Non è solo una questione di visti o di voli cancellati. Per l’Iraq, la corsa ai Mondiali 2026 è diventata l’ennesima partita “fuori dal campo”: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran che sta sconvolgendo i collegamenti in Medio Oriente, sta spezzando la preparazione della nazionale e rischia di far saltare lo spareggio in Messico. Con il ct Graham Arnold bloccato negli Emirati Arabi Uniti e diversi giocatori impossibilitati a completare le procedure consolari, l’Iraq vive ore di incertezza che vanno oltre il calcio — perché una qualificazione, per questo Paese, avrebbe un significato che non si misura solo in risultati.
Graham Arnold bloccato negli Emirati Arabi Uniti
Come anticipato, la situazione è resa ancora più complicata dal fatto che Graham Arnold, il commissario tecnico della nazionale irachena, è attualmente bloccato negli Emirati Arabi Uniti. L’allenatore si trovava nel Paese per osservare alcuni giocatori del campionato locale, ma la chiusura degli spazi aerei gli ha impedito di lasciare il territorio. La Federazione calcistica irachena ha confermato in un comunicato pubblicato sui social che l’attuale scenario di guerra sta limitando pesantemente i movimenti della squadra e dello staff tecnico.
Mondiale 2026 e visti impossibili per il Messico
Il problema principale riguarda però i visti per il Messico, dove l’Iraq dovrebbe disputare lo spareggio per l’accesso ai Mondiali 2026. Secondo quanto riportato da diversi media internazionali, molte ambasciate della regione risultano attualmente chiuse, impedendo a diversi giocatori e membri dello staff medico e tecnico di completare le procedure burocratiche necessarie per viaggiare. Inoltre, il Messico non possiede un’ambasciata a Baghdad, mentre le sedi consolari alternative in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti non sono al momento operative per via della crisi in corso.
Spazio aereo chiuso e squadra irachena sparsa nel mondo
Le difficoltà non si fermano qui. La federazione irachena ha spiegato che lo spazio aereo del Paese resterà chiuso per almeno quattro settimane, rendendo impossibile la partenza per circa il 40% dei giocatori convocabili. La nazionale, di fatto, è sparsa in diversi Paesi del mondo, cercando di allenarsi separatamente in attesa di sviluppi. Una fonte vicina alla squadra ha dichiarato:
“Siamo sparsi in tutto il mondo e cerchiamo di prepararci come se la partita dovesse disputarsi. Ma al momento la situazione appare estremamente complicata”.
Anche il ritiro di preparazione che era stato programmato a Houston, negli Stati Uniti, è stato già cancellato perché alcuni calciatori non sono riusciti a ottenere il visto americano.
Spareggio Mondiali contro la vincente di Bolivia-Suriname
L’Iraq dovrebbe affrontare il 31 marzo a Monterrey la vincente della semifinale tra Bolivia e Suriname. Si tratta di uno degli ultimi due posti disponibili per la qualificazione ai Mondiali 2026. La federazione irachena ha dichiarato di essere in contatto costante con la FIFA e con la Confederazione Calcistica Asiatica, nel tentativo di trovare una soluzione che permetta alla nazionale di partecipare alla partita.
Un viaggio via terra di 25 ore per la nazionale irachena?
Nel frattempo la federazione sta valutando ogni possibile soluzione per permettere alla squadra di viaggiare. L’unica alternativa ai voli sarebbe un lungo viaggio via terra fino alla Turchia, attraversando il nord dell’Iraq per circa 25 ore, per poi prendere un volo internazionale. Una soluzione complessa e potenzialmente rischiosa per organizzare lo spostamento di tutta la delegazione.
L’unica partecipazione ai Mondiali: Messico 1986
Per capire quanto questa qualificazione sia importante per il Paese bisogna tornare indietro nel tempo. L’Iraq ha partecipato una sola volta nella sua storia alla Coppa del Mondo, nel 1986 in Messico. In quell’occasione la nazionale irachena affrontò nel girone Messico, Belgio e Paraguay, venendo eliminata al primo turno con tre sconfitte. Fu comunque un momento storico per il calcio iracheno: la prima apparizione sul palcoscenico mondiale, un ricordo che ancora oggi vive nei racconti dei tifosi più anziani e nelle immagini di un calcio molto diverso da quello attuale. Da allora, la nazionale non è più riuscita a tornare alla fase finale di un Mondiale.
Iraq e calcio: simbolo di unità nazionale
In Iraq il calcio ha spesso assunto un significato che va oltre lo sport. Lo dimostra la straordinaria vittoria della Coppa d’Asia nel 2007, arrivata in uno dei momenti più difficili della storia recente del Paese. Quel trionfo fu celebrato in tutte le città irachene e diventò per molti un raro momento di unità nazionale. Proprio per questo, una eventuale qualificazione ai Mondiali 2026 avrebbe un valore simbolico enorme, rappresentando un segnale di normalità e di orgoglio per milioni di tifosi.
Possibile scenario: l’Iraq ai Mondiali al posto dell’Iran
Esiste anche un’ipotesi alternativa che potrebbe cambiare gli scenari. Il presidente della federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha recentemente dichiarato che l’Iran potrebbe avere difficoltà a partecipare ai Mondiali 2026, considerando che il torneo si giocherà in parte negli Stati Uniti. In caso di ritiro dell’Iran, l’Iraq — attualmente tra le nazionali asiatiche meglio classificate nelle qualificazioni — potrebbe diventare uno dei principali candidati a prendere il suo posto. Per la nazionale irachena si tratterebbe della seconda partecipazione alla Coppa del Mondo, dopo l’unica presenza nel Mondiale del 1986 in Messico.
Una qualificazione che significherebbe molto più del calcio
Per una nazionale che manca dalla Coppa del Mondo da quasi quarant’anni, partecipare al Mondiale 2026 rappresenterebbe molto più di un semplice traguardo sportivo. Sarebbe una vetrina internazionale, un motivo di orgoglio per il Paese e un momento di unità per milioni di tifosi. Ed è proprio per questo che l’idea di non riuscire nemmeno a partire — tra ambasciate chiuse, spazi aerei bloccati e giocatori dispersi in mezzo mondo — rischia di trasformarsi nella più amara delle sconfitte: quella di non poter nemmeno scendere in campo.
