Barcellona, il ciclo è finito 5 anni fa: dall’addio dei senatori alle spese folli sul mercato fino alle faide interne. Ora serve rifondare

L'epocale sconfitta del Barcellona contro il Bayern Monaco ha fatto parlare di fine di un ciclo. Ma la verità è che questa squadra era scomparsa da anni

È finita in goleada: 8-2, una vera e propria disfatta per il Barcellona, una sconfitta storica che secondo molti rappresenta la fine di un ciclo. Ma, a dir la verità, questo ciclo era già finito da un pezzo. Il Bayern Monaco ha camminato sui resti di una squadra allo sbando e dopo appena 30 minuti aveva già dato 3 gol di scarto ai catalani (4-1). Ci si aspettavano tanti gol, ma forse distribuiti in maniera diversa. E’ vero anche che diversi scricchiolii c’erano già stati contro il Napoli, ma i partenopei non avevano saputo approfittare delle dormite difensive del Barcellona. I tedeschi, invece, sono stati spietati. La fine di un ciclo è un qualcosa di fisiologico, di inevitabile. Il tempo passa, il calcio si evolve, persino le favole più belle arrivano alla fine. Ma, come anticipato, il declino è stato lento ed inesorabile ed ha solo raggiunto il culmine nella serata di ieri. Ma il ciclo era finito da un pezzo.

Un lento ma inesorabile declino: l’addio dei senatori, le scelte sbagliate e le faide interne

Una lenta ma inesorabile discesa verso il basso, partendo da quel ricambio generazionale che, dopo la finale di Berlino del 2015, non è mai arrivato. Dopo quel 3-1 alla Juve sono arrivate quattro eliminazioni ai quarti e una in semifinale. Un risultato davvero deludente. Subire rimonte clamorose da Roma prima e Liverpool poi ha aperto una ferita che probabilmente nell’ultimo anno si è solo allargata anziché rimarginarsi. Senatori e giovani talenti allontanati a discapito di acquisti spesso poco felici e soprattutto poco mirati. Gli addii di Puyol, Xavi e Iniesta hanno pesato come un macigno su questa squadra. Il capitano di mille battaglie, il cervello della squadra e l’illusionista. Un trio difficilmente sostituibile, ma la verità è che i blaugrana non ci hanno nemmeno provato. E il solo de Jong, per quanto ottimo in prospettiva, non può bastare. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, anche l’olandese ha dimostrato di dover crescere in campo internazionale, specie in appuntamenti di un certo livello. Poi c’è chi se la prende con Messi. La ‘Pulce’ ha spesso trascinato da solo una squadra non alla sua altezza, prendendosi responsabilità che gli appartenevano di diritto ma che lo hanno visto spesso predicare nel deserto. E se si in Spagna si arriva a criticare anche Messi, uno dei calciatori più forti di sempre, qualcosa che non va c’è. Un ragazzino arrivato in Catalogna per curarsi e cresciuto talmente tanto da diventare il miglior giocatore al mondo. Il Barça ha dominato perchè in squadra ha avuto dei fenomeni. Sicuramente. Com’è vero che il Real Madrid ha dominato in Europa finché ha avuto Cristiano Ronaldo, accompagnato comunque da altri ottimi calciatori. Ma la realtà è un’altra. I successi del Barcellona partono dalla Masia, alla Ciutat Esportiva i talenti si coltivano. E chi invece arriva in blaugrana pensando di sedersi e di sapere già tutto, non ha capito niente. E qualcuno lo ha imparato a sue spese, Ibra si tutti. Si insegna tanto, si insegna tutto. Dal comportamento, alla tecnica, a come vincere giocando bene. Ma forse in passato. Ora il Barcellona ha perso la bussola. Una squadra disorientata, che non riesce nemmeno a riproporre un barlume di quel gioco che è stato preso ad esempio dalla nazionale spagnola in primis, dall’Ajax negli anni successivi e cercato di imitare tante volte con successi alterni. Tante scelte sbagliate della dirigenza, dal mercato all’allenatore. Perché se puntare su Ernesto Valverde, reduce da ottime annate al Bilbao, poteva avere un senso, non lo ha invece andare a prendere Quique Setien dal Betis. Una scintilla mai scoccata tra il tecnico e la squadra, un gioco persino peggiorato. Ci ricorda vagamente qualcuno che ha fallito con una squadra italiana nell’ultima stagione. E probabilmente l’epilogo sarà lo stesso: esonero. E dire che l’altro allontanamento, quello di Valverde lo aveva “deciso” la squadra. Ricordate le parole di Abidal e la stizzita risposta di Messi? Vi rinfreschiamo la mente: “Molti giocatori non erano soddisfatti e lavoravano male. Inoltre c’era anche un problema di comunicazione interna. Il rapporto tra l’allenatore e lo spogliatoio sono sempre stati buoni, però ci sono cose che da ex giocatore riesco ad avvertire. Ho comunicato al club quello che pensavo e poi è stata presa la decisione”, disse il team manager, sentendosi replicare da Messi che “ognuno deve essere responsabile del proprio ruolo e farsi carico delle proprie decisioni. Inoltre credo che quando si parla di giocatori è necessario fare i nomi perché così si rischia di infangare tutti”.

Il mercato, il vero fallimento: soldi, soldi, soldi, ma pochi risultati

L’ultimo successo dei catalani in Champions League risale al 2015, come dicevamo. Ma anche nella Liga e nelle coppe e nelle supercoppe nazionali ci sono stati tanti passaggi a vuoto negli ultimi anni. Un ciclo glorioso e vincente venuto a mancare ben cinque stagioni fa. E anche il mercato ha fatto la sua parte. Un ruolo enorme e decisivo quello giocato dalle scelte in sede di trasferimenti. Si era parlato di una mini-rivoluzione dopo gli addii dei senatori, ma le scelte non sono state azzeccate. Acquisti errati, come quelli di Arda Turan (34 mln), parente molto lontano di quel giocatore ammirato all’Atletico, e di Aleix Vidal (17 mln). Giocatori che hanno avuto difficoltà ad ambientarsi e hanno deluso le aspettative come Samuel Umtiti (25 mln), e acquisti abbastanza incomprensibili, come Paco Alcacer (35 mln + il prestito di Munir), André Gomes (35 mln + 20 di bonus). Ma anche Lucas Digne, Paulinho (acquistato, poi ceduto e poi ripreso nuovamente, a dimostrazione di idee confuse), lo stesso Rakitic, crollato vertiginosamente negli ultimi due anni e destinato, infatti, a lasciare.

Se andiamo a fare i conti in tasca al Barcellona, dal 2013 ad oggi i blaugrana hanno speso la bellezza di 1,03 miliardi di euro sul mercato per comprare giocatori. Nello stesso periodo, solamente due società hanno speso di più: il Manchester City e il Chelsea, entrambe a quota 1.07 miliardi di euro. Non che le altre due abbiano fatto sfracelli in Europa, anzi. Ma la squadra di Guardiola si giocherà un quarto di Champions ampiamente alla portata e proverà ad arrivare in fondo. Anche il PSG raggiunge la soglia del miliardo di euro. E anche i francesi sono lì, in semifinale. Lì dove il Barcellona non c’è. Perché quel miliardo e oltre è stato speso per calciatori a volte improponibili: Dembelé (125 mln), Griezmann (120 mln), i più costosi, insieme a Coutinho che, per un motivo o per un altro, non è mai riuscito ad esplodere in Spagna ed è costato la bellezza di 145 milioni di euro. Tra gli altri acquisti “notevoli” di questo periodo, da segnalare i 41 milioni spesi per Malcom, i 36 per Lenglet, i 35 per Semedo, i 20 per Mathieu, i 19 per Vermaelen, tutti affari non proprio indimenticabili. Soprattutto se rapportati a quelli proficui: Ter Stegen (12), Rakitic (18) e Jordi Alba (14), una differenza di rendimento e utilità lampante. A questi possiamo poi aggiungere gli 88 milioni spesi per Neymar, per poi spedirlo al PSG e gli 81 per Suarez. Loro hanno reso, senza alcun dubbio. Ma anche investimenti importanti come quello per Arthur (31 milioni) non hanno avuto un senso. Perché spendere così tanto per un centrocampista poco più che ventenne e poi scambiarlo con Pjanic, un trentenne? Scelte sbagliate che hanno portato a tutto ciò. Anche all’8-2 del Bayern.

Barcellona da rifondare, dal mercato all’allenatore: chi rimarrà e chi partirà?

Stampa spagnola sotto shock dopo la sconfitta per 8-2 subita dal Barcellona in Champions per mano del Bayern Monaco. C’è chi parla di ‘Umiliazione’, chi di ‘Ecatombe’, chi di ‘Figura ridicola storica’. I tifosi del Barcellona non l’hanno presa benissimo. Una serie di striscioni polemici sono apparsi intorno alla Ciudad Deportiva del Barcellona, quartier generale dei blaugrana: “Dirigenti e giocatori, la vergogna in 121 anni di storia”, recita uno dei più duri. In un altro si legge: “Fuori, mercenari”. E’ chiaro che serve una rivoluzione. E anche le parole di un senatore come Piqué lo fanno capire: “Non so se questa sia una fine di un ciclo, non so come catalogare questa sconfitta, so solo che abbiamo toccato il fondo e dobbiamo fare un cambio sotto tutti gli aspetti. Siamo arrivati a un punto nel quale non stiamo proseguendo un cammino preciso e i risultati lo dimostrano. Da qualche anno, indipendentemente dai giocatori e dagli allenatori, in Europa non riusciamo a competere e facciamo tanta fatica anche in Liga. Questa è la dura realtà, non c’è più molto da fare e quello che è accaduto oggi è inaccettabile. E’ stata una partita orribile, provo vergogna e non ho parole. Nessuno qui è imprescindibile e se devo andarmene io me ne vado perché abbiamo bisogno di forze nuove e fresche. Sono il primo a farlo se serve perché abbiamo toccato il fondo e dobbiamo riflettere”. 

E se Piqué potrebbe salvarsi dalla rifondazione, visto che a parte lui la difesa del Barcellona è veramente imbarazzante, nessuno può sentirsi al sicuro. Tutti in discussione, un po’ come alla Juventus: da Messi a Setien fino a Bartomeu, presidente e principale responsabile delle debacle dei blaugrana. E proprio il suo ruolo è in forte discussione. Le elezioni presidenziali dovrebbero tenersi a marzo 2021, ma non è esclusa un’anticipazione, specie in caso di dimissioni di Bartomeu. Servirebbe una rivoluzione dicevamo. Come quella che attuò Guardiola al suo arrivo. Il problema del Barcellona è che i soldi non ci sono. Monte ingaggi alle stelle e situazione peggiorata con la pandemia. Saranno possibili solo piccole modifiche. Alcuni ritocchi alla rosa e poco altro. E allora anche la posizione di Messi torna in bilico. L’Inter ci ha provato in passato ed è un dato certo. E se l’argentino non dovesse rinnovare ci riproverà sicuramente. Altra questione sulla quale c’è parecchia confusione quella del rinnovo della ‘Pulga’. C’è chi dice che sia solo una formalità, chi invece pensa che i continui rinvii nascondano dietro qualcosa. Messi è inevitabilmente insoddisfatto dei risultati e si starà facendo delle domande nella sua testa. Anche le espressioni di ieri lo facevano chiaramente intendere. E alla fine si è visto lo sguardo di chi vedendo il risultato sul tabellone non solo si chiedeva come fosse possibile ma si domandava anche se fosse vero. Purtroppo per lui nessuno gli ha dato il famoso “pizzicotto”. E il futuro non è affatto scontato. Per la panchina, invece, ci sono un po’ più di certezze. Sembra una corsa a due tra Pochettino, ex Tottenham e in pole al momento, e la bandiera Xavi, attualmente in Qatar. Più defilato Koeman. Sarà compito di uno dei primi due provare a riportare il club ai fasti di qualche tempo fa. Non sono bastati acquisti milionari, la conferma dei pilastri del club e l’arrivo di qualche forza fresca dalla Masia. Non vorremmo essere nei panni del prossimo tecnico dei blaugrana. Probabilmente si ripartirà da uno stile di gioco completamente diverso. Perché è vero che il tiki-taka ha funzionato e in tanti hanno provato a copiarlo. Ci hanno provato persino due allievi del Barcellona come Guardiola e Luis Enrique, ma è altrettanto vero che hanno fallito miseramente e sono stati cacciati come degli allenatori di provincia da Bayern e Roma. Se è vero che gli dei cadono, è altrettanto vero che solo chi si rialza può ricominciare a camminare. Sicuramente il Barcellona tornerà a vincere, c’è solo da capire quando. Se i tempi saranno quelli tra la finale di Atene del 1994 e l’era Rijkaard (poco più di 10 anni) o se questa squadra avrà bisogno di anni e anni per tornare nell’Olimpo del calcio. La speranza dei tifosi è che un Barça, un nuovo Barça, possa raccogliere il testimone e portare la squadra verso nuove mete, nuovi trionfi. E se invece del fioretto dovrà usare la sciabola pazienza. La certezza è che il sipario è calato definitivamente dopo l’8-2 rimediato contro il Bayern Monaco. E che il Barça, questo Barça, finisce qui. O meglio, era già finito da un pezzo.

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