Nel calcio globale contemporaneo, non sono i risultati in campo a determinare il valore economico di una squadra ma la sua capacità di diventare un marchio riconoscibile in tutto il globo. Lo dimostra il Real Madrid che con un valore di oltre 9 miliardi di dollari è ancora il club calcistico più prezioso del mondo. Il club madrileno ha fatto della sua capacità di generare ricavi attraverso sponsor, diritti televisivi, merchandising, contenuti digitali e attività commerciali uno dei suoi punti di forza, e non è l’unico. Man mano che i valori crescono, infatti, è sempre più evidente che il calcio europeo si stia avvicinando sempre di più ai modelli di business che caratterizzano lo sport nordamericano, diverso per storia e meccanismi. Il valore del brand e la sostenibilità economica sono oggi elementi imprescindibili per i club europei, mentre cercano di rinegoziare i termini del loro rapporto con il territorio e con le tifoserie storiche.
Perché il Real Madrid è il club che vale di più al mondo
Nonostante due stagioni non all’altezza delle aspettative definite dalla sua storia, il Real Madrid occupa stabilmente la vetta delle classifiche economiche del calcio mondiale. Tra i club più titolati al mondo (tra gli altri, il palmarès conta i numeri record di 36 campionati spagnoli e 15 Coppe dei Campioni e Champions League), i Blancos sono per il quinto anno di fila il club calcistico con il valore più alto al mondo, pari a 9,5 miliardi di dollari. Anche i risultati sportivi delle ultime due stagioni, culminati con il secondo posto in Liga e l’eliminazione ai quarti di Champions League, non hanno intaccato la crescita economica del club, che nella stagione 2024/25 ha registrato ricavi superiori a 1,2 miliardi di dollari. Quello madrileno non è l’unico club al mondo a raggiungere cifre così importanti: dietro il Real Madrid, nella classifica stilata da Forbes, compaiono Barcelona (7,5 miliardi), Manchester United (7,2 miliardi), Liverpool (6,2 miliardi), Paris Saint-Germain (5,8 miliardi), Bayern Monaco (5,7 miliardi), Manchester City (5,5 miliardi), Arsenal (5,4 miliardi), Chelsea (4,2 miliardi) e Tottenham (3 miliardi). All’undicesima posizione si trova l’Atlético Madrid con 2,95 miliardi, terzo e ultimo club del campionato spagnolo. Dal punto di vista dei valori dei club, la Liga è dunque tra i campionati meno rilevanti. La Premier League, ad esempio, conta 11 club su 30, mentre la Serie A conta quattro club (Juventus, Milan, Inter e Roma, con valori che vanno da 2,4 miliardi a 940 milioni). La Bundesliga, al pari della Liga, è rappresentata da tre club (Bayern Monaco, Borussia Dortmund e VfB Stuttgart), mentre la Ligue 1 e la Primeira Liga sono rappresentati entrambi da un solo club (il campionato portoghese conta il Benfica con un valore di 960 milioni). Tutti i club presenti in questa classifica sono accomunati, al di là del risultato sportivo più o meno costante, dal successo nell’aver trasformato quel risultato in un valore economico duraturo. Al pari dei trofei vinti, infatti, a determinare oggi il valore di un club è anche la forza del marchio, la capacità di attrarre sponsor internazionali, la presenza sui mercati globali e la generazione di ricavi diversificati. In una parola: la riconoscibilità. Nel caso del Real Madrid, ad esempio, un ruolo importante l’ha giocato la trasformazione del Santiago Bernabéu. Oggi l’impianto non è più “solo” uno stadio destinato alle partite di calcio, al contrario è una struttura multifunzionale progettata per ospitare eventi e attività commerciali tutto l’anno e, di conseguenza, produrre profitti costanti. In questo modo il club ha costruito un modello economico stabile e prevedibile, slegato dai risultati sportivi, diventando una delle aziende dell’intrattenimento sportivo globale più potenti al mondo. La costruzione di nuovi stadi e la ristrutturazione degli impianti esistenti è uno dei fattori alla base dell’aumento dei valori dei club, fattori tra cui rientrano anche l’aumento dei premi delle competizioni internazionali, i sempre maggiori ricavi dei diritti televisivi e i nuovi investitori stranieri.
Dal calcio alle franchigie sportive: il modello americano come riferimento
Nella classifica delle 30 squadre di calcio con maggiore valore al mondo compaiono, senza sorprese, anche 7 squadre militanti nella Major League Soccer nordamericana. Come abbiamo già visto in precedenza, la lega calcistica d’Oltreoceano sta assumendo un’importanza sempre maggiore nel calcio globale, attirando grandi nomi e producendo ingenti profitti. La squadra con il valore più alto tra le top 30 è l’Inter Miami FC: l’arrivo di Lionel Messi nel 2023 ha portato non solo alla vittoria di una Leagues Cup e di una MLS Cup ma ha anche fatto quadruplicare i ricavi della franchigia, che oggi vale 1,35 miliardi di dollari, aumentando numero di biglietti venduti e sponsorship commerciali. Seguono, in classifica, Los Angeles FC (1,32 miliardi), LA Galaxy (1,08 miliardi), New York City FC (1,02 miliardi), Atlanta United FC (1 miliardo), Seattle Sounders (860 milioni) e Austin FC (855 milioni). Nel complesso, il valore economico globale della Major League Soccer si attesta a una media di 731 milioni di dollari per franchigia, con un aumento medio del 6% annuo e un valore tecnico delle rose di 1,40 miliardi. Senza contare che la MLS è la seconda lega calcistica al mondo per affluenza media di tifosi allo stadio dopo la Premier League. Man mano che i club europei aumentano il loro valore, è evidente che l’ispirazione arriva proprio dallo scenario sportivo del Nord America. Le principali leghe sportive statunitensi, ovvero NBA, NFL, MLB ed NHL, operano secondo un modello di franchise (o franchigie), ben diverso dal modello dei club europei. Le franchigie sono organizzazioni sportive che rappresentano asset economici e commerciali all’interno di un sistema chiuso in cui, a differenza dei campionati europei, non esistono promozioni e retrocessioni. Per queste organizzazioni, dunque, la crescita dei ricavi e la tutela degli investimenti assumono un ruolo prioritario rispetto ai soli risultati sportivi. Al contrario, il calcio europeo si è sviluppato a partire da club nati su espressione delle comunità locali e, soprattutto, vive in un sistema in cui la competizione è alta e il merito sportivo è il principale criterio di accesso alle competizioni più prestigiose (e più redditizie). Nonostante le differenze, è indubbio che il modello americano abbia, negli ultimi anni, influenzato il calcio europeo dove i club ragionano sempre di più come vere e proprie industrie globali.
Come il calcio europeo si sta avvicinando alle franchigie
Abbiamo già visto, ad esempio parlando di diritti televisivi, ristrutturazione degli stadi o annunci delle nuove maglie, come l’avvicinamento al modello delle franchigie sia visibile in numerosi aspetti della gestione calcistica contemporanea. Lo dimostrano, ad esempio, i tour estivi organizzati negli Stati Uniti, in Asia o in Medio Oriente, ormai di importanza strategica, o gli investimenti sempre più importanti nella produzione di contenuti digitali, o, ancora, nelle partnership commerciali internazionali e nelle costruzioni di fanbase globali. La chiave di questi cambiamenti è riconducibile, in larga parte, alla sempre maggiore importanza del brand. Se fino a pochi anni fa il successo sportivo era l’unica via per aumentare ricavi e prestigio, oggi molti club sfruttano il proprio marchio per mantenere valutazioni elevatissime nonostante stagioni sportive poco brillanti o al di sotto delle aspettative, e il Real Madrid ne è un esempio. Un altro caso eclatante è quello del Manchester United: nonostante gli ultimi titoli di Campione d’Inghilterra e Campione d’Europa risalgano, rispettivamente, al 2013 e al 2008, il club inglese resta tra i più redditizi al mondo con ricavi stimati di 865 milioni di dollari l’anno. La capacità di attrarre sponsor, generare vendite di merchandising e mantenere una presenza globale rende il Manchester United tra le società sportive più preziose al mondo, dimostrando come il brand possa ormai compensare, almeno in parte, risultati sportivi inferiori alle aspettative. Nelle dinamiche che avvicinano il modello club al modello franchigie, cambia, ovviamente, anche il ruolo del titolo. Il sostenitore locale è accompagnato dal consumatore globale che segue la squadra tramite piattaforme digitali, contenuti social e campagne di marketing internazionali: le competizioni sportive, così, diventano anche prodotti mediatici destinati a un pubblico mondiale. Proprio nel cambiamento della definizione di “tifoso” si nasconde uno dei principali tasti dolenti della trasformazione dei club in grandi aziende globali: il rapporto con le tifoserie storiche. Man mano che aumenta la dimensione internazionale del business, aumenta anche il rischio di uno scollamento tra le strategie economiche delle società sportive e le aspettative delle comunità che hanno costruito le identità dei club nel corso dei decenni. Lo abbiamo visto di recente, ad esempio, con la crisi del Milan. L’aumento dei prezzi dei biglietti e le logiche commerciali dietro i diritti televisivi, poi, incidono sulla gentrificazione del tifo, mentre la crescente influenza degli investitori stranieri alimenta il dibattito sul futuro del calcio europeo. Guardare a nuovi modelli di business, dunque, è certamente utile, ma non va dimenticato il radicamento territoriale che da sempre caratterizza il calcio europeo (a differenza dello sport nordamericano) rischiando di comprometterne il legame identitario.
Tra business globale e radicamento territoriale: il futuro del calcio europeo
La classifica dei club più preziosi al mondo e il primato economico del Real Madrid, dunque, sono più che semplici dati economici. Al contrario, sono il simbolo di un calcio che si lega sempre di più a media e finanza, trasformandosi in un’industria globale dell’intrattenimento. Ancora, come vediamo anche in moltissimi ambiti della società civile, raccontano che il brand, e con esso la riconoscibilità e la capacità commerciale, assume un’importanza sempre più rilevante e strategica all’interno di un mondo senza confini. Il calcio europeo, forte della sua storia, è ben lontano dal diventare un sistema di franchigie, ma da quel sistema attinge molto per la sua sopravvivenza. Anche in questo caso, probabilmente, la chiave sta nel trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, tra storia e futuro.





