Verso i Mondiali 2026: dopo un primo tempo “narcotizzato”, l’Italia di Gattuso “almeno questa” la porta a casa

Tra il muro di O'Neill e i gol di Tonali e Kean, resoconto di una notte vissuta col fiato sospeso verso il Mondiale 2026 ma il cui ritmo interroga sul futuro

  • Foo di MICHELE MARAVIGLIA / ANSA
  • Foto di MICHELE MARAVIGLIA / ANSA
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L’Italia vince 2-0 contro l’Irlanda del Nord e stacca il pass per la finale playoff contro la Bosnia per accedere al Mondiale 2026. Ma oltre il risultato, resta il racconto di una notte carica di tensione, di volti familiari e di un dubbio che avvolge il cuore dei tifosi: ci basta davvero vivere alla giornata?

L’inno, le sciarpe e il cuore di Sofia Goggia: un’unione oltre lo sport

La serata è iniziata con un’atmosfera elettrica. Sugli spalti, la partecipazione del pubblico è stata totale: un mare di sciarpe e bandiere sventolate con orgoglio già durante l’inno nazionale, un segnale di vicinanza che la squadra ha percepito fin dal primo istante. È stato bello vedere quel sostegno reciproco tra discipline sportive diverse, con volti iconici come quello di Sofia Goggia, reduce dalle sue recenti medaglie, presente per spingere gli Azzurri. Accanto a lei, una vera sfilata di storia del calcio e non solo: Mario Balotelli, Giorgio Chiellini e, poco più in basso, vicini a un teso Rino Gattuso, c’erano Gigi Buffon, Leonardo Bonucci e l’ex CT Spalletti. Un segnale di unità potente, ribadito dalla presenza commovente di Zaccagni e Di Lorenzo: pur indisponibili per infortunio, hanno voluto esserci, indossando la tuta ufficiale e tifando come ultrà aggiunti per i propri compagni. Ma l’attaccamento alla maglia non si è visto solo in tribuna. In campo c’era chi ha sfidato la logica clinica e i chilometri: pensiamo a Mateo Retegui, atterrato appena in tempo dagli Emirati Arabi e subito pronto a dare battaglia, o a Gianluca Mancini, le cui condizioni fisiche ci avevano fatto tremare alla vigilia. Lo davamo per spacciato, un’assenza certa che avrebbe pesato come un macigno, e invece era lì, al centro della difesa, a dare il cuore su ogni pallone nonostante i cerotti.

Gattuso contro O’Neill: la verità scritta in faccia e il peso di avere “tutto da perdere”

In panchina il contrasto è stato quasi cinematografico. Da una parte Michael O’Neill, il CT dell’Irlanda del Nord, freddo e capace di dissimulare l’emozione nonostante nei giorni scorsi avesse definitio l’Italia “la squadra che ha tutto da perdere”.

Dall’altra parte, Rino Gattuso. Da buon calabrese, Rino non ha filtri: aveva tutte le emozioni scritte in volto. La sofferenza, la grinta, la paura e infine la liberazione. Se O’Neill giocava a scacchi, Gattuso combatteva in trincea, incarnando perfettamente lo stato d’animo di un intero Paese che sentiva il peso di quel “tutto da perdere” sulla propria pelle.

Il “primo tempo narcotizzato” di Adani e le spire del dubbio azzurro

Nonostante la vittoria finale, non si può ignorare la fatica. Per tutto il primo tempo, gli italiani – sia quelli allo stadio che quelli incollati alla TV – hanno avuto il cuore avvolto dalle spire del dubbio. L’incertezza regnava sovrana contro un’Irlanda del Nord che si è confermata un muro compatto, stretta su ogni pallone, forte di uno spirito di sacrificio difensivo che lasciava pochissimi margini. È stato in questa fase che Lele Adani ha coniato la definizione un po’ sui generis: un’Italia “un po’ narcotizzata”. Eravamo lenti, quasi storditi dalla pressione e dalla densità avversaria. Un torpore che ha fatto temere il peggio, ricordandoci quanto sia sottile il filo su cui cammina questa Nazionale.

Sandro Tonali e la fame di Moise Kean: quando il desiderio diventa gol

La scossa è arrivata dai singoli. Sandro Tonali ha confermato la sua centralità con una performance solida, coronata dal gol che ha sbloccato l’inerzia del match. Ma la vera copertina della serata va a Moise Kean. Per tutta la partita Moise ha manifestato un desiderio fisico, quasi carnale, di segnare. Ha cercato l’occasione in ogni spazio, ha incassato colpi e, anche quando i primi tentativi sembravano infrangersi contro il muro nordirlandese, non ha smesso di crederci. Alla fine, la sua perseveranza è stata premiata con un bellissimo gol sul palo che ha chiuso i conti, evitando lo spettro dei supplementari e dei rigori che O’Neill tanto bramava.

Vivere alla giornata o costruire il domani? Il dilemma delle giovani leve e la sfida alla Bosnia

A fine match, rivolgendosi alla panchina, Gattuso ha esclamato: “questa l’abbiamo portata a casa”. È vero, l’abbiamo portata a casa, ma il sapore è dolceamaro. Ci basta davvero essere felici per aver evitato il baratro? Ci va bene vivere alla giornata, sospesi tra un primo tempo “narcotizzato” e un lampo di genio individuale? Le giovani leve sono state schierate solo nel finale: il giovane Pio Esposito ha fatto del suo meglio, ma insieme a Palestra e Gatti non ha avuto il tempo materiale per incidere davvero. Ora la testa va a martedì, alla sfida contro la Bosnia (uscita vincitrice ai rigori contro il Galles). Vincere significherebbe qualificazione ufficiale ai Mondiali 2026 per il Gruppo A. Mentre altri tre pass restano in bilico tra le altre contendenti (Svezia-Polonia, Turchia-Kosovo, Repubblica Ceca-Danimarca) noi ci chiediamo se questa Italia saprà finalmente svegliarsi del tutto o se continuerà a camminare sul ciglio del burrone, con il cuore in gola e la grinta di Ringhio come unico paracadute.