Mancini è il nuovo ct dell’Italia, Ranieri direttore tecnico: così Malagò ha chiuso in 48 ore il caos azzurro

Dopo il caso Pirlo e le dimissioni di Maldini e Leonardo, il presidente della FIGC annuncia in Consiglio federale la coppia che dovrà riportare l'Italia ai Mondiali

Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale. Claudio Ranieri è il nuovo direttore tecnico e presidente del Club Italia. L’annuncio è arrivato oggi, martedì 28 luglio 2026, dal presidente della FIGC Giovanni Malagò, prima durante il Consiglio federale riunito in via Allegri e poi nella conferenza stampa conclusiva. Si chiude così, almeno sul piano formale, la settimana più caotica del calcio italiano degli ultimi anni: quella che in quarantott’ore ha visto saltare la candidatura di Andrea Pirlo per il caso Fonbet e dimettersi Paolo Maldini e Leonardo dopo appena sedici giorni di incarico. La presentazione ufficiale della nuova coppia è fissata per domani, mercoledì 29 luglio, alle ore 18.

Come si è arrivati qui: sedici giorni e un terremoto

Il crollo è cominciato domenica sera, quando Malagò ha bloccato la pratica che avrebbe portato Pirlo sulla panchina azzurra, travolta dalle polemiche politiche sul suo ruolo di global ambassador del bookmaker russo Fonbet. Lunedì mattina l’ex centrocampista ha annunciato su Instagram di non essere più in corsa. Nel pomeriggio di lunedì è arrivato il secondo colpo: Maldini e Leonardo hanno comunicato le loro dimissioni direttamente a Malagò, mentre in Federazione era in corso una riunione con Leghe e componenti. Il loro incarico — annunciato l’11 luglio — è durato appena sedici giorni. Nel tentativo estremo di ricucire, il presidente aveva sondato anche la disponibilità di Thiago Motta come nome di compromesso, ipotesi che però non ha incontrato il consenso dei due dirigenti. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha detto di aver appreso le dimissioni dalla televisione, aggiungendo di non essersi stupito. Ancora più netto Giancarlo Abete, presidente della LND, che ha raccontato di averlo saputo dai media nel finale della riunione con lo stesso Malagò.

Malagò rivendica lo stop a Pirlo — ma sul “non sapevo” resta un nodo

In conferenza stampa il numero uno federale si è assunto la piena responsabilità della frenata. C’era un candidato definito e concordato su indicazione del direttore tecnico, ha spiegato, ma l’evoluzione della vicenda lo ha portato a non approvare più quella candidatura: una valutazione di opportunità, non l’esito di altre verità o retroscena. Pirlo, ha aggiunto, avrebbe rescisso il contratto con la società di cui era testimonial, ma il quadro complessivo lo ha convinto a fermarsi. E ha sostenuto che né lui né il dt fossero a conoscenza di quella collaborazione, in essere — secondo la sua ricostruzione — già dal luglio 2025. È proprio su questo punto che il racconto si fa controverso. Secondo la ricostruzione di Sky Sport, la Federazione sarebbe stata invece informata fin da subito del doppio contratto — quello con Fonbet risultava di fatto contestuale a quello con lo United FC di Dubai — e anche dell’esistenza di una clausola di rescissione immediata, senza vincoli né penali, attivabile in caso di rientro lavorativo in Italia. Se esercitata tempestivamente, quella clausola avrebbe forse permesso di gestire diversamente sia le pressioni politiche sia la comunicazione dell’intera vicenda. La discrepanza tra le due versioni resta, al momento, il punto più opaco di tutta la storia. Sui rapporti con i due dimissionari, invece, Malagò ha scelto toni distensivi: nessun conflitto né polemica, una separazione consensuale, con un ringraziamento esplicito a entrambi.

Il botta e risposta con il ministro Abodi

Il caso ha prodotto anche uno scambio ruvido tra Federazione e Governo. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi aveva dichiarato di non sapere se lo sponsor russo fosse all’origine del no, aggiungendo però che occorreva “porre rimedio a una brutta figura”. Secca la replica di Malagò: “Dipende chi l’ha fatta”, con un riferimento nemmeno troppo velato. Oggi il presidente federale ha smorzato: ha definito la giornata positiva, ha detto di aver sentito il ministro prima e dopo il Consiglio e si è fermato lì, lamentando che qualunque sua parola finisca strumentalizzata. Abodi, intanto, è stato invitato alla prossima riunione del Consiglio federale, in calendario il 17 settembre, con all’ordine del giorno la legge di bilancio e il disegno di legge sull’1%.

Ranieri, il sì arrivato dalla Calabria

Il tassello che ha reso possibile l’intera operazione è Claudio Ranieri. Per completare il quadro, il Consiglio ha approvato una modifica che consente di affidare la presidenza del Club Italia anche a un soggetto diverso: serviva, ha spiegato Malagò, qualcuno con cui condividere la scelta del commissario tecnico, esattamente quella condivisione che era venuta meno con Maldini e Leonardo. Il sì è arrivato a pochi minuti dalla conferenza stampa, mentre il tecnico romano “sta arrivando dalla Calabria”, come ha raccontato lo stesso presidente. Un dettaglio che ha fatto sorridere, ma che racconta anche la velocità con cui si è chiuso il cerchio: la scelta di Ranieri non è stata nemmeno formalmente proposta al Consiglio federale, perché si stavano ancora definendo gli ultimi dettagli. Per Ranieri, 74 anni, si tratta di un ritorno alle prime linee dopo la conclusione dell’esperienza da senior advisor alla Roma, terminata nella primavera 2026. Un anno fa aveva declinato la chiamata della Nazionale proprio perché legato al club giallorosso.

Mancini, il ritorno cinque anni dopo Wembley

Per Roberto Mancini, 61 anni, è invece il secondo capitolo in azzurro. Il tecnico di Jesi ha guidato la Nazionale dal 2018 al 2023, firmando l’ultima grande gioia del calcio italiano, il trionfo di Euro 2020 a Wembley, ma anche la mancata qualificazione al Mondiale 2022. Il suo addio improvviso nell’estate 2023 per la panchina dell’Arabia Saudita aveva lasciato strascichi pesanti, e nelle ultime ore qualcuno ne aveva riproposto il tema in chiave di opportunità, con un parallelo — per quanto asimmetrico — proprio con il caso Pirlo. Malagò ha ammesso di aver valutato anche quel passato, prendendo atto delle scuse pubbliche già arrivate dal tecnico. Il presidente non ha voluto fornire cifre sui contratti, limitandosi a sottolineare la disponibilità economica mostrata da entrambi rispetto ai vincoli di budget federale.

Foto di DONATO FASANO / ANSA

Perché non Conte e perché non Chiellini

Alle domande sulle alternative Malagò ha risposto senza chiudere le porte in faccia a nessuno. Di Antonio Conte ha detto che la sua storia parla da sola e che i rapporti personali sono ottimi, ribadendo però che oggi il tandem è un altro. Quanto a Giorgio Chiellini, indicato da più parti come possibile dt, il presidente ha spiegato di non voler attingere a persone sotto contratto con club di Serie A, per rispetto delle società che ne hanno sostenuto la candidatura. Lo stesso Chiellini si era chiamato fuori in mattinata, precisando di essere soddisfatto del proprio ruolo alla Juventus.

Le altre caselle: una terza figura in arrivo, ipotesi Zola

Il riassetto non è finito. Malagò ha annunciato che entro fine settimana arriverà una terza figura, un dirigente delle squadre nazionali con supervisione sulle giovanili — oggi coordinate da Maurizio Viscidi, che resta in Federazione. È un ruolo ricoperto in passato da Gigi Riva e Gianluigi Buffon, e tra i nomi in corsa il presidente ha citato Gianfranco Zola. Circola inoltre l’ipotesi di un ritorno di Gabriele Oriali come team manager. Il Consiglio federale ha poi votato all’unanimità Matteo Marani, Giancarlo Abete e Umberto Calcagno nel Comitato di Presidenza, accanto a Malagò e al vicepresidente vicario Simonelli, e ha nominato Vito Tisci presidente del Settore Giovanile e Scolastico.

La stampa estera sfotte, Keane attacca Maldini e Leonardo

Fuori dai confini, la vicenda è stata raccontata con una certa ironia. Il quotidiano spagnolo As ha parlato di terremoto italiano, Marca ha ripreso la rottura del silenzio di Pirlo definendo la vicenda una delle saghe più discusse del calcio italiano. L’Equipe ha affondato con una domanda diventata virale — È più difficile qualificarsi per i Mondiali o trovare un allenatore? — osservando che nulla sta andando secondo i piani per i nuovi vertici federali. Ancora più sintetica Bild, che ha liquidato tutto con due parole: “Che caos”. Durissimo anche Roy Keane, che ha puntato il dito contro Maldini e Leonardo: un comportamento infantile, secondo l’ex centrocampista del Manchester United, perché non si abbandona un progetto solo perché non si è ottenuto l’allenatore preferito. Difendere la propria posizione è legittimo, ha aggiunto, ma una volta presa la decisione il compito di un dirigente è andare avanti. Nessuno mette in dubbio ciò che i due hanno fatto da giocatori, ha concluso, ma qui non si trattava di reputazioni bensì di responsabilità: andarsene dopo un paio di settimane manda il messaggio sbagliato a tutto il movimento.

Da dove si riparte

Il calendario, adesso, non concede sconti. Come già detto, l’Italia esordirà nella UEFA Nations League venerdì 25 settembre 2026 contro il Belgio, in un girone di Lega A che comprende anche Francia e Turchia. All’orizzonte ci sono l’Europeo del 2028 — competizione che Mancini ha già vinto — e soprattutto il Mondiale del 2030, l’appuntamento che l’Italia non può permettersi di mancare per la quarta volta consecutiva. Prima ancora, però, ci sono uno staff da comporre, un capo delegazione da nominare e una credibilità da ricostruire. Il primo passo è la conferenza stampa di domani alle 18.