Ci risiamo. Ancora una volta è tornato il tormentone più logorante, surreale e francamente cliché del più recente calcio nostrano: il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026. Oggi, mercoledì 20 maggio, scade l’ultimatum della Fifa all’Iran per la questione dei visti d’ingresso negli Stati Uniti. Una situazione geopolitica intricatissima che, sulla carta, potrebbe riaprire uno spiraglio per gli Azzurri, eliminati a marzo dalla Bosnia nei playoff. Ma diciamoci la verità: anche basta. Gli appassionati di calcio italiani sono stanchi di inseguire queste speranze artificiali e “da tribunale”. Oltre ad essere una narrazione non credibile – smentita prima da Trump e poi dallo stesso Gianni Infantino – andare al Mondiale per il forfait politico di un’altra nazione sarebbe l’ennesima umiliazione per il nostro movimento; uno scenario in merito al quale la maggioranza degli italiani si è, peraltro, espressa negativamente. Eppure, la scadenza di oggi costringe a fare il punto della situazione.
Ultimatum Fifa all’Iran: cosa succede oggi 20 maggio?
Il fulcro della vicenda è strettamente politico e logistico. L’Iran non ha ancora ottenuto i visti d’ingresso dagli Stati Uniti per partecipare alla rassegna iridata che partirà il prossimo 11 giugno. Tra la guerra in corso e le pesantissime tensioni diplomatiche con USA e Israele, i giocatori iraniani sono attualmente “parcheggiati” in Turchia ad allenarsi, in attesa di capire il proprio destino. La Fifa ha fissato la deadline proprio per oggi, 20 maggio, data in cui è previsto un incontro decisivo a Zurigo per sciogliere le riserve. Il presidente della Federcalcio iraniana, Mehdi Taj, come avevamo già detto, ha dettato ben 10 condizioni per partecipare (tra cui garanzie di sicurezza assoluta per inno, bandiera e staff), ricordando che il Mondiale è una “importante risorsa diplomatica”. L’Iran vuole esserci, ma senza rinunciare ai propri valori. Se non arriveranno i visti per tutti, il forfait potrebbe essere inevitabile.
Il “caso Vancouver” e lo spettro del terrorismo sui Mondiali 2026
A rendere la situazione ancora più tesa è il clamoroso e recente precedente a Vancouver, in Canada. Una delegazione iraniana, con a capo lo stesso Taj, è stata letteralmente respinta al controllo di frontiera canadese. Il motivo? I legami di alcuni dirigenti con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), inserito dal Canada e dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, è stato categorico a riguardo:
“Gli atleti non sono il problema. Quello che l’Iran non può fare è portare un gruppo di terroristi nel nostro Paese fingendo che siano giornalisti o preparatori atletici”.
Infantino e Trump chiudono la porta: perché il ripescaggio dell’Italia è una fake news
Nonostante il caos geopolitico, sperare nel ripescaggio dell’Italia significa ignorare la realtà dei fatti. I vertici del calcio e della politica mondiale hanno già blindato la situazione, lasciando a zero le speranze azzurre. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha spento sul nascere ogni speculazione durante il Congresso di Vancouver: “L’Iran giocherà i Mondiali, il motivo è semplice: il calcio deve unire la gente. Non c’è nessuna federazione sospesa”. A metterci il carico da novanta è stato persino Donald Trump. Interpellato nello Studio Ovale sulla bizzarra ipotesi di rimpiazzare l’Iran con l’Italia (idea caldeggiata dall’inviato speciale Paolo Zampolli), il presidente degli Stati Uniti è letteralmente caduto dalle nuvole, liquidando la pratica in pochi secondi: “L’Italia al posto dell’Iran? Non ci penso troppo… Non vogliamo penalizzare gli atleti”. Insomma, tra l’ostinazione dell’Iran a partecipare, la Fifa che vuole evitare figuracce e gli Stati Uniti che, evidentemente, non hanno intenzione di trasformare anche il campo verde in una plancia da Risiko globale, la storia del ripescaggio italiano si conferma per l’ennesima volta ciò che è sempre stata: un’illusione a cui nessun tifoso italiano ha più voglia di credere. Rimaniamo a casa, con dignità.