L’inchiesta di cui abbiamo già parlato in questo articolo, che vede la Procura impegnata a fare luce su presunte ipotesi di concorso in frode sportiva all’interno dei quadri tecnici arbitrali, sta assumendo contorni sempre più complessi. Sotto la lente della Procura non c’è solo la figura del designatore Gianluca Rocchi — che nelle scorse ore ha scelto la via dell’autosospensione —, ma l’intera catena di comunicazione e gestione del supporto tecnologico. Gli inquirenti ipotizzano presunte influenze nella scelta di alcune designazioni chiave per la stagione 2024/25: un quadro investigativo che punta a fare luce su possibili anomalie che avrebbero potuto condizionare l’andamento del campionato. In attesa che gli accertamenti facciano il loro corso, la vicenda scuote la credibilità del settore arbitrale proprio nella fase più calda della stagione.
Dino Tommasi ad interim: il destino provvisorio del sistema calcio
Con l’autosospensione di Rocchi, il Comitato Nazionale AIA ha scelto la via della continuità tecnica: Dino Tommasi subentra nelle funzioni di Responsabile della CAN di Serie A e Serie B.

Sembra quasi un destino segnato per il calcio italiano degli ultimi mesi, costretto a rifugiarsi costantemente in figure “ad interim” per tappare falle istituzionali improvvise: una situazione che ricorda molto da vicino quanto accaduto con Baldini, chiamato a gestire l’emergenza dopo le dimissioni di Gattuso. Tommasi, ex arbitro di Serie A con doti dirigenziali già ampiamente dimostrate, avrà il compito difficilissimo di traghettare i fischietti italiani fino alla finale di Coppa Italia e alle ultime giornate di campionato sotto una pressione mediatica senza precedenti.
I profili sotto la lente: dai vertici ai tecnici della tecnologia video
Oltre alla figura apicale della CAN, l’attività investigativa coordinata dalla Procura ha portato all’attenzione degli inquirenti altri quattro profili chiave del settore arbitrale. Tra le figure coinvolte figurano il supervisore di riferimento (che ha seguito la via dell’autosospensione) e tre collaboratori tecnici operativi presso le sale VAR. La posizione di uno di questi tecnici appare particolarmente delicata: secondo le ipotesi investigative, oltre al filone principale sulla frode sportiva, si starebbero valutando alcune incongruenze emerse durante le audizioni testimoniali. Il sospetto degli inquirenti è che l’elenco dei soggetti da ascoltare possa allungarsi, poiché l’indagine ipotizza un possibile concorso di altri attori che avrebbero contribuito a orientare le scelte delle designazioni verso profili ritenuti, secondo la tesi dell’accusa, più “vicini” a determinati interessi societari.
Le dinamiche sotto esame: dai match decisivi al “giallo della sala VAR”
Il fascicolo della Procura di Milano si concentra su alcuni episodi specifici che servirebbero a ricostruire il presunto schema di gestione delle designazioni. Tra i punti giudicati più sensibili dagli inquirenti, spicca la scelta della direzione arbitrale per una sfida d’alta classifica della primavera 2025, che secondo l’ipotesi d’accusa avrebbe visto in campo un profilo ritenuto più “vicino” alle necessità di una delle squadre in corsa per il titolo. Un altro episodio centrale riguarda un match disputato a inizio marzo 2025: secondo quanto riportato in un esposto presentato da un ex collaboratore del settore tecnico, si ipotizza una violazione dell’autonomia della sala VAR. La ricostruzione degli inquirenti punta a verificare se vi siano state interferenze fisiche o pressioni dirette presso la postazione tecnologica di Lissone per indurre gli addetti al monitor a sollecitare una revisione in campo (On Field Review), finalizzata alla concessione di un calcio di rigore.
Il ruolo della tecnologia e i nuovi accertamenti su episodi pregressi
L’inchiesta scava anche nel recente passato, riportando l’attenzione su alcuni match che in passato avevano già sollevato accese discussioni. Sotto la lente degli inquirenti ci sarebbero le dinamiche avvenute all’interno della sala VAR in occasione di un noto scontro diretto della stagione 2023/24, caratterizzato da un episodio di gioco molto contestato e non sanzionato dalla terna arbitrale. Sebbene le autorità calcistiche avessero inizialmente archiviato le segnalazioni relative a quell’evento, la ricezione dei nuovi atti dalla Procura di Milano potrebbe ora indurre gli organi di giustizia sportiva a una riapertura del fascicolo. L’obiettivo dei magistrati è fare chiarezza sulla natura di determinati errori tecnici: l’ipotesi al vaglio è se questi possano essere stati influenzati da condizionamenti esterni volti a tutelare specifici interessi, in contrasto con i principi di lealtà e correttezza sportiva.
Calcio italiano: un sistema che vive nell’incertezza
In definitiva, gli ultimi sviluppi che hanno scosso il settore arbitrale non rappresentano solo una vicenda giudiziaria, ma sembrano riflettere le difficoltà di un calcio italiano chiamato a ritrovare la propria bussola istituzionale. La nomina di Dino Tommasi, per quanto autorevole, si inserisce in un contesto di provvisorietà gestionale che negli ultimi tempi ha spesso caratterizzato i vertici del nostro sport: un sistema che, in attesa di riforme strutturali, si trova nuovamente a dover gestire l’emergenza per superare la tempesta mediatica e giudiziaria. Resta da capire se questa nuova guida tecnica basterà a riportare la serenità necessaria o se, come ipotizzato da diversi osservatori, rappresenti solo il preludio a cambiamenti più profondi negli assetti federali. In questo clima di incertezza, l’eventualità di interventi straordinari ai vertici della FIGC appare come un’ipotesi che il sistema calcio cercherà di scongiurare con i fatti e con la trasparenza.