Giuliano Giannichedda, dal Sora alla Juve. Gli aneddoti su Guidolin, Spalletti e Del Piero e lo scudetto 2006

Si rinnova il classico appuntamento con la rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Giuliano Giannichedda, ex centrocampista di Lazio e Juventus

Giuliano Giannichedda compie 46 anni. Centrocampista aggressivo, ha vestito le magli di Sporting Pontecorvo, Sora, Udinese, Lazio, Juventus e Livorno. Per lui anche tre presenze con la Nazionale italiana. Dall’Under-20 azzurra è partita la sua esperienza da allenatore, che lo ha portato all’Under-17 dell’Italia, al Racing Roma, alla Viterbese, al Pro Piacenza, all’Aprilia e alla Rappresentativa di Serie D. E’ sposato dal 2011 con la showgirl romana Federica Ridolfi, dalla quale ha avuto due figli: Giulia e Matteo.

Tanti gli aneddoti e le curiosità raccontate da Giannichedda a ‘Gianlucadimarzio.com’: “Questa passione mi è stata tramandata da mio padre che ha giocato in Serie D. Per me e mio fratello ogni regalo dei miei genitori era un pallone per giocare a casa. Di spugna ovviamente, altrimenti mia madre si arrabbiava. Devo tantissimo al Sora, è stata la mia prima grande soddisfazione. La trattativa durò 24 ore. Chiamarono mio padre e lui si informò sulla serietà della società, così, decidemmo di accettare. Lì ho incominciato a ragionare come uomo e non più come un ragazzino. Quando penso a Sora penso sempre alla vittoria del campionato di C2, quello era un gruppo fortissimo, e solo con un gruppo così può raggiungere risultati impensabili. Il ricordo più bello è sicuramente il rigore che segnai nello spareggio con la Turris. Segnai anche io, vuol dire che dovevamo proprio andare in C1″.

Poi il passaggio a Udine: “Mia madre quando l’ha saputo era veramente disperata, perché andavo a giocare a 700 km. Fu tutto molto rapido, l’Udinese mi volle più di tutti. Ricordo che al nostro primo incontro Gino Pozzo mi disse ‘allenati bene e metticela tutta, sappiamo che ragazzo sei, puntiamo su di te'”. Qualche aneddoto su Zaccheroni: “Ricordo quando ci siamo qualificati in Coppa Uefa, mancavano poche partite e il mister ci disse in spogliatoio prima di un allenamento ‘Ci dovete credere’, noi eravamo un po’ titubanti, poi alla fine centrammo questo traguardo storico e lui disse ‘Giuliano te l’avevo detto’, ed io ‘Mister ha ragione sempre lei come al solito’. Ci fu una trattativa con il Milan, Zac mi voleva con lui, ma una delle tre parti in causa non era d’accordo”. Un divertente siparietto con Guidolin: “Io non sapevo che era malato di ciclismo e allora una volta, tornando dentro gli spogliatoi, lo vidi che usciva con la bicicletta e io gli dissi ‘Mister ma dopo l’allenamento dove va?’ E lui rispose ‘Vado a fare un giro perché vedi questo è uno sport di sacrificio, voi fate lo sport dove non si corre e non si fatica, dovreste imparare dal ciclismo cos’è lo sforzo e il sacrificio’ ed io risposi ‘no no troppo sacrificio'”.

Poi arrivò Spalletti: “Ricordo che in ritiro giocavamo sempre a biliardo io e Gigi Turci, lui scendeva e si intrometteva”. E sul passaggio alla Lazio: “Ero in ritiro con l’Udinese, e avevamo un giorno libero, quindi decisi di alzarmi un po’ più tardi. Quando mi svegliai, vidi che dalle otto in poi avevo tantissime chiamate perse del mio procuratore, di Fiore e della mia famiglia che mi cercavano, per dirmi che bisognava formalizzare il passaggio alla Lazio. Pensai che fosse successo qualcosa di grave, poi chiamai i miei e mi spiegarono tutto”.

Poi la Juve: “Quando lo comunicai a casa mi dissero che non ci credevano, sono partito da un campo senza porte ed arrivare in quella Juve era incredibile. Ricordo che il primo ad avvicinarsi a me fu Cannavaro e mi disse ‘Benvenuto tra noi, siamo felici che sia qui'”. Sul periodo alla Juventus altri aneddoti: “Io arrivavo sempre un’ora prima all’allenamento perché ero quello meno conosciuto e pensavo che dovevo arrivare prima di tutti, solo che erano già tutti lì. Essere campioni è anche questo. Nedved perdeva le partitelle in allenamento e strappava letteralmente le pettorine. Ibra? Abitavamo vicini, e spesso andavamo insieme all’allenamento. Mi prendeva in giro per la musica che ascoltavo, ma avrei voluto farvi sentire quella che ascoltava lui”. Un curioso siparietto anche con Del Piero, stavolta sul campo: “Volevo fare il primo goal con la Juve e durante una partita, vincevamo 3-0, gli chiesi se mi faceva tirare una punizione e lui rispose ‘Sei serio o stai scherzando?’. E ci mettemmo a ridere”.

Infine il suo pensiero sul 2006: Quello scudetto l’abbiamo vinto! In quel girone d’andata vincemmo tutte le partite tranne due. Eravamo fortissimi. Noi abbiamo sudato in campo e quello scudetto l’abbiamo vinto perché eravamo i più forti. E’ accaduto l’imponderabile, per me la Juve ha pagato per tutti”.