinto associazioni come la European Supporters’ Federation (ESF) e Euroconsumers a presentare un reclamo formale alla Commissione Europea per abuso di posizione dominante e pratiche opache.

Il paradosso FIFA e il dubbio etico: il calcio è ancora un gioco?

Durante il Congresso di Vancouver, Gianni Infantino ha lanciato messaggi potenti: “Il calcio unisce il mondo. Abbiamo la responsabilità di essere positivi, di sorridere”. La FIFA ha ribadito l’impegno totale nella Global Stand Against Racism, con azioni concrete come il “Gesto No Racism” in campo e il rafforzamento del Codice Disciplinare. Un impegno lodato anche da leggende come George Weah, che definisce il razzismo “una malattia” da sradicare attraverso lo sport. Eppure, i numeri raccontano anche un’altra storia. Il Rapporto Annuale 2025 prevede ricavi record di 14 miliardi di dollari per il ciclo 2027-2030. Una cifra mostruosa che permetterà investimenti nel programma FIFA Forward (2,7 miliardi di dollari) per sviluppare il calcio in ogni angolo del pianeta. Qui sta il cuore del dibattito che infiamma i social e i forum dei tifosi. Se da un lato la FIFA si muove come una superpotenza diplomatica – assicurando che l’Iran giocherà negli Stati Uniti per “costruire ponti” – dall’altro i costi di accesso agli stadi rischiano di trasformare questi ponti in torri d’avorio.

Svolta per il 2030? Le parole di Mattias Grafstrom

Davanti alle proteste globali, i vertici del calcio mondiale sembrano voler correre ai ripari. Al termine del congresso di Vancouver, il Segretario Generale della FIFA, Mattias Grafstrom, ha aperto a una revisione strategica per il Mondiale 2030 (che si giocherà tra Spagna, Portogallo e Marocco, con celebrazioni in Sudamerica).

“Stiamo ascoltando i feedback. Come per ogni Coppa del Mondo, analizzeremo la situazione per capire come procedere per la prossima edizione”, ha dichiarato Grafstrom.

Nonostante la parziale apertura, il dirigente ha difeso i prezzi del 2026 definendoli figli della realtà del mercato nordamericano”. Tuttavia, la promessa è chiara: la politica dei biglietti per il 2030 potrebbe essere strutturata diversamente per evitare che l’evento diventi un club esclusivo inaccessibile ai più. Certo è che mentre i tifosi lottano con i rincari, le casse della federazione sorridono. La sfida per il 2030 sarà coniugare questi profitti record con l’accessibilità, per evitare che la Coppa del Mondo perda la sua anima popolare. I ricavi, assicura la FIFA, verranno reinvestiti nello sviluppo del calcio globale, ma resta il dubbio: chi potrà permettersi di vederlo dal vivo tra sei anni?