Claudio Lotito vuole rientrare nel Consiglio Federale della FIGC. Il presidente della Lazio, che da luglio controlla anche la Reggina, si è presentato questa mattina, mercoledì 4 novembre, nella sede della Federcalcio in via Allegri a Roma e ha depositato la propria candidatura. Il giorno non è casuale: oggi, 4 novembre, scade il termine per presentare le candidature in vista dell’assemblea elettiva del 14 dicembre, che dovrà scegliere il nuovo presidente federale tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani. Lotito era rimasto fuori da tutto dal 3 febbraio 2025, quando non si era ripresentato. Adesso vuole tornare indipendentemente da chi vincerà la presidenza. Il seggio a cui punta è uno dei tre che la Serie A elegge in Consiglio. Il quarto spetta di diritto al presidente della Lega, Ezio Simonelli. A giugno quei tre posti erano andati a Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta.
Cos’è il Consiglio Federale Figc e chi lo compone
Il Consiglio Federale è l’organo di governo collegiale della Federcalcio ed è presieduto dal presidente federale. La riforma dello Statuto del novembre 2024 ne ha ridisegnato gli equilibri. La Serie A è passata da tre a quattro consiglieri e il suo peso elettorale è salito dal 12 al 18%. Gli arbitri dell’AIA sono rimasti fuori, mentre fino ad allora esprimevano un consigliere. Oggi i componenti sono 21: il presidente federale, quattro rappresentanti della Serie A, due della Serie B, due della Lega Pro, sei della Lega Nazionale Dilettanti, quattro dei calciatori e due degli allenatori. Per ogni Lega uno dei posti è del presidente di Lega, che entra di diritto. Gli altri seggi vengono assegnati in assemblea dalle singole componenti: i consiglieri della Serie A li votano i delegati dei venti club. L’ultima elezione risale al 22 giugno 2026, quando l’assemblea confermò in blocco i consiglieri uscenti. Quel Consiglio è decaduto con il commissariamento disposto dal CONI il 6 ottobre. Da allora Malagò, nominato commissario, ne ha riunito gli ex componenti solo in forma informale. Il 14 dicembre si rivoterà quindi anche per l’organo collegiale, oltre che per il presidente.
Cosa decide il Consiglio Federale: dalle NOIF al divieto di multiproprietà
Le competenze del Consiglio sono il motivo per cui un seggio conta. Lo Statuto federale lo indica come fonte delle Norme Organizzative Interne (NOIF), del Codice di Giustizia Sportiva e delle altre disposizioni federali. Il Consiglio approva i regolamenti elettorali e gli statuti delle Leghe, elegge al proprio interno i vicepresidenti e il Comitato di Presidenza e vara i manuali delle licenze nazionali. Sulle norme che riguardano la Serie A lo Statuto prevede l’intesa con la stessa Lega. Nelle NOIF c’è anche la regola sulle multiproprietà. È l’articolo 16-bis, che vieta a una stessa proprietà di controllare due club dei campionati professionistici. Nel 2022 è stato modificato per concedere tempo fino all’inizio della stagione 2028-29 alle due situazioni già in essere, tra cui quella di Napoli e Bari della famiglia De Laurentiis. Le nuove multiproprietà tra professionisti sono escluse.
Lotito e la Federcalcio: sedici anni da consigliere
Lotito era entrato in Consiglio nel 2009 e vi era stato rieletto nel 2013, nel 2018 e nel 2021. Per undici anni, dal 2010 al 2021, aveva fatto parte anche del Comitato di Presidenza. Nel 2018 la sua eleggibilità era stata contestata. La Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite la riconobbe su istanza del Procuratore Federale, ribaltando un parere del Collegio di Garanzia del CONI. L’uscita è arrivata a fine 2024. Tra le dodici candidature della Serie A per l’assemblea del 3 febbraio 2025 il suo nome non c’era. Quel giorno Gabriele Gravina venne rieletto con il 98,7% dei voti.
Dal no a Malagò alla Reggina: perché questa candidatura fa discutere
Il rapporto con l’attuale vertice parte in salita. Ad aprile, dopo le dimissioni di Gravina seguite alla terza mancata qualificazione consecutiva della Nazionale italiana al Mondiale, diciotto club di Serie A su venti firmarono per candidare Malagò. Non lo fecero solo Lazio e Verona. Uscendo dalla Lega, Lotito spiegò che la questione non era la persona («Malagò? Non è il nome, non c’entra niente») e chiese un commissario per riscrivere un sistema fermo alla legge 91 del 1981. Il commissariamento è poi arrivato davvero, il 6 ottobre, ma per un altro motivo: Malagò non era tesserato FIGC quando si era candidato. Il CONI ha votato all’unanimità e lo ha nominato commissario, con l’obbligo di tornare al voto entro il 31 gennaio 2027. Poi c’è la Reggina. A luglio una società del Gruppo Lotito ha rilevato il club amaranto, che gioca in Serie D. Il controllo è lecito perché il divieto vale solo tra professionisti. Se però la Reggina salisse in Serie C, Lotito dovrebbe scegliere quale delle due società tenere. La proroga al 2028-29 non lo copre, perché vale solo per le multiproprietà che esistevano già. È la stessa situazione della Salernitana nel 2021: dopo la promozione in Serie A, la sua famiglia fu costretta a uscire dal club campano. Sul tema Lotito non ha mai cambiato posizione. Nella conferenza di presentazione a Reggio ha definito la cancellazione delle multiproprietà «una visione miope», sostenendo che due squadre sotto la stessa proprietà valorizzano i territori. A settembre, intervistato dal giornale locale StrettoWeb allo stadio Oreste Granillo, non ha escluso nulla. Quelle parole hanno avuto anche un’eco politica. Il deputato del Partito Democratico Marco Lacarra ha presentato un’interrogazione al ministro per lo Sport Andrea Abodi, chiedendo al governo di confermare il divieto dell’articolo 16-bis. Il presidente della Lazio, va ricordato, siede anche in Senato con Forza Italia. Il punto è tutto qui: Lotito si candida a sedere nell’organo che ha scritto quella regola e che può riscriverla.
Malagò-Galliani, una corsa ancora aperta
La candidatura arriva mentre la sfida per la presidenza si è complicata. Malagò ha depositato l’accredito di undici club di Serie A su venti, una maggioranza molto più stretta di quella di aprile. Galliani, ex amministratore delegato di Milan e Monza e senatore di Forza Italia come Lotito, è candidato da Assocalciatori e Assoallenatori, che insieme valgono il 30% dei voti. A giugno le stesse due associazioni avevano sostenuto Malagò. La Lazio viene data tra i club potenzialmente vicini a Galliani, ma da via Allegri Lotito ha fatto sapere di voler entrare in Consiglio comunque vada. La partita si decide sul resto della torta: la Lega Nazionale Dilettanti presieduta da Giancarlo Abete, che vale il 34%, la Lega Pro con il 12% e la Serie B con il 6%. Fino a fine ottobre nessuna delle tre si era schierata. Il voto è segreto e le firme raccolte per presentare un candidato non vincolano i delegati nell’urna. Entro il 14 novembre la FIGC pubblicherà sul sito federale l’elenco delle candidature ammesse. Da quel momento si apriranno sette giorni per eventuali impugnazioni. Poi, lunedì 14 dicembre all’Hotel Hilton Rome Airport di Fiumicino, l’assemblea eleggerà presidente e consiglieri, con prima convocazione alle 8.30 e seconda alle 11. In quella sede si saprà anche se, dopo venti mesi, Claudio Lotito tornerà a sedere al tavolo della Federcalcio.