Nella mattinata di oggi, Via Allegri ha ricevuto i documenti che sanciscono l’inizio della sfida per il dopo-Gravina. Un passaggio formale che trasforma i “si dice” in una corsa a due per il trono del calcio italiano, in vista dell’assemblea elettiva fissata per il 22 giugno.
Ufficializzate le candidature: Abete e Malagò escono allo scoperto
La consegna dei documenti è avvenuta secondo modalità differenti, segnando plasticamente la distanza tra i due sfidanti. Giancarlo Abete, attuale presidente della LND, ha depositato la propria candidatura di persona, approfittando dell’ingresso al Consiglio Federale. Per Giovanni Malagò, invece, la formalizzazione è arrivata tramite un delegato. Con questo atto, entrambi i candidati alla Presidenza blindano la propria posizione: ora la FIGC avrà tempo fino al 22 maggio per analizzare le carte e pubblicare l’accettazione ufficiale delle liste.
L’enigma Lega Pro: diversamente dalla Serie A, Marani non scioglie le riserve
Mentre la macchina elettorale accelera, si delinea una spaccatura politica tra i grandi elettori. Diversamente dalla Lega Serie A, che si è già espressa con forza a favore di Giovanni Malagò (con l’appoggio di 19 club “e mezzo” su 20 lo scorso aprile), la Lega Pro guidata da Matteo Marani ha scelto per ora la via dell’attesa strategica.

Se i club della massima serie hanno già individuato in Malagò l’uomo della “svolta manageriale”, i club di Serie C non hanno ancora sciolto le riserve. Il motivo? Marani ha posto una questione di metodo: prima di dare un appoggio formale, la Lega Pro pretende di discutere i contenuti e i programmi condivisi, rifiutando di partecipare a una conta basata solo sui nomi e sui blocchi di potere. Questo 12% di voti della Lega Pro rimane, a oggi, l’incognita più pesante sulla vittoria finale.
Abete: “Candidatura formale, non sono l’uomo dei poteri forti”
Subito dopo il deposito, Abete ha voluto sottolineare la trasparenza del suo gesto e la solidità della sua base:
“La candidatura c’è ed è formalmente presentata. Sono sereno e fiducioso. Il rischio oggi non è il valore delle persone — e quello di Malagò è noto — ma che si scelgano i nomi senza avere programmi condivisi.”
L’ex numero uno della FIGC (che ha ricoperto la carica di Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio per ben sette anni, dal 2007 al 2014) punta tutto sulla coerenza e sulla “politica del fare”, strizzando l’occhio proprio a quelle componenti che, come la Lega Pro, chiedono riforme strutturali piuttosto che slogan.
Il nodo ineleggibilità: l’incognita che pesa sul deposito di Malagò
Nonostante il deposito ufficiale, sulla candidatura di Giovanni Malagò continua a pesare l’ombra del cooling off period. La presunta ineleggibilità legata al passaggio tra ruoli apicali dello sport è l’arma legale che potrebbe ribaltare il tavolo. Abete ha preferito non affondare il colpo, limitandosi a un richiamo al dovere civico:
“Non ho approfondito perché non è di mia competenza. Da cittadino ho il dovere di rispettare le regole, ma la mia sfida resta sul versante della politica sportiva“.
Sarà la commissione elettorale, entro il 22 maggio, a stabilire se il deposito di Malagò potrà trasformarsi in una candidatura valida a tutti gli effetti.
Elezioni FIGC: l’ufficialità che accende il contenzioso
L’atto formale del deposito chiude l’era della speculazione e apre quella dello scontro istituzionale. L’originalità di questa sfida risiede nel fatto che l’ufficialità delle candidature non porta stabilità, ma accelera il contenzioso giuridico. Il deposito della candidatura di Malagò è un guanto di sfida lanciato all’intero impianto regolamentare della Federazione. La vera partita non si giocherà solo nelle urne il 22 giugno, ma nelle stanze della FIGC durante le verifiche dei prossimi dieci giorni, dove il peso politico della Serie A e l’attesa tattica della Lega Pro si scontreranno con le rigide regole dello sport italiano.