Hanno dovuto aspettare 53 anni ma il giorno tanto atteso è arrivato: i New York Knicks hanno conquistato il loro terzo titolo NBA. Quanto avvenuto lo scorso 13 giugno al Frost Bank Center di San Antonio, in Texas, dove i Knicks hanno sconfitto i San Antonio Spurs in Gara 5, racconta il fascino di uno degli elementi più caratteristici dello sport: la capacità di alimentare speranze anche dopo decenni di delusioni. Se per oltre mezzo secolo i tifosi della franchigia newyorkese dell’NBA hanno riempito il Madison Square Garden inseguendo un sogno, lo stesso si può dire di molti tifosi del calcio europeo che restano fedeli al proprio club anche quando il titolo nazionale manca da molti anni. Nelle Big 5 europee non mancano i casi di club storici che, nonostante una lunga tradizione alle spalle e un passato titolato, non riescono ad aggiungere nuovi titoli al proprio palmarès. Tra campionati dominati dalle grandi potenze economiche e imprese sportive sempre più difficili da realizzare, infatti, i lunghi digiuni continuano a rappresentare una delle storie più affascinanti del panorama calcistico.
Dai Knicks al calcio: il fascino dei lunghi digiuni sportivi
La storia dello sport mondiale è costellata di lunghi digiuni sportivi la cui interruzione, arrivata dopo decenni di attesa, ha reso la vittoria un evento storico. Non si tratta solamente di un risultato sportivo, con tutto quello che ne consegue, ma di una pietra miliare per intere generazioni di tifosi che hanno visto succedersi allenatori, giocatori e stagioni senza riuscire a raggiungere l’ambito obiettivo. Oltre ai Knicks, il caso più famoso è forse quello dei Chicago Cubs della Major League Baseball, i “magnifici perdenti”: il 2 novembre del 2016 la franchigia ha vinto le World Series (la serie finale che assegna il titolo MLB) dopo ben 108 anni dall’ultimo titolo, sconfiggendo i Cleveland Indians in Gara 7. A ostacolare i Cubs in questa lunga attesa, fatta di sconfitte, errori e sfortune, sarebbe stata la cosiddetta “maledizione della capra”. Secondo la leggenda, nel 1945 un tifoso portò con sé allo stadio Wrigley Field di Chicago la sua capra di nome Murphy, entrambi tuttavia vennero allontanati per l’odore dell’animale e, si dice, il tifoso furioso maledisse i Cubs dicendo che non avrebbero più vinto le World Series. Altri casi nordamericani riguardano, ad esempio, i Sacramento Kings della NBA e gli Arizona Cardinals della NFL. L’ultimo titolo dei Kings risale al 1951, quando erano denominati Rochester Royals, mentre tra il 2006 e il 2023 la franchigia non è riuscita ad accedere neanche alla fase dei Playoff. I Cardinals, invece, mancano la vittoria del campionato dal 1947: un’attesa che dura da 78 anni a cui neanche il Super Bowl della stagione 2008 contro i Pittsburgh Steelers ha saputo mettere fine. Nella NHL, invece, il digiuno sportivo più lungo è quello dei Toronto Maple Leafs: la franchigia canadese, tra le più storiche e titolate della lega nonché quella con una delle tifoserie dell’hockey più appassionate, manca la Stanley Cup dal 1967. Casi simili si trovano in tutti gli sport, a volte diventando parte dell’identità sportiva della squadra e della sua tifoseria. Il fallimento, soprattutto se prolungato, diventa simbolo di resilienza e l’attesa del trofeo diventa un collante emotivo tra le diverse generazioni di tifosi. Nel calcio europeo, ad esempio, uno dei casi più significativi è quello del Napoli: lo Scudetto vinto dal club partenopeo nel 2023 ha interrotto un digiuno che durava da 33 anni. Il più recente Campione d’Inghilterra, l’Arsenal, ha invece atteso 22 anni per inserire nel suo palmarès un nuovo titolo nazionale. Molti altri club europei hanno atteso decenni per il titolo nazionale e molti altri, invece, stanno ancora aspettando.
I digiuni più lunghi e significativi nei grandi campionati europei
Nei principali campionati europei, sono diverse le società storiche accomunate da una lunga assenza dall’albo d’oro. In Premier League, il Manchester United che tra il 1992 e il 2013, sotto la guida di Alex Ferguson, aveva vinto 13 titoli, oggi manca il trofeo da 13 anni. Molti più anni di attesa, invece, per il Tottenham il cui ultimo titolo nazionale risale al 1961 quando la Premier League era ancora la First Division prima della scissione dalla Football League. Nel mezzo ci sono Everton (39 anni), Leeds (34 anni), Nottingham Forest (48 anni), Aston Villa (45 anni), mentre il Newcastle United, il club con una delle tifoserie più calde e fedeli d’Europa, manca il titolo nazionale da ben 99 anni. L’albo d’oro della Liga spagnola conta solo 9 squadre, sebbene le squadre partecipanti siano almeno 20 dal 1987. Il club che attende un nuovo titolo da più anni è il Real Betis Siviglia il cui ultimo campionato vinto risale al 1935. Seguono il Sevilla (80 anni), il Real Sociedad (44 anni) e l’Athletic Bilbao (42 anni), ma è proprio il caso del Sevilla Fútbol Club a stupire di più. Dall’ultimo campionato spagnolo vinto nel 1946, infatti, i Rojiblancos hanno vinto due Coppe di Spagna, una Supercoppa di Spagna, 7 Coppe UEFA di Europa League e una Supercoppa UEFA ma non sono più riusciti a scalare la classifica nazionale. Tra le big della Ligue 1 francese, i club che mancano da più tempo il titolo nazionale sono l’Olympique Lione (18 anni dall’ultimo titolo, dopo aver vinto sette campionati consecutivi tra il 2002 e il 2008), l’Olympique Marsiglia (16 anni), il Saint-Étienne (45 anni), il Nantes (25 anni), lo Stade Reims (64 anni), il Bordeaux (17 anni) e il Nizza (67 anni). In Bundesliga, invece, il dominio indiscusso del Bayern Monaco degli ultimi 13 anni è stato interrotto solo dal Bayer Leverkusen nel 2024; prima c’era il Borussia Dortmund che da allora attende di tornare in vetta. Il Borussia M’Gladbach manca il titolo da 49 anni, l’Amburgo da 43 mentre il Norimberga, che con 9 titoli è secondo nell’albo d’oro del campionato dopo il Bayern Monaco (che di titoli ne ha ben 35), non vince dal 1968. E in Serie A? Tenendo in considerazione i club che attualmente militano nella massima serie, i digiuni più lunghi appartengono al Genoa e al Torino. Il club genovese, il più antico d’Italia, vanta ben 9 titoli nazionali (quarto nell’albo d’oro dopo Juventus, Inter e Milan) ma l’ultimo risale al 1924, oltre un secolo fa.
I granata, invece, sono stati i protagonisti assoluti del calcio italiano nel secondo dopoguerra ma dei 7 Scudetti vinti l’ultimo risale al 1976, 50 anni fa. Attendono da molti anni anche il Bologna (62 anni), la Fiorentina (57 anni), il Cagliari (56 anni) e il Verona (41 anni). Di storia più “recente” invece gli Scudetti di Lazio e Roma: gli ultimi risalgono rispettivamente al 2000 e al 2001.
Perché è sempre più difficile vincere un titolo nazionale
Osservando i cinque principali campionati continentali, è facile osservare come alcuni dei club che mancano il titolo nazionale da più tempo siano anche quelli con la storia più ricca alle spalle. Nobili decaduti, quindi, blasoni che non hanno saputo contrastare la scalata delle potenze economiche che oggi dominano le Big 5. La Premier League, ad esempio, come già sappiamo è uno dei campionati più competitivi e ricchi al mondo, ma la concentrazione delle risorse economiche nelle mani di pochi club rende estremamente difficile interrompere digiuni storici. Lo stesso si può dire degli altri campionati dove non sorprendono le strisce vincenti di Paris Saint-Germain e Bayern Monaco o i “palleggi” di Real Madrid e Barcelona.
Ci sono, poi, quei club che non hanno mai conquistato il campionato nazionale: possono vantare stadi iconici e tifoserie tradizionali, magari hanno disputato finali di coppe europee o hanno collezionato secondi posti senza, tuttavia, chiudere mai una stagione da vincitori assoluti. In molti di questi casi, soprattutto negli ultimi decenni, un limite importante è stato determinato da risorse economiche inferiori rispetto alle potenze nazionali. Proprio questo aspetto dimostra, purtroppo, che il successo sportivo non dipende esclusivamente dalla tradizione o dalla popolarità e che anche club seguitissimi e profondamente radicati nel territorio possono trascorrere decenni senza riuscire ad arricchire il proprio palmarés del titolo più importante. Se nel passato le sorprese erano relativamente frequenti, nel calcio contemporaneo, proprio per via delle differenze economiche tra le grandi squadre e il resto del movimento, conquistare un campionato nazionale è diventato molto più complicato. I ricavi derivanti dalle competizioni europee, dai diritti televisivi e dalle sponsorizzazioni consentono ai club più ricchi di accumulare un vantaggio sempre maggiore, fino alla nascita di vere e proprie dinastie con cui gli outsider non riescono a competere. Ovviamente il calcio resta uno sport e come tale le sorprese non sono impossibili ma richiedono una combinazione quasi perfetta di programmazione, rendimento sportivo e, talvolta, circostanze favorevoli.
Perché nessun digiuno sportivo è destinato a durare per sempre
Se c’è qualcosa che la vittoria dei New York Knicks ci può insegnare, d’altro canto, è che nessuna attesa è eterna. Anche quando il tempo sembra aver cancellato ogni speranza, lo sport conserva, sempre, la capacità di sorprendere. Che si tratti di basket o calcio, ogni nuova stagione rappresenta un’opportunità per riscrivere la propria storia e, magari, interrompere un digiuno che sembra impossibile da spezzare, nonostante maledizioni, crisi societarie o difficoltà economiche. Nell’era degli algoritmi, nessuna statistica può davvero predire il futuro.



