Mondiali 2026 al via: Infantino punge l’Italia, mentre negli USA scoppia il paradosso prima del debutto

La Coppa del Mondo entra nel vivo in Messico tra le provocazioni di Infantino agli Azzurri e l'atteso esordio della USMNT di Pochettino: ma oltreoceano scoppia il caso dei sondaggi

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La grandiosa macchina dei Mondiali 2026 ha ufficialmente acceso i motori, inaugurando un’edizione destinata a riscrivere la storia del calcio moderno. Sul suolo messicano l’atmosfera è già caldissima dopo i primi verdetti del campo: l’attesissimo match inaugurale tra Messico e Sudafrica ha infiammato i tifosi locali, subito seguito dall’avvincente sfida tra Corea del Sud e Repubblica Ceca. Ma mentre i palloni iniziano a rotolare nel torneo a 48 squadre, a rubare la scena fuori dal rettangolo di gioco sono le dichiarazioni taglienti dei vertici del calcio internazionale e le clamorose contraddizioni che arrivano dagli Stati Uniti, pronti al loro debutto ufficiale domani, sabato 13 giugno contro il Paraguay allo stadio di Los Angeles.

Frecciata di Infantino all’Italia: “Mondiali a 208 squadre per vederli qualificati”

A surriscaldare l’ambiente ci ha pensato direttamente il Presidente della FIFA, Gianni Infantino. Intervenuto ai microfoni del canale brasiliano CazèTv proprio in occasione della gara inaugurale in Messico, il numero uno del calcio mondiale ha commentato il nuovo format a 48 Nazionali, ventilando persino l’ipotesi di un futuro allargamento a 64 selezioni per garantire un maggiore coinvolgimento globale. Il passaggio che ha immediatamente scatenato l’eco dei media sudamericani e italiani è stato però una pungente battuta ironica rivolta proprio ai quattro volte campioni del mondo: “Vediamo come si svolgerà questa Coppa del Mondo con 48 Nazionali. La domanda è stata posta al Consiglio della FIFA, sfruttiamo questa prima edizione per capire. Forse l’Italia si qualifica con 64 selezioni… potremmo metterne 208 per vedere se si qualifica”.

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Una stoccata che evidenzia il peso delle recenti assenze azzurre e che getta benzina sul fuoco delle discussioni calcistiche in Europa.

Chi vince i Mondiali 2026? Negli USA si punta al “Miracolo” di Pochettino

Se l’Europa discute (e fa pronostici), oltreoceano la febbre sale per l’esordio della nazionale americana (la USMNT). Sotto la guida carismatica del nuovo Commissario Tecnico Mauricio Pochettino, una fetta consistente di appassionati a stelle e strisce si dice convinta che la squadra possa compiere un cammino memorabile, arrivando persino a contendere il titolo. Da Washington a Los Angeles i watch party sono già sold out, e sulle testate di riferimento come The Athletic il motto dei tifosi è diventato un virale: “Perché non noi?”Pochettino ha trasformato radicalmente la mentalità dello spogliatoio, imponendo un approccio orientato esclusivamente alla vittoria finale e citando l’impresa storica del Marocco a Qatar 2022 come prova che nessun traguardo è precluso. Il CT ha esortato l’ambiente a credere in un nuovo “Miracolo sul ghiaccio”, rievocando lo storico trionfo olimpico dell’hockey USA contro l’URSS nel 1980. La stessa emittente Fox Sports ha alimentato i sogni dei fan con lo spot pubblicitario “Miracle”, immaginando gli Stati Uniti campioni del mondo in finale contro il Brasile grazie a un gol decisivo all’ultimo secondo di Christian Pulisic.

Il paradosso del Pew Research Center: per il 66% degli americani il Mondiale di calcio non esiste

Nonostante l’euforia della soccer community, i dati reali dipingono una profonda spaccatura culturale all’interno del Paese ospitante (un Paese – d’altronde – rinomatamente caratterizzato da profonde dicotomie). Un recente sondaggio ufficiale pubblicato dal prestigioso Pew Research Center ha rivelato un dato sbalorditivo che contrasta nettamente con il clima di festa: ben il 66% degli americani dichiara che non seguirà affatto la competizione. Il calcio, nonostante i decenni di investimenti e la crescita della MLS, per la maggioranza assoluta della popolazione statunitense resta uno sport marginale, un torneo che di fatto “non esiste”. I numeri si fanno più dinamici se analizzati sotto la lente di YouGov: isolando solo i cittadini che si definiscono “appassionati di calcio”, la percentuale di chi crede nell’incredibile miracolo della vittoria finale sale al 22% (un tifoso su cinque). Tuttavia, la realtà dei bookmakers internazionali è spietata: le quote vedono la squadra sfavorita con un netto 60 a 1 e modelli statistici che assegnano agli USA meno dell’1,5% di chance di alzare la coppa.

I fattori chiave degli Stati Uniti: fattore campo e stelle europee come Pulisic e McKennie

Ma su cosa si basa l’ottimismo dei tifosi più caldi? Gli esperti evidenziano elementi oggettivi. Il primo è l’indiscutibile vantaggio casalingo: gli USA ospiteranno ben 78 delle 104 partite complessive del torneo (di cui vi abbiamo fornito il calendario completo in questo articolo), incluse tutte le sfide dai quarti di finale in avanti. Giocare davanti alle folle oceaniche di Los Angeles e Seattle garantirà una spinta statistica e ambientale non indifferente. Emblematici, in tal senso, il calore e l’immenso supporto che il pubblico messicano ha fatto percepire alla propria nazionale nel match inaugurale giocato proprio allo Stadio Azteca.

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Il secondo fattore è la qualità della rosa, considerata la più competitiva di sempre. La nazionale statunitense non ha più complessi di inferiorità: ben 17 dei 26 convocati militano nei massimi campionati europei. Leader tecnici come lo juventino Weston McKennie e il milanista Christian Pulisic sono abituati a competere ai massimi livelli d’élite in Champions League e in Serie A. Inoltre, lo status di paese ospitante ha garantito agli Stati Uniti una testa di serie nel Gruppo D, evitando i temuti “gironi della morte”.

Gironi Mondiali 2026: la Turchia di Montella e l’ostacolo Paraguay frenano i facili entusiasmi

La strada verso una storica qualificazione, tuttavia, potrebbe rivelarsi molto più impervia del previsto. Inclusi nel Gruppo D insieme a Paraguay, Australia e Turchia, gli uomini di Pochettino dovranno sudarsi ogni singolo punto. Se i sondaggi di ESPN mostrano che la maggioranza dei tifosi realisti punta al raggiungimento degli ottavi (20%) o dei quarti di finale (18%), gli esperti invitano alla massima prudenza. Nelson Vignolles, ex vicedirettore di Fox Sports Spanish, ha raffreddato gli entusiasmi ricordando le prestazioni opache nel pre-mondiale (vittoria risicata col Senegal e sconfitta contro la Germania): “In Sud America sono tutti convinti che il girone degli USA lo vincerà facilmente il Paraguay, cliente sempre ostico. Inoltre, la Turchia guidata dall’italiano Vincenzo Montella è stata la vera sorpresa delle qualificazioni europee, mentre l’Australia punta tutto sulla fisicità. Gli Stati Uniti potrebbero vincerle tutte e tre, così come rischiano di perderle”. La mentalità descritta da McKennie — la capacità tutta americana di rispondere presente e farsi valere nelle grandi occasioni — sarà messa subito alla prova. Il sogno è iniziato, ma il risveglio per il calcio a stelle e strisce rischia di essere molto duro.