All’alba italiana il fuso orario dei Mondiali 2026 regala le prime, immense sentenze calcistiche, capaci di viaggiare da una costa all’altra del Nord America. Se la notte scorsa aveva visto i riflettori accesi sul pareggio tra Brasile e Marocco (un match vibrante di cui abbiamo raccontato ogni dettaglio qui), le prime ore del mattino hanno stravolto le gerarchie dei gironi C e D. Tra favole storiche che si rinnovano e bruschi risvegli, i verdetti del campo tracciano una linea netta: la gioia incontenibile della Scozia a Boston e il dramma sportivo di Vincenzo Montella nella cornice canadese di Vancouver.
Boston Stadium in estasi: la Scozia spezza il tabù dopo 36 anni, applausi ad Haiti
Alle ore 3:00 italiane al Boston Stadium di Foxborough, in Massachusetts, si è scritta una pagina di pura storia del calcio. Per il Gruppo C (lo stesso di Brasile e Marocco), si sono trovati di fronte due paesi, due culture e due storie completamente diverse, ma unite dallo stesso identico destino: il Mondiale del grande ritorno. La Scozia attendeva questo momento da 28 lunghi anni; per Haiti l’attesa durava addirittura da 52 anni, un palcoscenico che rappresentava la chance di portare un frammento di immenso orgoglio a un paese storicamente martoriato da fame, violenza e anni di profonde crisi sociali.
Il match è stato un monologo britannico nelle prime battute. Dopo appena 120 secondi la Scozia ha spaventato i caraibici con una conclusione ravvicinata di Gannon-Doak. Pochi minuti dopo, lo stesso asse Gannon-Doak ha rifinito per Scott McTominay, il cui tiro millimetrico ha stampato un clamoroso palo. Il gol che ha deciso l’incontro è arrivato al 27′ del primo tempo: un cross perfetto ha trovato l’inserimento di John McGinn, l’esterno dell’Aston Villa, che ha infilato la palla in rete per l’1-0. Haiti, tutt’altro che rassegnata, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo provandoci al 33′ e alzando il baricentro nella ripresa. Al 72′ McGinn ha fallito il raddoppio incrociando troppo il sinistro, e un minuto dopo il Boston Stadium ha tremato: al 74′ l’attaccante haitiano Frantzdy Pierrot ha svettato di testa a botta securi, mandando la sfera a pochissimi centimetri dal clamoroso pareggio. Lo stesso Pierrot, a soli 180 secondi dal triplice fischio, ha spaventato nuovamente la retroguardia di Clarke con un tiro potente. Al fischio finale, però, la Tartan Army ha potuto far esplodere tutta la propria gioia: 36 lunghissimi anni dopo l’ultima volta, la Scozia torna a vincere una partita al Mondiale. Onore alle armi a un’ottima Haiti, che esce dal campo a testa altissima tra gli applausi del pubblico neutrale.
I sogni muoiono all’alba a BC Place: i Socceroos mettono una pietra sul debutto di Montella
Indro Montanelli scriveva con cinica poesia che “i sogni muoiono all’alba”, e la spietata legge del campo ha confermato questa massima proprio sotto il cielo di Vancouver. Al BC Place, alle ore 6:00 italiane, è andato in scena il debutto delle altre due squadre del Gruppo D (dopo USA e Paraguay). C’era un’intera generazione in Turchia che non aveva mai visto la propria Nazionale protagonista su un palcoscenico mondiale: ben 24 anni di logorante attesa per un popolo che ha fame di grande calcio. L’approdo in panchina dell’italiano Vincenzo Montella era stato salutato come l’occasione perfetta per rimettere la Turchia al centro del mondo, attirando le attenzioni dei media italiani, curiosi di vederlo trionfare a distanza come Carlo Ancelotti. In un girone che sulla carta doveva essere all’insegna dell’equilibrio assoluto – ma dove gli Stati Uniti hanno già urlato al mondo di voler recitare il ruolo di dominatori assoluti – la sfida tra Turchia e Australia assumeva già i contorni di uno spareggio cruciale per decretare la vera anti-USA. Da una parte la foga e l’attesa dei turchi, dall’altra la totale leggerezza e sicurezza dei Socceroos, veterani della competizione che non mancano un Mondiale dal 2006 e reduci dagli ottimi ottavi di finale conquistati in Qatar nel 2022. Sotto gli occhi del presidente della FIFA Gianni Infantino, presente in tribuna, e la direzione di un fischietto venezuelano, la partita si è rivelata da subito una complessa scacchiera di spazi stretti. La Turchia ha cercato di controllare il ritmo come chiesto da Montella, muovendo il pallone con estrema pazienza, ma si è dovuta scontrare contro un muro di organizzazione difensiva, sacrificio e ripartenze fulminee.
L’incubo Irankunda si abbatte su Montella: Arda Güler sbatte contro Beach
L’avvio di gara ha visto la Turchia spingere sull’acceleratore, guidata dal talento cristallino di Arda Güler. La stella del Real Madrid ha provato a caricarsi la squadra sulle spalle con una serie di conclusioni velenose. Su una di queste, una splendida parata di Patrick Beach – il giovane portiere australiano chiamato a sostituire a sorpresa il titolare – ha strozzato in gola l’urlo dei tifosi turchi. E come spesso accade nel calcio, al mancato vantaggio è seguito il più classico e spietato dei contropiedi. L’Australia è ripartita in transizione e ha freddato la retroguardia di Montella con un gol spettacolare: una conclusione chirurgica piazzata sul primo palo che ha firmato l’1-0. A segnare è stato l’uomo copertina dei Socceroos, Nestory Irankunda, al suo sesto gol in Nazionale. Il talento di origini africane (nato in Tanzania da genitori in fuga dal Burundi e poi naturalizzato australiano) è diventato in pochissimi minuti il vero incubo della difesa turca. La reazione della Turchia è stata rabbiosa ma sfortunata: un missile di Bardakcı ha rischiato letteralmente di “smontare la porta”, stampandosi sul palo a portiere battuto. L’Australia ha poi sfiorato il raddoppio con una traversa colpita ancora su una splendida fiammata accesa dal solito Irankunda, andando al riposo sull’1-0 e ribaltando i precedenti storici del 2004, quando la Turchia vinse due amichevoli ravvicinate a Sydney e Melbourne. Nella ripresa, la musica non è cambiata. Montella ha inserito forze fresche per scardinare il fortino eretto dal CT oceanico Popovic, ma la prima grande conclusione turca è stata nuovamente murata da uno strepitoso Patrick Beach, alla sua terza presenza in Nazionale ma già maturo come un veterano. I calci d’angolo e i tentativi disperati di Arda Güler hanno continuato a infrangersi sulla difesa australiana.













