Doveva essere la settimana della ripartenza. È diventata la settimana più caotica degli ultimi mesi per il calcio italiano. Andrea Pirlo non sarà il ct della Nazionale: lo ha annunciato lui stesso, nella notte tra il 26 e il 27 luglio, con un post su Instagram, aggiornato rispetto a quello pubblicato poche ore prima, in cui spiegava di aver appreso la sera precedente di non essere più il candidato alla panchina azzurra. Alla base della retromarcia c’è il suo ruolo di global ambassador di Fonbet, il principale operatore di scommesse sportive russo: un rapporto commerciale nato lontano dall’Italia e finito, nel giro di quarantott’ore, al centro di uno scontro politico bipartisan. Per capire come si sia arrivati fin qui, però, serve fare qualche passo indietro.
Il punto di partenza: il terzo Mondiale mancato di fila
Tutto nasce dalla notte del 31 marzo 2026, quando l’Italia viene eliminata ai calci di rigore dalla Bosnia-Erzegovina nei playoff di qualificazione, mancando per la terza volta consecutiva l’accesso alla Coppa del Mondo. Un fallimento che apre una crisi verticale: Gennaro Gattuso lascia la panchina e Gianluigi Buffon si dimette da capo delegazione in concomitanza al presidente federale Gabriele Gravina al termine di una riunione d’urgenza con le componenti federali. Le elezioni vengono fissate per il 22 giugno 2026. All’assemblea elettiva di Roma Giovanni Malagò, già presidente del CONI dal 2013 al 2025 e numero uno della Fondazione Milano Cortina 2026, viene eletto presidente della FIGC al primo scrutinio con il 68,58% dei voti, superando nettamente Giancarlo Abete, fermo al 29,17%.
Maldini direttore tecnico, Leonardo advisor: la prima mossa di Malagò
La prima grande operazione della nuova gestione arriva a metà luglio: Paolo Maldini accetta l’incarico di direttore tecnico della FIGC e di presidente del Club Italia, con un contratto quadriennale. Al suo fianco, a sorpresa, Leonardo nel ruolo di advisor. Una coppia già collaudata al Milan, da giocatori e poi da dirigenti, chiamata a ridisegnare l’intera filiera tecnica azzurra, dalle giovanili alla Nazionale maggiore. Maldini ottiene di fatto pieni poteri sull’area tecnica, compresa la scelta del nuovo commissario tecnico. È qui che comincia la parte più delicata della storia.
Prima Guardiola, poi Pirlo: la scelta di rottura
L’obiettivo numero uno di Maldini e Leonardo è Pep Guardiola. Il tecnico catalano, però, declina l’offerta per motivi familiari. Sfumata anche l’ipotesi Carlo Ancelotti, la Federazione non ripiega sui nomi che circolavano prima dell’arrivo del nuovo dt — Roberto Mancini e Antonio Conte su tutti — ma vira su un profilo coerente con l’idea di un ciclo lungo: un allenatore giovane, da far crescere insieme alla Nazionale. Il nome individuato è quello di Andrea Pirlo, 47 anni, campione del mondo 2006, oggi sulla panchina dello United FC di Dubai, club della seconda divisione emiratina. Il 24 luglio le parti sono ai dettagli: restano da definire la rescissione con il club di Dubai e la firma con la FIGC, attesa a Roma per lunedì 27. Le perplessità tecniche non mancano — l’esperienza da allenatore di Pirlo comprende la Juventus (Coppa Italia e Supercoppa nel 2020/21, ma quarto posto e esonero), una parentesi al Fatih Karagümrük e la Sampdoria in Serie B — ma è un altro fronte a far saltare tutto.
Che cos’è Fonbet e chi c’è dietro
Fonbet è stata fondata a Mosca nel 1994 ed è oggi il principale operatore di scommesse sportive della Federazione Russa, partner di diverse federazioni sportive nazionali. Colpita indirettamente dall’isolamento internazionale seguito all’invasione dell’Ucraina, che ne ha frenato l’espansione all’estero, l’azienda ha puntato su testimonial stranieri di richiamo per costruirsi una vetrina fuori dai confini russi. Il 9 ottobre 2025 Andrea Pirlo diventa global brand ambassador del marchio, con il compito di rappresentarlo sia in Russia sia sui mercati internazionali. Prima di lui, tra i volti scelti dal bookmaker, c’era già un altro campione del mondo azzurro: Marco Materazzi. Nella rete di relazioni attorno alla vicenda compare Sergey Lomakin, miliardario russo con un patrimonio stimato attorno a 1,2 miliardi di dollari costruito soprattutto con la catena di discount Fix Price, indicato dalla stampa italiana come azionista di Fonbet e proprietario dello United FC di Dubai, oltre che di altri club come il Rodina Mosca e il Pafos. Lomakin non risulta colpito da sanzioni di Unione Europea e Stati Uniti, ma figura in una lista nera ucraina. Su questo punto è arrivata una smentita netta dell’entourage di Lomakin, riportata dalla Gazzetta dello Sport: nessun interesse dell’imprenditore in Fonbet e nessun collegamento tra il club di Dubai e il bookmaker.
Mosca, maggio 2026: le immagini che hanno acceso la miccia
L’episodio più delicato risale al 24 maggio 2026, quando Pirlo e Materazzi partecipano a Mosca agli eventi promozionali organizzati da Fonbet in occasione della finale della Coppa di Russia allo stadio Luzhniki. Le fotografie fanno il giro dei social. A pesare non è solo la presenza in sé, ma il contesto: quelle immagini circolano mentre l’Ucraina denuncia uno dei più pesanti bombardamenti su Kiev dall’inizio del conflitto. All’epoca i due ex azzurri avevano derubricato la trasferta a pura iniziativa sportiva. Quelle stesse immagini sono riemerse nel momento in cui il nome di Pirlo è entrato nella corsa alla panchina della Nazionale.
La rivolta della politica: critiche trasversali ad Andrea Pirlo
La reazione del mondo politico è stata rapida e trasversale. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha parlato di una scelta che avrebbe prestato prestigio personale a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, accogliendo poi “con soddisfazione” la decisione di non procedere. Carlo Calenda, leader di Azione, ha sostenuto che chi ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali. Mauro Berruto, responsabile Sport della segreteria PD ed ex ct dell’Italvolley, ha messo l’accento su un doppio problema: le scommesse e la loro pubblicità nello sport, con la nazionalità russa dell’operatore come aggravante. Critici anche Filippo Sensi (PD) e Benedetto Della Vedova (+Europa), che pur facendo gli auguri a Pirlo ne ha definita “incomprensibile e sbagliata” la scelta di legarsi al bookmaker. In direzione opposta si è mosso Roberto Vannacci, europarlamentare e leader di Futuro Nazionale, secondo cui cultura, arte e sport devono restare fuori dalla politica e dalle relazioni internazionali: per la scelta di un ct, ha detto, dovrebbero contare solo competenza e capacità professionali. Dalla Lega, Andrea de Bertoldi ha chiesto che la valutazione su Pirlo non fosse influenzata dai suoi rapporti con la Russia. Sul piano strettamente tecnico si era espresso anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha definito la scelta di Pirlo un salto nel buio. Particolarmente sensibile la posizione di Andrij Shevchenko, ex compagno di Pirlo, Maldini e Leonardo al Milan e oggi presidente della federcalcio ucraina: settimane fa, a una tv ucraina, si era detto “ferito” dalle scelte di alcuni ex calciatori italiani legatisi a bookmaker russi, dicendo di averne parlato direttamente con loro. Contattato dall’ANSA nei giorni caldi della vicenda, ha preferito non commentare.
L’intervento dell’ambasciata russa: la lettera aperta di Paramonov
A rendere ancora più delicato il quadro è arrivata la presa di posizione dell’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Aleksei Paramonov, che ha indirizzato a Pirlo una lettera aperta pubblicata sul proprio blog Telegram e rilanciata dai canali social della sede diplomatica. Nel testo il diplomatico definisce l’ex centrocampista una “stella e leggenda del calcio mondiale”, sostiene che venga ostracizzato in Italia dal proprio establishment come sarebbe già accaduto a migliaia di atleti, musicisti, artisti, direttori d’orchestra e registi russi, e gli esprime solidarietà. Paramonov ironizza inoltre sull’appellativo di “ambasciatore” attribuito a Pirlo dal bookmaker, osservando che nel pieno di una crisi diplomatica averlo in quel ruolo sarebbe un onore per qualsiasi Paese od organizzazione. E aggiunge che il gesto vale a prescindere dal fatto che la Nazionale italiana, di cui Pirlo avrebbe potuto diventare commissario tecnico, possa in futuro trovarsi avversaria della Russia in un Europeo o in un Mondiale. Un intervento che, paradossalmente, ha finito per irrobustire l’argomento di chi – come Carlo Calenda – in Italia sosteneva che la vicenda avesse una dimensione politica difficilmente separabile da quella commerciale.
Il fronte regolamentare: Codacons e l’oscuramento dell’Agenzia delle Dogane
Alla dimensione politica si è aggiunta quella normativa. Il Codacons ha annunciato un esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, chiedendo l’apertura di un’indagine alla luce del divieto italiano di pubblicità e sponsorizzazione di scommesse e giochi in denaro, prospettando anche un ricorso al TAR in caso di nomina. Il colpo finale è arrivato proprio oggi, 27 luglio, quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha disposto l’inibizione dei domini Fonbet.com, Fonbet.info e Fonbetpoker.com, inseriti nell’ultimo aggiornamento dell’elenco dei siti di gioco online non autorizzati alla raccolta in Italia. Il provvedimento ha riguardato 293 nuovi siti, portando a 12.448 il totale dei domini oscurati. Secondo quanto segnalato da Agimeg, al momento della pubblicazione il dominio principale reindirizzava automaticamente a un indirizzo alternativo non incluso nell’elenco: una modalità già utilizzata da diversi operatori privi di concessione italiana.
La difesa di Pirlo: “collaborazione commerciale, non politica”
Nel mezzo della bufera, i legali dell’allenatore avevano fatto sapere che l’accordo con Fonbet prevedeva una clausola di recesso attivabile in qualsiasi momento e senza penali, pensata proprio per evitare incompatibilità con incarichi futuri. Poi è arrivata la presa di posizione diretta. Pirlo ha spiegato di aver scelto il silenzio per rispetto delle istituzioni e della Federazione, rivendicando di aver sempre lavorato nel rispetto delle leggi dei Paesi in cui ha operato e dei contratti sottoscritti. La collaborazione contestata, ha precisato, nasce nell’ambito del suo percorso professionale negli Emirati Arabi Uniti ed è “esclusivamente di natura commerciale e sportiva”: attribuirle un significato politico, ha aggiunto, significherebbe attribuirgli convinzioni mai espresse. Nel messaggio anche un ringraziamento esplicito a Maldini e Leonardo per la stima dimostrata, il rammarico per una scelta sportiva trascinata in un confronto pubblico e una chiusura netta: “L’amore per l’Italia non dipende da un incarico”.



Lo stop di Malagò e il rischio dimissioni di Maldini e Leonardo
La decisione è maturata nella giornata di domenica 26 luglio. Di fronte alle pressioni politiche, il presidente Giovanni Malagò non ha dato il via libera a procedere: gli incontri previsti a Roma per lunedì 27, quelli che dovevano definire la rescissione con lo United FC e la firma con la FIGC, sono stati interrotti.

Il regolamento federale, del resto, assegna in ultima istanza al presidente la scelta del commissario tecnico. Il problema è che quella scelta era la scelta di Maldini e Leonardo. Da fonti federali è filtrata la posizione durissima del direttore tecnico: o passava la linea Pirlo, o sarebbe stato addio. Entrambi difendono la loro indicazione e si dicono pronti a un passo indietro se dovesse essere imposto un profilo non condiviso. Lunedì 27 Malagò ha incontrato il dt e l’advisor per tentare di ricucire, prima di un vertice informale con le componenti federali in vista del Consiglio federale di martedì 28 luglio — l’appuntamento al quale, nei piani originari, si sarebbe dovuto arrivare con il nome del nuovo ct già definito.
Il verdetto del web: bocciata la gestione federale
Che la vicenda avesse superato da un pezzo i confini del dibattito tecnico lo conferma anche l’analisi delle conversazioni online. Secondo il rapporto realizzato per Adnkronos da Spin Factor attraverso la piattaforma di social listening Human, relativo al periodo 25-27 luglio, il 78% delle conversazioni sulla successione a Gattuso esprime una valutazione critica della gestione federale, contro un 22% di orientamento positivo. Le emozioni prevalenti sono scherno e sarcasmo (28%), alimentati dal susseguirsi dei rifiuti e dai meme sulla scelta finale, seguiti da indignazione e rabbia (24%) legate al caso Fonbet, preoccupazione e sfiducia tecnica (22%), delusione (14%) per il mancato accordo con Guardiola e sostegno e solidarietà (12%) da parte di chi ha parlato di “caccia alle streghe”. Il sentiment verso Pirlo risulta negativo nel 70% dei casi: pesano tanto i dubbi sul curriculum da allenatore quanto il ruolo di testimonial del bookmaker russo, giudicato incompatibile con la panchina azzurra in piena guerra in Ucraina. La quota positiva raccoglie chi ne rivendica il valore da ex calciatore e chi considera la polemica strumentale, citando le aziende italiane ancora attive in Russia. Non va meglio ai vertici federali: Malagò è giudicato negativamente nel 65% dei casi — descritto come indeciso e in affanno, apprezzato invece da chi ne loda la prudenza — mentre la coppia Maldini-Leonardo raccoglie il 72% di giudizi negativi, con critiche a una gestione ritenuta approssimativa e apprezzamenti per il tentativo di dare un impianto tecnico di lungo periodo. Quanto al ct ideale, gli utenti indicano Antonio Conte (30%), seguito dal rimpianto per Guardiola (27%), da Silvio Baldini (24%) — apprezzato per il lavoro sui giovani e per la sobrietà economica — e da Roberto Mancini (13%).
Cosa succede adesso
Gli scenari aperti sono sostanzialmente due. Il primo: Maldini e Leonardo accettano di individuare un profilo alternativo coerente con il loro progetto, restando al loro posto. Il secondo, sempre più concreto secondo le ricostruzioni delle ultime ore: una rottura definitiva, con dimissioni immediate e la necessità per Malagò di ridisegnare da capo l’intero assetto tecnico.

In quest’ultimo caso circolano i nomi di Giorgio Chiellini e Claudio Ranieri come possibili nuovi direttori tecnici, mentre per la panchina azzurra tornerebbero in corsa Roberto Mancini e Antonio Conte, con estimatori anche per Silvio Baldini, attuale tecnico dell’Under 21 e accompagnatore dell’Italia post-Gattuso nelle amichevoli con Grecia e Lussemburgo. Un indizio sul clima arriva anche dalle lavagne dei bookmaker, che sono tornate al duello dell’inizio dell’estate: secondo i betting analyst, infatti, Antonio Conte è in pole a 2,00, davanti al ritorno di Roberto Mancini a 3,25 — nonostante l’ex ct di Euro 2020 abbia dichiarato di non aver avuto contatti con i nuovi vertici federali. A completare il podio virtuale, a 9,00, due outsider: Stefano Pioli, profilo storicamente gradito a Maldini, e Raffaele Palladino, possibile sorpresa dell’ultima ora. Più staccati, a 20,00, Fabio Cannavaro e Thiago Motta Il tempo, però, è quello che è. L’Italia esordirà nella UEFA Nations League venerdì 25 settembre 2026 contro il Belgio, in un girone di ferro della Lega A che comprende anche Francia e Turchia. Prima ci sono le convocazioni, la programmazione, uno staff da costruire. E una Federazione che, a poco più di un mese dall’insediamento della nuova dirigenza tecnica, si ritrova già al punto di partenza. Non sarebbe la prima volta che la panchina azzurra si incrocia con la politica: nel luglio 2000 Dino Zoff si dimise da ct dopo le critiche pubbliche di Silvio Berlusconi, all’indomani della finale europea persa contro la Francia. Ventisei anni dopo, il copione cambia forma ma non sostanza.