FIFA, Infantino sotto pressione dopo il Consiglio: Vega apre la sfida per il 2027

Le scuse sul progetto con gli investitori privati non placano le critiche. L’ex difensore Ramon Vega è il primo sfidante dichiarato, ma per entrare in corsa deve raccogliere cinque appoggi entro novembre

Nel pieno del clima di tensione che ha investito la presidenza FIFA di Gianni Infantino, il Consiglio FIFA dello scorso 15 ottobre a Zurigo ha riportato al centro le tensioni sulla gestione del dirigente svizzero, tra il caso del progetto commerciale con gli investitori privati, le richieste di maggiore trasparenza e le risorse promesse alle federazioni. Nel frattempo, la corsa alla presidenza per le elezioni in programma il 18 marzo 2027 a Rabat, in Marocco, si è arricchita di un primo sfidante dichiarato: Ramón Vega. L’ex difensore svizzero ha infatti annunciato la propria candidatura, ma deve ancora ottenere il sostegno necessario per partecipare alla corsa contro Infantino: la partita è aperta e ancora tutta da giocare.

Le scuse di Infantino e il nodo della governance FIFA

Al centro della riunione del 15 ottobre c’è stato il caso FIFA Forward Enterprise (FFE), il progetto che prevedeva la cessione del 20% dei diritti commerciali dei Mondiali a investitori privati americani e fondi sovrani (ne abbiamo parlato qui). Infantino ha rivolto le sue scuse ai membri del Consiglio, ammettendo di aver commesso gravi “errori di comunicazione e consultazione” in merito al progetto, fortemente contestato dalle confederazioni, soprattutto UEFA e CONCACAF. Infantino ha ribadito che l’iniziativa è rimasta una proposta e non si è mai tradotta in una decisione definitiva ma le sue spiegazioni non hanno chiuso la questione. La UEFA e la Federcalcio tedesca (DFB) hanno bollato come insoddisfacenti le sue spiegazioni, chiedendo che il presidente risponda per iscritto a una lista di quesiti dettagliati sulla vicenda. Le critiche infatti riguardano soprattutto il metodo con cui l’operazione è stata portata avanti e il ruolo degli organi di governo della FIFA. Il confronto si inserisce in una frattura già evidente con la UEFA, che negli ultimi mesi ha contestato alcune scelte della presidenza e ha iniziato a valutare possibili alternative in vista del voto.

Il piano FIFA da 6,35 miliardi di dollari

Nel corso del Consiglio, inoltre, la FIFA ha messo sul tavolo un piano di sviluppo globale da 6,35 miliardi di dollari per il ciclo 2027-2030 che andrebbe a sfruttare i ricavi commerciali dell’ultimo Mondiale (tra i più remunerativi di sempre), con finanziamenti potenziali fino a 25 milioni per ciascuna delle 211 federazioni affiliate. La proposta, che dovrà ovviamente seguire un iter di approvazione, conferma quanto la distribuzione delle risorse sia centrale negli equilibri dell’organizzazione. Non è difficile ipotizzare, inoltre, che si tratti di una mossa politica aggressiva di Infantino per conquistare e blindare il consenso delle federazioni calcistiche nazionali minori, il cui voto ha lo stesso peso di quello delle federazioni più ricche e calcisticamente più forti.

Il caso Balogun e la revisione delle regole disciplinari

Tra i principali punti discussi durante la riunione compare anche una proposta di modifica all’Articolo 27 del Codice Disciplinare a cui fa da sfondo il caso Balogun dell’ultimo Mondiale. Tra le tante polemiche che hanno investito Infantino e la sua gestione durante il torneo internazionale, infatti, il più noto è sicuramente quello della squalifica poi ritirata dell’attaccante statunitense Folarin Balogun (lo abbiamo raccontato qui). Fino a oggi, infatti, l’Articolo 27 dava agli organi giudicanti della FIFA il potere discrezionale di sospendere l’esecuzione di una sanzione disciplinare, prevedendo per il calciatore (e non solo) un periodo di prova solitamente di un anno al termine del quale, se il giocatore non commetteva ulteriori infrazioni, la sanzione originale veniva considerata estinta senza essere scontata. Su proposta della Federcalcio belga (in particolare del suo presidente e membro del Consiglio FIFA Pascale Van Damme), la modifica all’Articolo 27 prevede che il potere di sospensione condizionale non potrà essere applicato alle squalifiche di una giornata derivanti da un cartellino rosso, diretto o per doppia ammonizione, e che nei tornei ufficiali a eliminazione diretta le sanzioni dovranno essere scontate immediatamente nella partita successiva. Rimuovendo così ogni margine di interpretazione o rinvio, la modifica alla norma vuole evitare qualsiasi tipo di ingerenza politica futura, presunta o reale. L’emendamento, tuttavia, non è ancora ufficiale: è stato inserito nell’ordine del giorno del prossimo congresso esecutivo e verrà ratificato durante il Consiglio FIFA in programma a Doha il prossimo 16 dicembre. Infine, durante la riunione di Zurigo la FIFA ha accettato di istituire, su richiesta delle federazioni europee, un gruppo di lavoro indipendente per valutare riforme strutturali della governance interna dell’organizzazione.

Ramon Vega, il primo sfidante di Infantino

È in questo scenario che si inserisce Ramón Vega. Classe 1971, ex difensore della nazionale svizzera e con un passato in Italia al Cagliari (nella stagione 1996-97), oltre che al Tottenham e al Celtic, dopo il ritiro Vega ha intrapreso una carriera nel settore finanziario e imprenditoriale. A inizio ottobre, l’ex calciatore ha annunciato la propria candidatura alle prossime elezioni FIFA, sfidando Infantino con un dossier programmatico di 11 pagine in cui si propone di “modernizzare la FIFA e ricostruire la fiducia nel calcio”. Per poter confermare ufficialmente la sua corsa alla presidenza entro il 18 novembre, tuttavia, Vega ha bisogno dell’appoggio formale di almeno cinque delle 211 federazioni nazionali affiliate alla FIFA; al momento, nessuna di queste ha al momento dichiarato ufficialmente e pubblicamente il proprio appoggio all’imprenditore finanziario. Si tratta di un passaggio tutt’altro che scontato: già nel 2019 infatti Vega aveva tentato di sfidare Infantino, senza riuscire a raccogliere il sostegno necessario. La sua discesa in campo rappresenta comunque un primo segnale, ma non dimostra ancora l’esistenza di un fronte alternativo compatto. Mentre Aleksander Ceferin cerca un quarto mandato alla guida della UEFA, la confederazione europea e le altre componenti del calcio internazionale critiche verso Infantino continuano a cercare un nome alternativo per la corsa di Rabat. Nella rosa dei nomi che continuano a circolare compaiono quelli della proprietaria dell’Olympique Lyonnais Féminin Michele Kang e della presidente della Federcalcio norvegese Lise Klaveness, ma anche il presidente della CONCACAF Victor Montagliani. Il nodo resta sempre lo stesso: il dissenso verso Infantino può tradursi in una candidatura competitiva soltanto se le diverse componenti del calcio internazionale riusciranno a convergere su un nome condiviso.

L’inchiesta sui compensi extra di Infantino

A peggiorare la posizione di Infantino alla vigilia del Consiglio FIFA di Zurigo ci ha pensato anche un’inchiesta giornalistica del quotidiano inglese The Times pubblicata il 12 ottobre in merito alle dichiarazioni finanziarie presentate al fisco statunitense, l’Internal Revenue Service, dalla FWC2026. Secondo l’inchiesta, nel 2024 Infantino avrebbe percepito compensi extra non dichiarati per 1,76 milioni di dollari erogati dalla società statunitense creata per organizzare i recenti Mondiali, oltre ai 4,5 milioni di stipendio ufficiale e bonus rendicontati nel bilancio FIFA. L’organizzazione ha respinto ufficialmente le accuse di violazione delle norme interne sulla trasparenza dei compensi, assicurando di rispettare ogni obbligo di rendicontazione. L’inchiesta ha tuttavia aggiunto benzina sul fuoco delle polemiche che hanno investito la presidenza di Infantino.

Elezioni FIFA 2027, la vera partita è sui consensi

Tra le polemiche sulla governance e le contestazioni alla sua gestione, Infantino punta a un nuovo mandato dopo essere stato eletto nel 2016 e rieletto nel 2019 e nel 2023. La sua posizione resta legata alla capacità di mantenere il sostegno delle federazioni, in particolare fuori dall’Europa, mentre le critiche sulla governance alimentano la ricerca di un’alternativa forte. La candidatura di Vega apre formalmente la contesa, ma la scadenza del 18 novembre sarà il primo vero banco di prova. Non basterà annunciare una sfida: serviranno firme, alleanze e una piattaforma capace di superare le divisioni tra le confederazioni. Il Consiglio del 15 ottobre ha mostrato che la gestione di Infantino è sotto pressione; resta da capire se questa pressione sarà sufficiente a trasformarsi in un’opposizione elettorale concreta.