Ronaldo, Jorge Jesus riapre la Nazionale: «Non c’è rancore», mentre il Portogallo vola ai quarti

Il ct lo considera convocabile a novembre se continuerà a giocare con l'Al Nassr. Il presidente Pedro Proença parla di un malinteso da chiudere in famiglia. Intanto la Seleção, senza il suo capitano, è la prima squadra qualificata per i quarti di marzo 2027

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Il Portogallo ha chiuso il primo ciclo di Nations League con quattro vittorie su quattro (dei risultati dell’Italia, invece, abbiamo parlato qui). L’ultima è arrivata domenica sera al Dragão di Porto: 2-1 alla Norvegia, il pass per i quarti già in tasca. Eppure, a fine partita, la domanda era una sola: Cristiano Ronaldo tornerà? Jorge Jesus ha risposto senza chiudere nessuna porta.

«Per quanto mi riguarda, le porte sono aperte. Cris è colui che deve decidere della sua vita prima della prossima convocazione».

La condizione è una: che a novembre stia giocando con l’Al Nassr. Il ct ha scelto la strada della distensione, la stessa del presidente federale Pedro Proença. Per entrambi quello di Copenaghen è stato un malinteso. «Non c’è rancore», ha detto Jesus. «Penso che sia una questione facile da risolvere. Quando, non lo so».

Portogallo-Norvegia 2-1: Ramos decide, Conceição espulso

In campo la Seleção ha risposto alle tensioni nel modo più netto. La Norvegia è passata avanti al 36′ con una conclusione a giro di Kristoffer Ajer, dal limite all’incrocio. Due minuti dopo è arrivato il pari di João Cancelo, con una conclusione potente da fuori area. Il sorpasso porta la firma di Gonçalo Ramos, schierato ancora una volta al posto di Ronaldo. L’azione è nata da un lancio di Vitinha per João Félix, che di prima ha servito l’attaccante del Milan. Per Ramos è il terzo gol in tre partite consecutive. Il finale è stato in dieci, per la doppia ammonizione di Francisco Conceição: due gialli in pochi secondi per le proteste dopo un rigore non concesso. Il Portogallo ha dodici punti, la Danimarca seconda a sei. Il primo posto si deciderà a novembre, ma i quarti sono già certi.

Il caso Ronaldo, dalla panchina in Norvegia all’addio al ritiro

Tutto è cominciato domenica 27 settembre, nel 2-1 in casa della Norvegia. Ronaldo è rimasto in panchina per novanta minuti, cosa che non gli era quasi mai capitata in carriera. A fine gara è rientrato negli spogliatoi senza fermarsi a ringraziare i tifosi con i compagni. Mercoledì 30, a Copenaghen, alla vigilia della sfida con la Danimarca, è arrivata la rottura. Jesus aveva confermato in conferenza stampa che Ramos sarebbe partito ancora titolare. Ronaldo ha lasciato il ritiro e lo ha spiegato su Instagram. Ha scritto di averlo deciso «dopo la conferenza stampa dell’allenatore» e dopo un colloquio con Proença, promettendo di spiegare le sue ragioni «al momento giusto». La Federazione ha proseguito la preparazione con gli altri 24 convocati, e il Portogallo ha vinto 4-2 al Parken. Jesus, in quei giorni, aveva tracciato una linea precisa sulla sua autorità: «Sono l’allenatore, ho detto al giocatore che non avrebbe giocato. Nessun giocatore mi farà cambiare idea». Domenica il tono era un altro, ma la sostanza no: la scelta sul ritorno passa a Ronaldo.

Proença: «Ronaldo è il simbolo supremo dell’identità portoghese»

Il presidente federale ha messo il capitano al riparo da ogni lettura punitiva. Lo ha definito «il miglior giocatore della storia» e ha ricordato che avrebbe potuto chiudere con la Nazionale dopo i Mondiali, e non lo ha fatto. Ha aggiunto che resterà nel gruppo ogni volta che sarà in forma. Ora che le quattro partite sono finite, ha detto, c’è il tempo per sedersi e chiarire. A 41 anni Ronaldo resta il recordman della Nazionale, con 234 presenze e 146 gol. Le ultime tre vittorie di questo autunno sono arrivate senza di lui in campo. La prossima finestra internazionale è a novembre, con il primo posto del girone ancora da assegnare. Sarà lì che si capirà se il malinteso è stato davvero chiuso.