Catanzaro, il paradosso più crudele dei playoff: vince a Monza ma perde la Serie A. E se la Nazionale avesse questa fame?

I giallorossi di Aquilani sfiorano il capolavoro all'U-Power Stadium: lo 0-2 finale premia i brianzoli per il piazzamento in classifica. Tra i verdetti della Serie A e le lezioni alla Nazionale, ecco perché i calabresi escono vincitori morali

  • Foto U.S. Catanzaro 1929
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Il calcio sa essere lo sport più spietato del mondo, capace di riscrivere le leggi della logica nello spazio di novanta minuti. La finale di ritorno dei playoff di Serie B ne è stata il manifesto perfetto. All’U-Power Stadium è andato in scena un paradosso clamoroso: il Catanzaro ha vinto la partita, dominando e regalando spettacolo, ma ha perso il sogno Serie A; il Monza ha perso sul campo, ma ha festeggiato il traguardo più grande. Ai giallorossi di Alberto Aquilani non è bastato uno straordinario 0-2 per ribaltare lo svantaggio dell’andata. Un verdetto figlio del regolamento, che premia la miglior posizione in classifica dei brianzoli nella stagione regolare, ma che lascia l’Italia intera a bocca aperta davanti al coraggio della squadra calabrese.

L’ascensore del calcio italiano: chi piange e chi ride tra verdetti e retrocessioni

La stagione calcistica 2025/2026 è ormai ai titoli di coda in ogni categoria. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla finalissima di Champions League di questa sera – che arriva subito dopo i verdetti di Conference ed Europa League – i campionati nazionali hanno emesso i loro definitivi e insindacabili giudizi. Il calcio, d’altronde, è come un ascensore: c’è chi scende e c’è chi sale. Se la Serie A ha già definito le sue regine europee, ha anche mostrato il suo lato più buio, quello dei club che ora dovranno ritrovare se stessi attraversando una profonda crisi d’identità e societaria (cosa che sta accadendo, come abbiamo visto, anche a Juventus e Milan). Le sentenze del massimo campionato hanno condannato alla retrocessione in Serie B tre piazze importanti: Cremonese, Verona e Pisa. Per loro sarà una transizione complicatissima, sia dal punto di vista economico che sportivo.

Di contro, l’ascensore verso la gloria ha completato la sua corsa. Con il verdetto di ieri sera, il quadro delle tre promosse in Serie A è finalmente completo: Monza, Venezia e Frosinone sono ufficialmente nell’élite del calcio italiano.

Il paradosso di Monza: la “leggerezza della speranza” contro il peso del regolamento

Per capire la portata dell’impresa sfiorata dal Catanzaro bisogna partire dai dati. Sotto 0-2 dopo la sfida d’andata al “Ceravolo”, i ragazzi di Aquilani avevano una sola strada per scardinare il destino: vincere 0-3 in Brianza. Davanti a migliaia di tifosi giunti dalla Calabria, che si sono fatti sentire a supporto dei propri giocatori dall’inizio alla fine della partita, i giallorossi hanno giocato sulle ali di quella che in telecronaca è stata definita “la leggerezza della speranza”. Il Catanzaro ha tessuto la sua tela con pazienza e coraggio. Prima la rete del vantaggio firmata da Fellipe Jack a ridosso dell’intervallo, poi il raddoppio di testa di Frosinini a dieci minuti dalla fine hanno fatto tremare l’U-Power Stadium. Negli ultimi minuti, in cui la tensione è salita alle stelle – sia un campo che nelle rispettive panchine -, il Monza è stato letteralmente costretto alle corde, salvato solo dal triplice fischio. Il tabellino dice Monza 0, Catanzaro 2. Eppure a fare festa sono i padroni di casa. Il Catanzaro esce sconfitto nel computo totale per quanto concerne il regolamento, lasciando sul terreno di gioco lacrime amare ma anche una dignità monumentale.

Stipendi vs gloria: la lezione del Catanzaro alla Nazionale Italiana

Chiunque abbia assistito alla battaglia di Monza si è trovato a fare una riflessione spontanea e quasi nostalgica: se solo la Nazionale Italiana giocasse con questa passione, con questa grinta e con questa fame, oggi non commenteremmo l’ennesima, dolorosa, terza mancata qualificazione ai vicinissimi Mondiali 2026Il calcio dei playoff di Serie B ha mostrato la differenza abissale tra chi gioca unicamente per lo stipendio e chi, invece, scende in campo per l’onore, la reputazione e il riscatto di un’intera comunità. Iemmello e compagni hanno svuotato il serbatoio, lottando per una città che insegue il ritorno in Serie A da più di 40 anni (l’ultima apparizione dei catanzaresi nel massimo campionato risale alla stagione 1982/1983). Ecco, in quest’ottica, non importa che il Catanzaro non abbia centrato la promozione geometrica: la squadra ha “vinto” con onore, riconquistando il rispetto del calcio italiano e dimostrando che la gloria non si misura solo con i trofei, ma con la grandezza del cammino.