Il killer instinct di Manzambi sveglia quello dell’intera squadra: botta e risposta tra 2005 con la Bosnia ma alla fine il risultato è un doloroso 4-1

Fiammata svizzera al Los Angeles Stadium: la sblocca la ferocia sotto porta di Manzambi, poi il finale diventa un incredibile affare tra talenti e millennial

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Una fiammata invisibile per scacciare i fantasmi e prendersi di prepotenza la scena mondiale. Al LOS ANGELES STADIUM, la sfida Svizzera VS Bosnia (Gruppo A) metteva di fronte due squadre dai vissuti psicologici completamente opposti dopo il debutto. La Bosnia volava sulle ali dell’entusiasmo dopo il pareggio dal sapore di vittoria contro i padroni di casa del Canada; la Svizzera, al contrario, masticava amaro per aver clamorosamente “mangiato” due punti d’oro nel brutto pareggio contro il Qatar. A risolvere una fitta trama di tensione ci ha pensato il clamoroso killer instinct di Manzambi, protagonista assoluto di un finale pirotecnico caratterizzato anche da un incredibile botta e risposta tra talenti della generazione 2005.

Primo tempo bloccato: la Bosnia erige un muro a Los Angeles

La Svizzera prova subito a fare la partita e al 9′ crea la prima vera occasione con un tiro di Dan Ndoye che scheggia la parte esterna della rete. Poco dopo Breel Embolo si inserisce pericolosamente in area, ma viene fermato dalla bandierina del guardalinee per fuorigioco. La Bosnia si difende con grandissimo ordine e dimostra di avere gamba per ripartire in modo pericoloso, anche se al 14′ manca di lucidità nell’ultimo cross. Il possesso svizzero si concentra per il 95% dei casi sulla fascia sinistra, ma negli ultimi 20 metri manca sempre l’ultimo passaggio. Il portiere bosniaco Vasilj è chiamato solo a interventi di routine, mentre la Bosnia fatica a costruire gioco affidandosi quasi esclusivamente alle spallate di classe del suo fuoriclasse Edin Džeko. Al 35′ la Bosnia si schiera stabilmente a 5 in difesa; Memić ci prova col destro al 36′ (parato), seguito da un’incursione di Kolašinac al 49′. Dopo i primi venti minuti di buon ritmo, la Svizzera si spegne progressivamente e le due squadre vanno al riposo sullo 0-0.

La luce di Manzambi: il gol che sblocca la Svizzera

La ripresa si apre con una perla di Ndoye, che al 56′ tenta una spettacolare rovesciata parata dall’estremo difensore (azione poi viziata da offside). Al 59′ la Bosnia perde pezzi con l’ammonizione di Dedic, ma la vera svolta arriva al 74′. Alla Svizzera serviva un lampo, una giocata di pura furbizia e cattiveria. Ci pensa Manzambi, il più giovane di tutti della spedizione elvetica, un classe 2005 con una personalità d’acciaio. Il ragazzo entra in area con una cattiveria agonistica fuori dal comune e, complice un pizzico di fortuna su un rimpallo che rimette la palla a disposizione, si coordina magnificamente piegando le mani a Vasilj per l’1-0. Un gol pesante come un macigno, che scrolla di dosso tutta la pressione accumulata dalla Svizzera nel torneo e innesca un vero e proprio risveglio di talenti in campo.

Il killer instinct di Manzambi e il botta e risposta tra 2005

Il gol subìto fa saltare i nervi alla Bosnia: Muharemovic viene espulso lasciando i suoi in 10 uomini. Con l’uomo in più la Svizzera gestisce i ritmi di gioco a piacimento e all’84‘ cala il raddoppio: Embolo lavora splendidamente un pallone in area e serve a Ruben Vargas l’assist perfetto per il 2-0. All’88‘ sale nuovamente in cattedra la stoffa del fuoriclasse: è ancora Manzambi a firmare il gol del 3-0. Il killer instinct di Manzambi in questa azione è qualcosa di quasi soprannaturale per freddezza e senso della posizione. La partita sembra finita, ma il recupero di 6 minuti regala l’ultimo sussulto romantico del match. Al 90′, infatti, arriva il momento del botta e risposta tra millennial: per la Bosnia accorcia le distanze Mahmić, un altro giovanissimo talento classe 2005, che risponde alla doppietta del coetaneo svizzero siglando il punto del 3-1. Al 96‘ c’è ancora tempo per la passerella finale: rigore solare per la Svizzera. Sul dischetto si presenta Capitan Granit Xhaka contro Vasilj (portiere che vanta il 30% di rigori parati in carriera). Il portiere bosniaco stavolta intuisce ma non intercetta: Xhaka non sbaglia e fissa il risultato sul definitivo 4-1, regalando tre punti fondamentali alla Svizzera per il cammino nel Gruppo A.