Massimo Palanca, il re dei calci d’angolo. Dal gol non visto contro la Juve al negozio distrutto dal terremoto

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Massimo Palanca, ex calciatore del Catanzaro

I gol da calcio d’angolo sono riservati a pochi “eletti” e non si vedono spesso. Ma c’è un giocatore capace di segnarne addirittura 13 in carriera. Quel calciatore risponde al nome di Massimo Palanca. Detto ‘Piedino d’oro’ per via di quelle scarpe che faceva apposta per lui l’azienda ‘Pantofola d’oro’, Palanca ha legato il proprio nome al Catanzaro. Quasi 600 partite in carriera, 367 passate in Calabria. Ma quelle reti rimaste nell’immaginario collettivo sono diventate lo spunto di un romanzo dal titolo ‘Tredici gol dalla bandierina’, scritto dal catanzarese Ettore Castagna.

Dopo gli esordi con il Camerino agli inizi degli anni ’70, ha militato nel Frosinone. Poi Catanzaro, Napoli, Como, ancora partenopei, Foligno e chiusura dal 1986 al 1990 con i giallorossi calabresi. Oggi Palanca compie 67 anni. Nel 1975 uno dei momenti più dolorosi della sua carriera in giallorosso: “Il playoff perso per la Serie A contro il Verona a Terni nel 1975, ci fu un incidente di un pullman di nostri tifosi e si parlava di morti. Eravamo in pensiero, non c’erano cellulari e scendemmo in campo condizionati”. Palanca ha raccontato un aneddoto su un gol da calcio d’angolo non concesso:avevo segnato anche alla Juventus, ma l’arbitro non l’ha visto o ha fatto finta, chissà?” ricorda a ‘viverecamerino.it’.

Massimo Palanca possedeva un negozio di abbigliamento distrutto dal terremoto nel centro di Camerino (Macerata), che gestiva insieme al figlio. In quel periodo disse: “Sì, ci vorrebbe un bel gol dal calcio d’angolo per sbloccare questa partita. Un gol a effetto, come riusciva solo a me. Il problema non è la distruzione in sé ma il fatto che non si può più lavorare, la città è chiusa. Dentro Camerino non entra nessuno, è pericoloso. I clienti, com’è comprensibile, non possono arrivare. Sono preoccupato perché su questo negozio ci vive la famiglia di mio figlio. E gli altri negozianti sono nelle stesse condizioni. Non si capisce come proseguire. Servirebbe un intervento del Governo. Certo, c’è la burocrazia, che è un brutto portiere. Però sarebbe bello fargli entrare il pallone in rete da quaggiù, dall’angolo, dalla bandierina“.