HOUSTON (Stati Uniti) – Cala il sipario allo Stadio di Houston ed è subito storia, ma dalle tinte drammatiche per i lusitani. Il Portogallo fallisce clamorosamente il debutto mondiale e si fa bloccare sull’1-1 da un’eroica Repubblica Democratica del Congo (al suo ritorno al Mondiale dopo ben 52 anni, e per la prima volta con questo nome). Sotto gli occhi del presidente FIFA Gianni Infantino, presente in tribuna, la corazzata di Roberto Martínez si scioglie in una serata anonima, confusa e priva di idee. Sul banco degli imputati finisce inevitabilmente lui: Cristiano Ronaldo, apparso un totale fantasma, completamente assente all’appello dei grandi campioni attesi in questa rassegna iridata.
Primo tempo: Neves illude, Wissa punisce le crepe di Martínez
Al 6′ minuto di gioco un perfetto cross in area trova lo stacco imperioso di Neves che firma l’1-0, dimostrando che nel calcio moderno serve il tempo perfetto più della statura per aggredire lo spazio. La RD Congo, inizialmente intimorita, trema ma non crolla, nonostante un cartellino giallo a Bernardo Silva al 12′ (arbitro qatariota dal polso severo) e due clamorosi legni colpiti dal Portogallo con Nuno Mendes e lo stesso Bernardo. Ma la squadra di Martínez tradisce una pessima organizzazione collettiva, non accompagna la manovra e lascia troppo spazio all’orgoglio africano. Gli uomini di Sébastien Desabre, sornioni e bloccati dalla paura di subire il raddoppio che complicherebbe la corsa agli ottavi (anche come migliore terza), colpiscono nel momento più inaspettato. In pieno recupero, sugli sviluppi di un corner dopo una deviazione decisiva di Vitinha, Wissa sigla l’1-1 di testa. È l’emblema del loro match: saper soffrire e colpire al cuore. Mai darli per finiti.
Dietro l’impresa, il dramma di un popolo: La RD Congo è tornata ai Mondiali dopo 52 anni di assenza, da quando cioè si chiamava ancora Zaire. Un traguardo sportivo storico che arriva in un momento drammatico per il Paese, piegato da un’epidemia di Ebola che ha già mietuto più di 200 vittime. Questa impresa sul campo è un incredibile messaggio di resilienza.
Ripresa senza idee e la maledizione del fuorigioco a Houston
Il secondo tempo si apre con ritmi spezzettati e forti tensioni tattiche. Al 48′ Bakambu prova a scappare via ma viene fermato in offside, un vizio cronico per una squadra finita più volte in fuorigioco già durante le dure qualificazioni africane. Il Portogallo risponde con una perla di João Cancelo: una straordinaria azione palla al piede mossa velocemente, conclusa con una rovesciata pazzesca in fondo al sacco, che viene però strozzata in gola dalla bandierina alzata dell’assistente. Poco dopo l’emozione si sposta dall’altra parte: è ancora la RD Congo a spaventare i lusitani, calciando subito dopo un angolo e colpendo un clamoroso palo con il solito Bakambu su un ribaltamento di fronte micidiale.
Houston urla il suo nome, ma Cristiano Ronaldo è un fantasma
Mentre lo Stadio di Houston canta, urla e invoca a gran voce il nome di Cristiano Ronaldo, l’asso portoghese vive una delle serate più frustranti della sua carriera recente. CR7 continua a muoversi sul fronte d’attacco ma non riesce mai a toccare il pallone nei sedici metri. Quando finalmente trova lo spazio per una girata aerea, non riesce a coordinarsi e spedisce la palla fuori. Una prova opaca, senza lampi né leadership. Martínez tenta il tutto per tutto pescando dalla panchina: fa il suo esordio nel mondiale Rafael Leão e infine trova spazio Gonçalo Ramos, reduce da una stagione da protagonista con il PSG. Nonostante i cambi e i tentativi del subentrato Conceição e dello stesso Ronaldo, le opportunità sfumano in un nulla di fatto. Anche una conclusione mancina dal limite di Bruno Fernandes si spegne fuori di pochissimo, mentre la difesa congolese resiste guidata da Kalulu (il cui talento è un affare di famiglia, con ben 4 fratelli tutti calciatori professionisti).
Disastro finale: “Comunque vada, un brutto Portogallo”
L’assalto finale dei lusitani è confuso e privo di lucidità, tanto da meritarsi il verdetto impietoso dei commentatori TV: “Comunque vada, è un brutto Portogallo”. A meno di due minuti dalla fine, l’ultima chance capita su un calcio d’angolo per i portoghesi, ma il portiere della RD Congo esce con coraggio e blocca la sfera, facendo partire un contropiede fulmineo guidato dallo scatenato Wissa. Conceição spende le ultime energie per rinculare, riconquista il pallone ma lo perde ingenuamente subito dopo, certificando la totale mancanza di serenità della squadra. Al triplice fischio esplode la festa africana. La RD Congo ferma i giganti del Portogallo e riscrive la propria storia calcistica (mantenendo fede al trend: solo 11 sconfitte in 48 partite e mai con più di un gol di scarto). Per i lusitani è notte fonda: se questo doveva essere il Mondiale di Cristiano Ronaldo, il primo verdetto del campo dice che il Re (almeno questo Re), stasera, è rimasto a guardare.





