Terremoto FIFA: a rischio la presidenza di Infantino? I nomi dei papabili candidati alle prossime elezioni

Dallo scandalo del caso Balogun alle manovre di Ceferin: la UEFA lancia la sfida per le elezioni 2027 e la riconferma di Infantino potrebbe essere a rischio

Il vento della rivolta soffia forte sui piani alti del calcio mondiale. Mentre i Mondiali 2026 entrano nella loro fase più calda, non senza polemiche, dietro le quinte della FIFA si sta consumando uno scontro di potere senza precedenti. Gianni Infantino, attuale numero uno del calcio mondiale, non è mai stato così in bilico. Il mandato scade ad aprile 2027, ma la strada verso la riconferma per il presidente si è improvvisamente fatta ripidissima. A far traboccare il vaso è stato uno scandalo politico-sportivo che ha indignato l’Europa calcistica (e non solo) e di cui vi abbiamo parlato in questo articolo.

Lo scandalo del “caso Balogun”: l’ombra di Donald Trump sui Mondiali

La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha scatenato la furia della Uefa è il clamoroso “caso Balogun”. L’attaccante della Nazionale statunitense era stato espulso durante il match dei sedicesimi contro la Bosnia. Una squalifica automatica che gli avrebbe dovuto impedire di giocare l’ottavo di finale contro il Belgio (risoltosi alla fine a favore dei Diavoli Rossi). Eppure, con una decisione senza precedenti, la FIFA ha congelato la sanzione per un anno applicando la condizionale, permettendo al giocatore di scendere in campo. Dietro questa “grazia” improvvisa ci sarebbe stata una telefonata diretta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Gianni Infantino. Ed è qui che la vicenda si fa ancora più aspra.

  • La rabbia della UEFA: L’organo europeo guidato da Aleksander Ceferin ha reagito duramente definendo la decisione “incomprensibile e ingiustificabile”, accusando la FIFA di minare la credibilità e l’integrità del gioco per assecondare favoritismi politici.

Chi sono i candidati “Anti-Infantino”? I nomi sul tavolo

La spaccatura tra UEFA e FIFA sembrerebbe essere ormai insanabile. Proprio per questo, a Nyon si lavora febbrilmente per presentare un candidato forte in grado di “sconfiggere” Infantino alle elezioni di aprile 2027. La scadenza per presentare le candidature è fissata per il 16 novembre. Ecco i profili caldi che potrebbero tentare il ribaltone:

  • Aleksander Ceferin: Il presidente della UEFA potrebbe decidere di scendere in campo in prima persona per la leadership mondiale, sebbene preferirebbe continuare a guidare il calcio europeo.

  • Nasser Al-Khelaifi: Il patron del PSG e numero uno dell’ECA è il preferito di molte federazioni (tra cui Belgio e Polonia). Al momento lo sceicco frena, ma il pressing per convincerlo a correre è altissimo.

  • Dariusz Mioduski: Il proprietario del Legia Varsavia gode di grandissimo consenso nell’est e nel nord Europa (Bosnia, Norvegia, Svezia, Germania e Spagna lo appoggiano).

  • Victor Montagliani: Il numero uno della Concacaf potrebbe essere l’outsider perfetto proveniente dal Nord America.

La contromossa di Infantino: l’ipotesi del Mondiale a 64 squadre

Infantino non ha intenzione di cedere lo scettro facilmente e si affida al suo bacino di voti storico: le federazioni africane (guidate dall’alleato Patrice Motsepe) e quelle sudamericane. Per blindare il consenso dei piccoli paesi e dei continenti storicamente meno rappresentati, il presidente FIFA ha sfoderato la sua arma segreta: l’allargamento dei Mondiali a 64 squadre.

“Questo è sicuramente un tema che verrà esaminato e discusso. Quando si organizza una Coppa del Mondo, è importante farlo per tutto il mondo e non solo per Europa e Sudamerica” ha dichiarato Infantino.

Un Mondiale extra-large che qualificherebbe un quarto delle nazioni esistenti: una promessa irresistibile per le “piccole” escluse storiche (e una ciambella di salvataggio per nazioni come l’Italia, reduce da tre fallimenti consecutivi nelle qualificazioni). A spingere forte su questa riforma per il 2030 sono soprattutto i paesi sudamericani (Uruguay, Argentina e Paraguay), desiderosi di compensare il lungo digiuno organizzativo imposto dalle regole di rotazione dei continenti. La guerra politica per il trono del calcio mondiale è appena iniziata.