Terremoto panchine: Conte dice addio al Napoli e lancia la bomba su Guardiola in Nazionale

Il tecnico salentino ufficializza l'addio ai partneropei dopo il secondo posto in classifica e attacca l'ambiente: "troppi veleni". Poi la suggestione sulla panchina azzurra e Pep Guardiola

Quelle che fino ad ora erano solo voci, hanno finalmente trovato il timbro dell’ufficialità. In una giornata che ha ridisegnato la mappa delle panchine europee, l’universo del calcio ha assistito alla fine di due cicli vissuti a temperature altissime. In poche ore, l’asse Napoli-Manchester ha ridisegnato i confini del calcio europeo, unendo il realismo crudo di Antonio Conte all’emotività travolgente dell’addio di Pep Guardiola. Quando la passione e la pressione arrivano al limite, anche i giganti decidono di fare un passo indietro, lasciando un vuoto immenso e una domanda spontanea: cosa succederà adesso? 

Antonio Conte conferma l’addio al Napoli

Non è stato un fulmine a ciel sereno, bensì la naturale e ponderata conclusione di un percorso interiore: nella sua ultima conferenza stampa alla guida dei partenopei, Antonio Conte ha confermato l’addio al Napoli, svelando come i giochi fossero fatti già da settimane.

Un mese fa ho chiamato il presidente De Laurentiis e non ho chiesto niente, ma ho detto ad Aurelio che ho percepito che il mio percorso qui stava per terminare. Non ho voluto sapere niente perché la decisione da parte mia era stata presa. Ho preso questa decisione“.

Un addio lucido, nonostante i tentativi del patron azzurro di trattenerlo fino all’ultimo secondo (“Se ci ripensi fino all’ultimo giorno io sono qui, questa è casa tua”, gli ha confessato De Laurentiis). Conte ha voluto ringraziare la società per un’opportunità vissuta con la massima intensità, dichiarandosi orgoglioso e onorato, sicuro che il vero tifoso del Napoli abbia compreso la sua scelta.

Il paradosso del secondo posto: perché Conte parla di fallimento?

Le parole del tecnico salentino lasciano un retrogusto forte, quasi spiazzante se si guarda la fredda cronaca sportiva. Nonostante il Napoli sia secondo in classifica e acceda di diritto alla Champions League ora che la stagione è ufficialmente conclusa, Conte ha usato un termine pesante: “Ho fallito”. Ma il suo non è un fallimento numerico o di obiettivi sul campo. È un fallimento ambientale. L’allenatore ha infatti ammesso con grande onestà di non essere riuscito a portare all’interno del club quella compattezza strutturale che ritiene necessaria per combattere stabilmente contro le altre corazzate del campionato. Dietro questa resa c’è la fotografia di un ambiente logorato da dinamiche tossiche.

Ho visto tanti veleni e chi sparge veleni è un fallito e il Napoli non ha bisogno di falliti. Napoli ha voglia di gente che vuole bene alla squadra, queste persone sono solo negative e nocive”.

Questo sfogo, in realtà, non fa che confermare il paradosso totale che l’allenatore ha vissuto nell’ultimo periodo e di cui vi avevamo già parlato nel nostro precedente articolo. Da un lato l’opinione pubblica spingeva con forza per riavere Conte come nuovo CT della Nazionale, esaltandone il carisma; dall’altro, nel giro di pochissimo tempo, esplodeva e andava virale sui social l’hashtag #conteout lanciato proprio da una parte della tifoseria del Napoli. Un contrasto surreale, ritratto – al tempo stesso -, di quella frattura insanabile di cui ha parlato il mister. Davanti a un ambiente così frammentato, un uomo di campo tutto d’un pezzo, a volte, preferisce fare un passo indietro, dimostrando che nel calcio moderno un secondo posto e il ritorno nell’Europa che conta – quella che garantisce la sopravvivenza dei club -, non bastano a colmare il vuoto se manca l’unione totale tra tutte le componenti.

Il destino incrociato di Conte e Guardiola: tra sogno Nazionale e realtà economica

Con le valigie pronte e il campionato alle spalle, il nome di Conte torna inevitabilmente a orbitare intorno alla panchina della Nazionale Italiana, sebbene la Federcalcio si trovi ancora in una fase di profonda transizione e sia momentaneamente priva di un presidente (in attesa delle elezioni del 22 giugno).

Il tecnico salentino ha liquidato i rumors definendoli semplici “chiacchiere”, ma non ha rinunciato a commentare lo scenario con la sua solita, tagliente ironia:

Se fossi il presidente della Federcalcio tra il novero dei candidati sicuramente ci metterei anche Conte, anche perché l’ho già fatto“.

La vera stoccata mediatica, però, il mister la riserva ai sogni di gloria della stessa FIGC che, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe accarezzato la suggestione di portare in Italia proprio Pep Guardiola, fresco di addio al Manchester City.

Foto EPA

Una fanta-politica calcistica che Conte smonta sul nascere con una provocazione che mette a nudo i limiti del nostro sistema:

Si è parlato anche di Guardiola, ma è pronta la federazione per un top allenatore? In questo momento non c’è niente. Il mio consiglio è prendere Guardiola, ci sono i fondi..?“.

È un dubbio retorico che fotografa perfettamente il divario tra le grandi ambizioni italiane e la nostra realtà economica, legando a doppio filo il futuro azzurro al destino del tecnico catalano.