Allenatori esonerati, cambiare serve davvero? Il caso Grosso e il paradosso della panchina

Dall’esonero di Fabio Grosso alla Fiorentina ai dati delle ultime dieci stagioni di Serie A: perché il cambio in panchina sembra funzionare e cosa dicono gli studi sul lungo periodo

Tre giornate possono bastare per giudicare il lavoro di un allenatore? Per la Fiorentina, evidentemente, sì. La stagione 2026/27 della Serie A appena iniziata ha già registrato il primo cambio in panchina: Fabio Grosso è stato esonerato dopo appena tre giornate di campionato, tutte concluse con una sconfitta. La decisione del club viola di interrompere il progetto tecnico iniziato solo pochi mesi fa arriva dopo la conquista di zero punti e un solo gol segnato. Un avvio di stagione ben lontano dalle aspettative, dunque, che ad oggi vede la squadra in ultima posizione in classifica. La sconfitta per 2-1 contro il Torino è arrivata dopo i ko con Roma e Frosinone, quest’ultimo neopromosso in massima serie, completando un avvio di campionato che ha rapidamente aumentato la pressione intorno alla squadra. Al posto di Grosso la Fiorentina ha scelto di richiamare Paolo Vanoli, già sulla panchina viola nella stagione precedente dopo la sostituzione di Stefano Pioli. Il caso è particolare, ma tutt’altro che eccezionale. La storia della Serie A è piena di allenatori sostituiti dopo poche settimane e Grosso non detiene nemmeno il record di precocità: in passato alcune panchine sono saltate dopo una sola giornata. Per lo stesso tecnico, inoltre, c’è una curiosa coincidenza: anche l’esperienza al Brescia nel 2019 era terminata dopo tre partite e tre sconfitte. Se il caso Grosso non può essere considerato eccezionale, il primo esonero della nuova stagione offre però l’occasione perfetta per porsi una domanda più ampia: cambiare allenatore quando una squadra attraversa una crisi serve davvero?

Esonerare un allenatore serve davvero? Cosa dicono i numeri

Esonerare un allenatore ha un effetto positivo sui risultati? Se si osservano semplicemente i risultati delle squadre prima e dopo un cambio in panchina, la risposta sembrerebbe piuttosto chiara. Un’analisi sulle ultime 10 stagioni di Serie A, dal 2016/17 al 2025/26, pubblicata da La Gazzetta dello Sport prende in considerazione oltre 3.100 partite e mostra che nel 76% degli avvicendamenti il tecnico subentrato ha ottenuto una media punti superiore rispetto all’allenatore esonerato. La differenza tra il rendimento dei tecnici esonerati e quello dei subentranti è sensibile: i primi, prima dell’esonero, hanno raccolto 1.368 punti in 1.503 partite, dunque una media di 0,91 punti a partita; i secondi hanno portato la media a 1,15 con 1.851 punti in 1.604 gare. Ragionando in termini di campionato, lo scarto può incidere in modo decisivo sulla classifica finale, dalla lotta salvezza alla corsa per le posizioni europee. Nell’arco delle 10 stagioni sotto esame, il fenomeno appare per lo più costante nel tempo, pur con variazioni significative da una stagione all’altra: ad eccezione della stagione 2023/24, quando la differenza è stata di appena +0,01 punti a partita, quindi praticamente nulla, in ogni stagione la differenza di rendimento a favore dei subentrati è risultata positiva con il picco nella stagione 2022/23 con +0,48 punti a partita. Dietro questo trend positivo non ci sarebbe solo la “bravura” dei tecnici subentranti: il calcio, come abbiamo più volte sottolineato, è imprevedibile e tiene conto di moltissimi fattori (tra cui infortuni, calendari, operazioni di mercato), senza contare che l’allenatore che arriva si trova di fronte una squadra che ha già messo alla prova i suoi punti di forza e di debolezza, dove è dunque forse più facile intervenire. L’evidenza statistica dei numeri, d’altro canto, fornisce alle società un argomento molto forte: quando una squadra smette di funzionare, cambiare allenatore può produrre risultati. Resta da capire se sia realmente l’esonero a produrre il miglioramento.

Il paradosso statistico: quando il cambio sembra funzionare anche se non è la causa

Al tema dell’efficacia dell’esonero dell’allenatore nel mondo del calcio si sono interessati numerosi studi economici e statistici. Il cambio di allenatore è diventato negli anni una sorta di laboratorio naturale per gli economisti interessati agli effetti della sostituzione della leadership. Nel calcio, infatti, esistono risultati frequenti e facilmente misurabili, un momento preciso nel quale il manager viene sostituito e una grande quantità di dati disponibili prima e dopo la decisione. Nel chiedersi se l’esonero abbia davvero un effetto positivo rilevabile sulle performance della squadra, una parte importante della letteratura conclude che l’impatto positivo dell’esonero nel lungo periodo sia nullo o comunque molto limitato nel lungo periodo e che nella maggior parte dei casi la percezione del successo sia dovuta a un bias statistico. Una delle principali spiegazioni del trend positivo successivo all’esonero sarebbe la cosiddetta regressione verso la media. Secondo questo fenomeno statistico, un valore estremo osservato in una misurazione, che sia esso positivo o negativo, darà un valore più vicino alla media generale nella misurazione successiva. Nel calcio, un allenatore viene generalmente esonerato al termine di una serie di risultati particolarmente negativi. Ma proprio perché quella serie rappresenta spesso un periodo anomalo rispetto al reale valore della squadra, è statisticamente probabile che nelle partite successive i risultati migliorino comunque. Gli studi che hanno confrontato squadre reduci da crisi simili seguendo due strade differenti, alcune esonerando il tecnico, altre mantenendo il progetto tecnico, hanno infatti riscontrato un recupero delle prestazioni in entrambi i gruppi. In altre parole, una squadra che perde cinque partite consecutive non è necessariamente destinata a continuare a perdere allo stesso ritmo. Se cambia allenatore e torna immediatamente a vincere, è molto facile attribuire la ripresa al nuovo tecnico. Ma una parte di quel recupero potrebbe essere semplicemente il naturale ritorno verso il rendimento medio della squadra. Come detto, entrano in gioco numerosi fattori, precedenti o successivi al cambio in panchina: la correlazione tra esonero e aumento della media punti, dunque, non dimostra automaticamente un rapporto di causa-effetto.

Il “New Manager Bounce”: perché il cambio può funzionare subito

In alcuni casi, il cambio in panchina può avere effetti positivi reali sul rendimento immediato della squadra. Il problema è la durata di questi effetti. Alcuni studi hanno osservato il cosiddetto “New Manager Bounce”, un “effetto rimbalzo”, una scossa prodotta dall’arrivo di una nuova guida tecnica, i cui effetti si osservano soprattutto nel breve o brevissimo periodo. L’allenatore che subentra può intervenire su moduli, gerarchie, formazioni e principi di gioco mentre, dal canto loro, i giocatori possono beneficiare dell’effetto psicologico di un gruppo che reagisce alla rottura di una dinamica dai risultati negativi. La nuova guida può quindi portare energia, alleggerire la pressione e spezzare un’inerzia negativa, ma da sola non può controllare tutti i fattori né cambiare il reale valore di una squadra. Le ricerche sul cambio in panchina in campionati d’élite, tra cui la Premier League, suggeriscono che il vantaggio tende a ridursi nel giro di circa tre mesi, indicativamente 10 o 12 partite. Dopo quella fase iniziale, il rendimento torna progressivamente a riflettere fattori più strutturali: qualità della rosa, disponibilità economiche, infortuni, calendario e organizzazione societaria.

L’esonero è diventato parte della strategia dei club?

Nonostante l’efficacia del cambio di allenatore nel medio-lungo periodo resti discussa, l’esonero è diventato un elemento quasi strutturale di molti campionati, tra cui la Serie A. Nelle ultime stagioni il numero degli avvicendamenti è rimasto costantemente elevato, con una media di circa 10 cambi in panchina a stagione: 8 cambi nel 2025/26, 9 nel 2024/25, 14 nel 2023/24, 8 nel 2022/23, 10 nel 2021/22, 7 nel 2020/21, 13 nel 2019/20 e 12 nel 2018/19. In quasi tutte le stagioni considerate, ad eccezione della 2025/26, le stesse società hanno cambiato tecnico più di una volta nel corso del campionato. In molti di questi casi, se parliamo di vantaggi e svantaggi economici, la scelta di esonerare è razionale, soprattutto quando il costo dell’inazione appare superiore a quello del cambiamento. Per un club impegnato nella lotta per non retrocedere, per esempio, poche vittorie in più nel momento giusto possono valere decine di milioni di euro tra diritti televisivi, sponsor e valore futuro della rosa. Alcune ricerche suggeriscono proprio che le squadre di bassa classifica siano quelle che possono ottenere i vantaggi più concreti da un cambio in corsa: anche aumentando l’incertezza dei risultati, la società prova a generare quella breve serie positiva sufficiente per modificare l’esito della stagione. Conta anche la qualità della rosa. Quando una squadra dispone di giocatori di valore nettamente superiore ai risultati ottenuti, cambiare allenatore può avere maggiore efficacia perché il subentrante interviene su un potenziale già esistente. Se invece il problema è soprattutto tecnico o economico e la squadra possiede una rosa insufficiente rispetto agli obiettivi, sostituire la panchina può incidere molto meno. Da questo punto di vista, l’esonero non è necessariamente una bocciatura assoluta dell’allenatore. Può essere piuttosto il tentativo di riallineare rapidamente il rendimento della squadra alle risorse disponibili.

L’allenatore come capro espiatorio della crisi

In alcuni casi, però, la scelta di cambiare tecnico risponde a esigenze meno tattiche e più simboliche. L’allenatore, infatti, svolge la funzione di capro espiatorio ideale: sostituirlo è relativamente facile e veloce e, soprattutto, visibile. A differenza dei giocatori che compongono la rosa e della struttura dirigenziale, può essere “mandato via” e sostituito da un giorno all’altro inviando un evidente segnale di reazione all’esterno. L’esonero, dunque, si rivolge a tifosi, media, sponsor e, nel caso dei club quotati, anche ai mercati. La sostituzione della guida tecnica si trasforma così in una risposta politica alla crisi prima ancora che strettamente sportiva, attribuendo all’allenatore problemi che, invece, potrebbero dipendere dalla costruzione della rosa, dalla programmazione del club o dalle aspettative poco realistiche. È proprio questa dinamica a rendere l’esonero una decisione così frequente: anche quando non esiste la certezza che il nuovo tecnico possa fare meglio, non cambiare può diventare più difficile da giustificare che cambiare.

Da Grosso agli esoneri lampo: il tempo degli allenatori si accorcia

Ciò che il recente caso Grosso ci mostra è che il tempo degli allenatori è sempre più ridotto. Tre partite rappresentano un campione troppo piccolo per valutare compiutamente un progetto tecnico, ma nel calcio contemporaneo possono essere sufficienti per generare una crisi. La Fiorentina è intervenuta dopo il primo mese competitivo della stagione e Grosso è così diventato il primo (e, guardando ai numeri, probabilmente non l’ultimo) tecnico esonerato della Serie A 2026/27. Non è però un fenomeno nuovo. La Serie A ha già conosciuto allenatori sostituiti dopo una o due giornate, tra i casi più noti compare anche Marcello Lippi, esonerato dalla panchina dell’Inter dopo una sola giornata della stagione 2000/01. Quello che cambia è forse il contesto nel quale queste decisioni vengono prese. I club investono cifre sempre maggiori sul mercato, le qualificazioni europee hanno un peso economico sempre più importante, la retrocessione può modificare radicalmente i bilanci e ogni partita viene analizzata attraverso una quantità di dati infinitamente superiore rispetto al passato. Allo stesso tempo la pressione pubblica è immediata. Il risultato è un’accelerazione dei tempi: un allenatore viene scelto per costruire un progetto che dovrebbe durare anni, ma può essere valutato sulla base di poche settimane.

Il paradosso dell’allenatore: sempre più importante, sempre più sacrificabile

È forse questa la contraddizione più interessante del calcio contemporaneo. Oggi l’allenatore è una figura sempre più centrale nel mondo del calcio, al punto che attorno alle panchine si è sviluppato un vero e proprio mercato parallelo, sempre più rilevante nelle strategie e negli equilibri dei club: deve costruire un’identità tattica, sviluppare giovani, valorizzare gli investimenti del mercato, gestire uno spogliatoio internazionale, comunicare all’esterno e rappresentare il progetto sportivo della società. D’altro canto, è anche l’elemento più facilmente sostituibile quando quel progetto incontra una crisi. I numeri della Serie A sembrano favorire la scelta di un esonero: nella maggior parte dei casi, almeno nell’immediato, chi subentra raccoglie più punti. Gli studi sul fenomeno, tuttavia, mettono in guardia dall’attribuire a queste evidenze un rapporto diretto di causa-effetto. La sostituzione potrebbe avere effetti limitati o potrebbe non riuscire a correggere tutti i problemi. In questa nuova stagione, la Fiorentina ha scelto di non aspettare. Dopo tre sconfitte ha affidato nuovamente la squadra a Paolo Vanoli, puntando sulla scossa immediata e sulla conoscenza dell’ambiente. Ora sarà il campo a stabilire se la decisione produrrà l’effetto sperato, in attesa di scoprire quale sarà la prossima panchina a saltare.