Il calcio italiano sta attraversando uno dei suoi momenti più turbolenti e trasformativi. Dopo il terremoto che ha portato alle dimissioni di Gabriele Gravina dai vertici della FIGC, seguito a ruota dagli addii di Buffon e dell’ex-CT Gennaro Gattuso, la Nazionale azzurra si ritrova oggi come una nave senza nocchiere. Nonostante la lunga lista di papabili, il nome per il nuovo CT resta ancora un’incognita, avvolto in un clima di incertezza istituzionale.
Tuttavia, le ultime ore hanno rimescolato violentemente le carte: mentre il suo Napoli vola dopo la vittoria contro il Milan — consolidando un secondo posto in classifica alle spalle della sola Inter di Chivu e ipotecando seriamente il ritorno in Champions League (come abbiamo analizzato in questo articolo) — la figura di Antonio Conte è tornata prepotentemente al centro del dibattito nazionale. Non più solo come suggestione, ma come una (auto)candidatura concreta e dichiarata.
L’autocandidatura di Conte: “giusto che il mio nome sia in quella rosa”
A rompere gli indugi è stato lo stesso tecnico leccese. Forte dei risultati ottenuti all’ombra del Vesuvio, Conte non si è nascosto nel post-partita contro i rossoneri, lanciando un segnale chiaro alla Federazione che verrà.
“È giusto che il mio nome faccia parte di quella rosa per la Nazionale, insieme ad altri lo metterei nel novero dei candidati se guidassi la Federazione. […] Conosco l’ambiente, ci sono già stato”.
Parole che sanno di sfida e disponibilità, confermate anche dalle lavagne dei bookmaker, che lo mettono in pole position davanti a Roberto Mancini, mentre restano più staccate le ipotesi Simone Inzaghi e Massimiliano Allegri.
Tra consenso e burocrazia: le reazioni del mondo del calcio all’autocandidatura di Conte a CT degli Azzurri
Le dichiarazioni di Conte hanno scatenato un effetto domino tra i grandi saggi e i vertici dei club. Aurelio De Laurentiis, solitamente restio a privarsi dei suoi pezzi pregiati, ha sorpreso con un’apertura diplomatica ma pungente:
“Se Antonio me lo chiedesse, lo lascerei andare senz’altro. Ma è un uomo intelligente: finché non esiste un interlocutore serio in FIGC, credo non si immagini a capo di qualcosa di così disorganizzato“.
Il patron azzurro ha poi colto l’occasione per indicare in Giovanni Malagò la figura perfetta per guidare la rinascita federale, scagliandosi contro la “politica lontana dal calcio”. A fargli eco, sul versante istituzionale dei tecnici, è Renzo Ulivieri, Presidente dell’Assoallenatori (AIAC), che ha voluto ricordare come la gerarchia venga prima dei nomi:
“Che Conte si sia fatto avanti così mi sembra un bel gesto, ma il casting non può dirsi chiuso perché non è ancora iniziata la campagna elettorale per il nuovo Presidente FIGC. Per statuto la scelta spetta al numero uno della Federazione: fino ad allora tutti zitti, anche se la storia positiva di Conte, sia con i club che in Nazionale, non si discute”.
Non potevano mancare, infine, i pareri di due “monumenti” della panchina e della storia azzurra, che hanno benedetto il possibile ritorno del tecnico salentino. Dino Zoff, l’indimenticabile capitano dell’Italia Mondiale 1982 ed ex CT azzurro (che portò l’Italia a un passo dall’Europeo 2000), ha promosso il ritorno a pieni voti:
“È un nome importante, l’uomo giusto. Ha già dimostrato di saper fare bene questo mestiere in un contesto difficile”.
Ultimo, ma non per importanza, Fabio Capello, noto per la sua autorità e i trionfi internazionali tra Milan, Real Madrid e Juventus, ha espresso un giudizio netto come suo solito:
“Conte è una buona candidatura. Allegri si è tirato fuori, Mancini per me è ‘squalificato’ per come sono andate le cose. Resta Antonio l’idea migliore per ripartire“.
Realtà Napoli, il caso Lukaku e il miraggio Italia al Mondiale 2026
Si rende comunque necessario tornare con i piedi per terra e analizzare la realtà dei fatti: Antonio Conte è, a oggi, l’allenatore del Napoli. Una posizione solida ma non priva di ostacoli, dato che oltre ai successi sul campo il tecnico ha dovuto affrontare la “crisi” legata a Romelu Lukaku, una situazione di tensione interna e gestione fisica che resta ancora un’incognita per il finale di stagione. Dall’altro lato, però, c’è un fattore che rende la data del 22 giugno (giorno fissato per le elezioni del nuovo Presidente FIGC) come un traguardo decisamente troppo lontano: il possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026. Il caso dell’Iran, che continua a minacciare il ritiro se non potrà giocare in Messico, tiene la FIFA sul filo del rasoio, nonostante si tratti di un’opzione che la federazione internazionale aveva già precedentemente bocciato. In questo scenario, se l’esclusione di Teheran dovesse concretizzarsi, l’Italia potrebbe essere ripescata per ranking, rendendo impensabile attendere fine giugno per nominare un CT. In tal caso, servirebbe un condottiero pronto subito, e questo spiega perché il nome di Conte sia diventato una necessità d’urgenza. In questo clima sospeso, il Napoli inizia comunque a tutelarsi ed emergono le prime speculazioni: in caso di addio di Conte per l’azzurro, i nomi caldi per la successione sembrano essere quelli di Vincenzo Italiano e Stefano Pioli. Ma fino a quando la FIGC non avrà un nuovo volto e il caso Iran non sarà risolto, quella di Conte resta una suggestione bellissima, seppur ancora tutta da scrivere.

