Dieci punti in quattro giornate, una squadra che gioca e convince, uno stadio che resta vuoto per la contestazione al presidente, ne abbiamo già parlato qui. In questo equilibrio fragile Gennaro Gattuso ha chiuso la porta a Mauro Icardi. Venerdì a Formello, alla vigilia di Venezia-Lazio (sabato 19 settembre alle 20:45 al Penzo), il tecnico biancoceleste ha escluso il tesseramento dell’attaccante argentino, svincolato dopo l’esperienza al Galatasaray. La ragione è che le scelte per l’attacco sono già state fatte in estate, con Andrea Pinamonti e Albert Gudmundsson. Non è una bocciatura tecnica. «Ha fatto 250 gol in carriera e nessuno discute il suo valore», è la premessa.

Il punto, per Gattuso, è il patto con chi è già in rosa:
«Quando si spendono delle parole con alcuni giocatori poi non ci si può incartare. Abbiamo tanti giocatori. Per me queste cose si chiamano equilibri e bisogna essere bravi a tenerli».
È una linea condivisa, ha precisato, con il presidente e con il direttore sportivo.
Pinamonti, Noslin e l’attacco a rotazione
Il messaggio più diretto è per Pinamonti, partito dalla panchina contro il Milan e non ancora al meglio. Gattuso lo protegge ricordando da dove arriva: nelle ultime settimane al Sassuolo si è allenato poco, poi ha preso una botta alla caviglia e ha giocato stringendo i denti.
«È un ragazzo perbene che ha grandissima voglia di fare. Deve stare tranquillo, Roma non è stata costruita in un giorno».

Davanti, Mattia Zaccagni è l’unico titolare fisso: tutti gli altri ruotano. Tijjani Noslin, in gol contro il Milan, è per il suo allenatore un giocatore «diverso e più dinamico». Pinamonti ha altre caratteristiche, e la scelta cambia di partita in partita in base all’avversario da mettere in difficoltà.
Infermeria Lazio: Cataldi con il gruppo, Marusic dopo la sosta
Danilo Cataldi è a disposizione. Adam Marusic ha ripreso a correre e tornerà utilizzabile dopo la sosta. Per Nicolò Rovella la verifica è rinviata a giovedì o venerdì prossimo. Fisayo Dele-Bashiru è guarito, ma lo staff ha preferito non rischiarlo. Disponibili anche Danilho Doekhi, che si è regolarmente allenato, e Gustav Isaksen, nonostante qualche piccolo problema in settimana.
Venezia-Lazio, l’avvertimento: «Non dobbiamo peccare di presunzione»
Il Venezia di Giovanni Stroppa è ultimo, ancora a zero punti dopo quattro sconfitte. È proprio questo che preoccupa Gattuso: «Non dobbiamo pensare che siamo diventati tutti bravi». Descrive l’avversario come una squadra che avrebbe meritato di fare punti, che «ti palleggia in faccia e ti prende uomo su uomo».

Il poco ottenuto finora, insiste, è venuto dal lavoro di squadra e dal «famoso elmetto». Senza quello, a Venezia sarebbe dura. C’è anche un conto aperto con la ripresa contro il Milan, quando il 2-0 del primo tempo è diventato un 2-2.
«Sono schiavo del mio personaggio»: Gattuso rivendica il suo calcio
C’è spazio anche per una risposta a chi lo racconta solo come allenatore di grinta. Gattuso rivendica le stagioni al Napoli e al Milan:
«Forse qualcuno si dimentica ciò che è stato fatto al Napoli e al Milan, non sono andato in Champions con 77 punti».
E ricorda che con il Napoli, vincendo l’ultima partita contro il Verona, sarebbe arrivato secondo. Il problema, ammette, è l’etichetta:
«Io sono schiavo del mio personaggio da calciatore. Quando ti battezzano Ringhio è normale».

Poi aggiunge un’autoironia che dice molto del suo calcio di oggi: un giocatore con le sue caratteristiche, forse, nella squadra che adesso allena, non giocherebbe.
Le scuse ai tifosi dopo il Milan e il silenzio su Lotito
Il passaggio più umano arriva alla fine. Dopo il pareggio con il Milan, in un Olimpico disertato dalla tifoseria biancoceleste in contestazione con il presidente, Gattuso si era lasciato andare a un’espressione colorita: «il calcio senza tifosi fa cag…». Ora fa un passo indietro:
«Devo chiedere scusa perché mi sono fatto prendere dal nervosismo».
Il suo rammarico è di non aver ringraziato i circa diecimila che erano venuti a sostenere la squadra:
«Ho commesso un errore. Li ringrazio, spero in futuro ce ne saranno ancora».
Sulla vicenda che coinvolge Claudio Lotito, l’allenatore non entra. Il perimetro che ha fissato è lo spogliatoio, la palestra e il campo, dove si parla solo di lavoro. Ha usato una sola frase per chiudere il discorso: «Ci possiamo solo lamentare se per 4-5 mesi non arriva il salario, sennò no». La Lazio si presenta così in Laguna. Ha un attacco che non si allarga, un’infermeria che si svuota e un allenatore che ha scelto di proteggere i suoi prima ancora del risultato. Le rivali davanti, Roma e Inter, si affrontano all’Olimpico alle 18. Due ore e tre quarti dopo, al Penzo, tocca ai biancocelesti.