Il Coni ha commissariato la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e ha affidato la guida della transizione allo stesso Giovanni Malagò, eletto presidente federale appena il 22 giugno. La decisione è maturata martedì 6 ottobre al Foro Italico di Roma: la Giunta Nazionale l’ha approvata su proposta del presidente Luciano Buonfiglio, poche ore dopo il Consiglio Nazionale straordinario l’ha ratificata all’unanimità. Da oggi Malagò è commissario della Figc con un compito preciso: riportare la Federcalcio al voto entro il 31 gennaio 2027. All’origine di tutto c’è una tessera. Quando si è candidato, Malagò non era tesserato con la Figc, e per i giuristi interpellati dal Coni quel requisito era indispensabile per essere eletti. Il commissariamento azzera gli effetti di quell’elezione senza però estromettere chi l’aveva vinta. La prima data utile per le nuove elezioni, ha anticipato lo stesso Malagò, è domenica 14 dicembre.
Perché la Figc doveva essere commissariata: il caso della tessera
Malagò, per dodici anni presidente del Coni, era stato eletto al vertice della Federcalcio con il 68,58% dei voti, contro il 29,17% di Giancarlo Abete, candidato della Lega Nazionale Dilettanti. Era un voto anticipato, reso necessario dalle dimissioni di Gabriele Gravina dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al Mondiale. Sulla regolarità di quella candidatura si è aperta una contesa durata tutta l’estate. Il ricorso era partito da Renato Miele, ex calciatore la cui candidatura era stata respinta. Secondo l’interpretazione seguita dagli uffici federali, lo Statuto della Figc chiedeva di essere in regola con il tesseramento solo nel caso in cui esistesse, non di essere necessariamente tesserati. La Procura Federale ha comunicato l’intenzione di archiviare. La Procura Generale dello Sport, guidata da Ugo Taucer, ha chiuso il procedimento di giustizia sportiva, ma ha trasmesso il caso al Coni, al quale spetta la vigilanza sulle federazioni. A quel punto Buonfiglio ha chiesto un parere non vincolante a quattro giuristi: Franco Gaetano Scoca, Massimo Coccia, Luigi Medugno e Alberto Angeletti. I documenti non sono stati resi pubblici, ma le ricostruzioni di stampa li descrivevano concordi nel ritenere la tessera un requisito necessario per candidarsi ed essere eletti. La Figc aveva commissionato pareri di segno opposto. È a questa guerra di carte che si riferiva, entrando al Coni, il presidente della Federbasket Gianni Petrucci: «Oggi nel fondo ci dovrebbero andare quei nove pareri. Nello sport non si vince con i pareri». Nessuno, va chiarito, ha attribuito a Malagò una colpa personale. Lui stesso, nelle settimane scorse, aveva sostenuto di aver fatto ciò che gli era stato indicato. Buonfiglio ha chiuso la questione con una frase che riassume la scelta:
«Per me Malagò è stato vittima di un malfunzionamento e quindi perché doveva pagare lui?».
Cosa significa il commissariamento e cosa comporta
Commissariare una federazione significa sospenderne il governo ordinario. La procedura è a due tempi: la Giunta del Coni propone, il Consiglio Nazionale decide. Gli organi eletti a giugno, presidente e Consiglio federale, cessano dalle loro funzioni e la federazione viene affidata a un commissario straordinario con un mandato scritto. Nel caso della Figc il mandato è doppio. Il commissario deve celebrare entro il 31 gennaio 2027 l’Assemblea straordinaria elettiva, per ripristinare le cariche federali «in un contesto di piena legalità e osservanza delle norme federali», e nel frattempo vigilare sul regolare funzionamento della macchina federale. Si torna cioè a eleggere da capo sia il presidente sia il Consiglio federale. Non è la prima volta. Nel 2006, dopo Calciopoli, la Figc fu commissariata e tra i vicecommissari c’era proprio Scoca, uno dei giuristi consultati oggi. Nel 2018, dopo le dimissioni di Carlo Tavecchio e un’assemblea elettiva senza esito, fu il Coni guidato da Malagò a nominare commissario Roberto Fabbricini. Otto anni dopo, Malagò si ritrova dall’altra parte del tavolo.
Malagò commissario Figc di sé stesso: cosa vuol dire
La formula suona come un paradosso: il presidente la cui elezione è stata messa in discussione diventa l’uomo incaricato di rifarla. Lo Statuto del Coni non vieta questa soluzione, perché il commissario è una figura straordinaria scelta dal Comitato olimpico e non un presidente eletto dall’assemblea. Nella sostanza, Malagò resta alla guida della Federcalcio, ma non più per effetto del voto di giugno: per incarico del Coni, a tempo, fino alle nuove elezioni. Nei giorni precedenti erano circolate altre ipotesi, compresa quella di un commissariamento affidato a Buonfiglio o al segretario generale del Coni Carlo Mornati. L’idea di nominare lo stesso Malagò girava da tempo come via di conciliazione, e lui sostiene di averla presa in considerazione fin dall’inizio. Non tutti la leggono come una vittoria dell’autonomia dello sport. Petrucci, pur favorevole, l’ha detto senza giri di parole: «Questa non è autonomia, si sono messi d’accordo. Era l’unica via? Certamente non ce ne sono altre». Malagò non ha ufficializzato una nuova candidatura, ma il senso delle sue parole è chiaro:
«Il calcio è sempre stato dalla mia parte. Non posso fare previsioni, ma penso di avere la conferma dell’attuale fiducia».
La telefonata, la Giunta lampo e l’unanimità
La svolta è arrivata lunedì, intorno all’ora di pranzo, con una telefonata di Buonfiglio a Malagò, che si trovava a Bologna per Italia-Turchia. La richiesta era di vedersi martedì mattina, prima della Giunta. Dopo settimane di tensioni tra i due, Malagò ha definito «eufemistico» parlare di semplici incomprensioni. La Giunta, la 1177ª della storia del Coni, si è aperta alle 13 e si è chiusa alle 13.15. Alle 14 il Consiglio Nazionale straordinario ha ratificato all’unanimità, insieme al commissariamento della Federazione italiana pesistica. Si è dissolto anche il nodo di chi potesse votare, che aveva agitato la vigilia dopo le dimissioni di Diana Bianchedi da capo delegazione della Nazionale. Malagò ha spiegato il suo sì così:
«L’ho fatto per amore dello sport, l’ho fatto per amore del Coni, l’ho fatto per rispetto soprattutto di tutti i miei colleghi di Consiglio Nazionale, per evitare spaccature, per evitare anche imbarazzi».
Le reazioni: Buonfiglio rivendica le regole, la Lega Serie A approva
Per Buonfiglio la decisione riporta la vicenda dentro lo sport: «Il presidente del Coni si è preso la responsabilità di nominarlo commissario in maniera tale che l’autonomia dello sport italiano si è ricondotta all’interno dello sport italiano». Ma il presidente del Coni non ha risparmiato critiche al sistema: «Gli uffici non hanno funzionato, la giustizia sportiva ha perso troppo tempo». Ha poi denunciato il clima delle ultime settimane, parlando di «messaggi mafiosi» e di attacchi personali alla sua famiglia, e si è riservato di sporgere denuncia. La Lega Serie A, che aveva sostenuto la candidatura di Malagò a giugno, ha accolto la soluzione con favore, pur ribadendo di non comprendere ancora le reali ragioni della vicenda. Le priorità, per i club, sono la riforma legislativa all’esame del Senato, l’organizzazione di Euro 2032, il calendario e i rapporti internazionali. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha rivendicato i due principi sostenuti per tutta la vicenda, il rispetto delle regole e l’autonomia dello sport, con una sintesi che fotografa l’accaduto: «C’è una regola che non è stata rispettata e una soluzione che è stata individuata dalle istituzioni sportive».
Verso il voto del 14 dicembre: cosa succede ora
Il calendario è già tracciato. Il 7 dicembre sarebbe stato il primo giorno utile, ma cade a ridosso del ponte dell’Immacolata: per questo Malagò punta al 14 dicembre. Secondo fonti federali, la convocazione è prevista per oggi, mercoledì 7 ottobre: assemblea alle 11 all’Hotel Hilton Rome Airport di Fiumicino, con all’ordine del giorno l’elezione del Consiglio federale e del presidente. Nel frattempo il commissario gestirà una federazione con molti cantieri aperti, a partire dalla Nazionale di Roberto Mancini, tornato ct a luglio. Resta in sospeso anche la casella del capo delegazione: Buonfiglio vorrebbe che Bianchedi ritirasse le dimissioni, Malagò ha precisato che la decisione spetterà al futuro presidente, non al commissario. Il prossimo appuntamento è fissato: domenica 14 dicembre, Fiumicino, quando il calcio italiano tornerà a scegliere chi lo guiderà.