Euro2016, il pagellone delle ventiquattro squadre: Portogallo top, Inghilterra flop

Il Portogallo ha vinto l’edizione francese del campionato Europeo per Nazionali. Un torneo lungo ed emozionante, che ha visto trionfare CR7 e soci. Vediamo dunque il pagellone della competizione:

Portogallo 9 – Si può dire quel che si vuole, il Portogallo si è issato sul tetto d’Europa e bisogna solo inchinarsi di fronte ad un simile risultato, arrivato fronte di un’avversaria ben più quotata come la Francia. E’ vero, ci sono delle cose da dire. La prima partita vinta nei 90 minuti, ad esempio, è arrivata solo in semifinale, contro un Galles scioltosi come al sole dopo aver fatto sognare tutto il proprio popolo. Al girone i lusitani si sono classificati terzi, alle spalle delle meno quotate Ungheria ed Islanda, con appena tre punti all’attivo. Agli ottavi è arrivata una vittoria insperata, ai supplementari, contro una Croazia che avrebbe meritato di più. Ai quarti il Portogallo ha avuto invece la meglio ai rigori sulla Polonia. Della semifinale abbiamo già detto, della finale anche. Grande merito va a Fernando Santos per aver saputo impostare molto bene, soprattutto, la finale. Finale giocata, è giusto ricordarlo, praticamente senza Cristiano Ronaldo, azzoppato dopo pochi minuti e sin lì grande protagonista. Ma c’è dell’altro. La nota più lieta si chiama Renato Sanches: con lui Fernando Santos ha in rosa un centrocampista che mischia tecnica ed agonismo come pochissimi altri. E’ destinato a grandi cose, non a caso il Bayern lo ha comprato per 35 milioni di euro (più 45 di eventuali bonus) dal Benfica, prima che tutta Europa lo scoprisse. Occhio anche a Joao Mario, un altro che saprà farsi valere.

Lapresse-Xinhua
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Albania 6,5 – Può una squadra uscita ai gironi meritarsi un voto del genere? Certo che può e guai ad accusarci di partigianeria pro De Biasi. L’Albania ha subito l’eliminazione senza meritarlo ed il percorso adoperato dalla selezione guidata dal Ct italiano lo dimostra pienamente. Sconfitta alla prima giornata contro la Svizzera, maturata soprattutto a causa dell’espulsione rimediata da Cana, in campo i calciatori avevano però dimostrato che il pareggio sarebbe stato equo compenso. Impressioni positive dunque, confermate anche alla seconda giornata quando gli albanesi hanno dimostrato di saper reggere il confronto contro la ben più quotata Francia: fino al 90′ di goal neppure l’ombra, poi l’uno-due terribile firmato da Griezmann e Payet. Nell’ultima partita, finalmente, successo ben più che meritato ai danni della Romania, firmato da Sadiku. Per qualche giorno l’Albania ha sognato di potersi qualificare come una delle migliori terze, la matematica ha poi imposto il risveglio ad un Paese intero. Al ritorno in patria, però, De Biasi è stato accolto come un eroe, non solo dai cittadini ma anche dai leader politici locali. Complimenti a lui ed al suo collaboratore Tramezzani per aver saputo scrivere la storia di una nazione che, per la prima volta in assoluto, si è affacciata ad una competizione internazionale.

Foto LaPresse - Spada
Foto LaPresse – Spada

Austria 5 – Una squadra di cui non si è accorto nessuno, decisamente anonima, che ha portato a casa appena un punto, conquistato contro il Portogallo per grazia ricevuta, nell’occasione sotto forma di rigore sbagliato da Cristiano Ronaldo. Alaba è stato il grande giocatore cui ci si è aggrappati inutilmente visto che il ragazzo, pur bravo, non è mai stato in grado di lasciare il segno. Certo, schierarlo da trequartista non è stato ideale ma lui ci ha messo del suo. Ciò implica chiare responsabilità del Ct Koller, che mai ha dato sentore di avere in pugno la situazione. E dire che l’Austria, ai gironi di qualificazione, era stata una delle prime Nazionali a staccare il pass per Euro2016, chiudendo al primo posto con 28 punti all’attivo, davanti a Russia e Svezia. Di questo dato statistico non si ricorderà nessuno, come nessuno avrà memoria della partecipazione alla rassegna continentale appena conclusasi da parte dell’Austria.

Lukaku
Lukaku

Belgio 5 – Eterna incompiuta, tanto per cambiare. L’esordio contro l’Italia di Conte ha subito messo in mostra tutti i limiti di una Nazionale dal potenziale sulla carta importante. Qualcuno ha parlato di squadra sopravvalutata ma non è così che stanno le cose. Il Belgio il primo problema lo ha avuto in panchina, con Wilmots che, per l’ennesima volta, ha dimostrato di non essere all’altezza di gestire un gruppo così talentuoso ma forse troppo bizzoso. Il girone è stato comunque superato grazie alle agili vittorie contro Svezia ed Irlanda, agli ottavi si è poi avuta la meglio su una debolissima Ungheria, sotterrata a suon di goal e colpi di classe, con Hazard in grandissimo spolvero. Quando i fantasmi del passato parevano essere andati via, ecco che è bastato un bel Galles, ai quarti di finale, a mandare in frantumi i sogni iridati dei diavoli rossi. Dallo status di favoriti al ritorno a casa con la coda tra la gambe. La ricetta giusta per presentarsi al prossimo Mondiale? Cambiare conduzione tecnica e lavorare di umiltà. Insomma, maturare, sotto ogni punto di vista.

Foto LaPresse - Spada Mandzukic Inan
Foto LaPresse – Spada Mandzukic Inan

Croazia 6,5 – Forse siamo ingenerosi con questi ragazzi ma dai migliori ci si aspetta sempre il massimo. E la Croazia, pur non essendo forse la migliore in assoluto, aveva una squadra con tutte le carte in regola per poter ambire al successo finale. A dimostrarlo, con effetto immediato, il girone vinto a quota 7 punti, mettendosi dietro anche la Spagna, sconfitta a colpi di contropiede nello scontro diretto. Agli ottavi di finale, l’inaspettata eliminazione, arrivata per mano di un anonimo Portogallo a tre minuti dalla fine dei tempi supplementari. Un peccato di ingenuità, forse mancanza di lucidità nel momento cruciale. Ma tant’é, la Croazia non è andata oltre. Assurdo per la squadra che, sino ad allora, aveva espresso il calcio più bello della competizione. Nell’amarezza generale, la consapevolezza di poter contare su talenti dal futuro abbastanza assicurato, su tutti quel Pjaca che ha scatenato l’interesse dei più importanti club italiani.

Foto LaPresse - Fabio Ferrari
Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Francia 8 – Gran parte dei favori del pronostico convergevano sulla Francia, che poteva contare sul fattore casa e su una rosa importante. E sono arrivati ad un passo dal traguardo i transalpini, sconfitti in finale contro il Portogallo quando tutto sembrava andare per il vesto giusto. Ma così non è andata, anche se la squadra di Deschamps ha fatto il possibile, nei novanta minuti, per vincere, prima di crollare ai supplementari. Sul Ct, però, rimane qualche perplessità legata alla gestione tattica delle partite. Ad ogni modo, pareva tutto scritto: Francia padrona di casa, Griezmann capocannoniere, gli ingredienti per il lieto fine c’erano eccome. Tutto, però, è finito sul più bello. Promossi con riserva, i francesi avrebbero potuto e dovuto vincere il torneo.

Foto LaPresse - Spada
Foto LaPresse – Spada

Galles 8 – Nessuno avrebbe puntato un solo centesimo sui britannici. Anche perché il girone in cui erano finiti non autorizzava sogni particolari. Eppure il Galles non solo ha vinto il raggruppamento, arrivando davanti ad Inghilterra, Slovacchia e Russia, ma si è spinto addirittura alla conquista della semifinale, persa a fronte di un avversario come il Portogallo che, per quanto sin lì fatto vedere, aveva lasciato considerare più che possibile l’approdo alla finale. Così non è stato, visto che i lusitani hanno in quel caso disputato la miglior partita del torneo, mandando a casa i gallesi. Nel loro cammino i ragazzi di Coleman hanno battuto Slovacchia e Russia ai gironi, perdendo immeritatamente contro l’Inghiterra e, nella fase ad eliminazione diretta, hanno collezionato gli scalpi di Irlanda del Nord e Belgio. Merito di una formazione splendidamente messa in campo da Coleman, vero artefice di questa sorta di trionfo: la squadra ha puntato sulla grande compattezza e si è poggiata su quei grandi giocatori che rispondono ai nomi di Bale e Ramsey. Altro che Inghilterra, a tenere alta la bandiera del Regno Unito sono stati i gallesi, alla prima partecipazione ad un torneo di simile portata. Spettacolari.

Foto LaPresse - Fabio Ferrari
Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Germania 7,5 – Indicati dai più come i grandi favoriti della vigilia, i tedeschi hanno faticato quando il gioco ha iniziato a farsi duro. Vinto per differenza reti un girone non certo impossibile, la Germania ha eliminato agli ottavi la Slovacchia e ai quarti, soffrendo e dopo un’infinita lotteria dei rigori, l’Italia. In semifinale, invece, sono stati mandati a casa dalla Francia. Un po’ poco per la squadra di Low, che ha comunque pagato le assenze pesanti di Hummels, Khedira e Gomez nel momento cruciale. Chi pensava che i teutonici avrebbero ripetuto l’impresa fatta dalla Spagna nel recente passato, però, è rimasto deluso: la vittoria del Mondiale non ha avuto un seguito.

LaPresse/PA
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Inghilterra 4,5 – La solita incompiuta, una squadra senza capo e neppure coda, messa in campo in maniera a dir poco sommaria dall’abulico Hodgson. Senza voler mancare di rispetto al buon vecchio Roy, continuiamo a chiederci per quale motivo si sia deciso di continuare con lui in panchina, nonostante i limiti palesati già in passato. Col senno di poi è facile giudicare? Vero ma in questo caso c’entra poco, visto che non è stato in realtà difficile pronosticare un Europeo avaro di soddisfazioni per i leoni d’Albione. Squadra senza personalità, senza identità tattica, con poco talento e quel poco sparso in campo in maniera disordinata. Nonostante ciò, Hodgson ha insistito nel retrocedere Rooney sulla mediana e nel dare poco spazio a Vardy che, pur utilizzato col contagocce, ha trovato modo di timbrare il cartellino. Insipida è l’aggettivo che meglio qualifica l’Inghilterra. L’eliminazione, meritatissima, rimediata contro l’Islanda agli ottavi di finale, dopo il secondo posto nel girone dietro il Galles, è il miglior manifesto possibile per quella che, senza giri di parole, è da classificare come una disfatta.

LaPresse/XinHua
LaPresse/XinHua

Irlanda 6,5 – I ragazzi guidati da Martin O’Neill hanno fatto il massimo che potevano. Nel girone si sono piazzati alle spalle di Italia e Belgio, sopravanzando la più quotata Svezia di Ibrahimovic. Un terzo posto maturato dopo la vittoria contro gli azzurri sul filo di lana e che è valso l’accesso agli ottavi, dove di fronte ci si è trovati la Francia. E dire che, per gran parte dell’incontro, un’ora circa, l’Irlanda era stata in vantaggio ed aveva cullato grandi sogni di gloria. Merito di una squadra messa in campo con grande intelligenza, ben disposta tatticamente e soprattutto pienamente conscia dei propri limiti, non certo un difetto. Il simbolo della squadra è stato Brady, attaccante solamente omonimo dell’ex fuoriclasse della Juventus anni ’80: suo il goal decisivo contro l’Italia che è valso il superamento del primo turno, suo il goal su rigore che ha riempito di speranze una nazione intera contro la Francia. Poi il risveglio, senza rimpianti ma con la convinzione di aver fatto una figura dignitosa.

Lapresse - PA
Lapresse – PA

Irlanda del Nord 6 – Non si poteva, sinceramente, pretendere più di quanto fatto dai britannici. Anzi, l’Irlanda del Nord ha anche fatto più del proprio dovere, arrivando al terzo posto del proprio girone con tre punti all’attivo, frutto di una vittoria e due sconfitte. L’Ucraina, squadra sconfitta, era molto più quotata dei nordirlandesi, quantomeno sulla carta, visto l’elevato spessore tecnico di alcuni elementi. Ma ad avere la meglio sono stati i ragazzi di Michael O’Neill, che hanno ottenuto un successo storico grazie alle segnature di McAuley e McGinn. Non è servito per entrare tra le migliori terze ma non può essere, questo, motivo di critica. Era la prima partecipazione, per l’Irlanda del Nord, ad un Europeo: è stata più che onorata ma il sentore di meteora è, sinceramente, assai forte. Alla storia, però, passerà come l’Europeo, soprattutto, di Will Grigg, attaccante classe 1991. Non è mai sceso in campo ma è stato il protagonista di uno dei cori più belli dell’intera competizione, mutuato dai tifosi del Wigan, club in cui Grigg gioca: ‘Will Grigg’s on fire’, sulle note della famosa canzone di Gala, regina della dance anni ’90.

Islanda
Islanda

Islanda 8,5  L’Islanda di Lars Lagerback è stata la squadra simpatia del torneo, la cenerentola che si è accaparrata il tifo neutrale o quello cui, solitamente, viene riservato alle ‘seconde squadre del cuore’. Ma metterla unicamente in questi termini è sbagliato. Parliamo di una formazione molto solida, che ha usufruito dell’esperienza e delle capacità di Lars Lagerback, santone svedese con un passato importante alla guida unicamente di nazionali (Svezia soprattutto, anche a livello giovanile, e breve intermezzo alla guida della Nigeria). Guidata in campo da Capitan Gunnarsson, con in panchina il trentottenne ex Chelsea e Barcellona Gudjhonsen a far da chioccia ai compagni, l’Islanda è stata seguita in tv dal 99,8 % dei propri connazionali. Il cammino degli islandesi si è fermato ai quarti di finale, a fronte di una Francia imbattibile. Agli ottavi, però, i nordici hanno mandato a casa l’Inghilterra di Hodgson, non proprio un’impresa da poco. Prima partecipazione all’Europeo, una popolazione di 300.000 abitanti, un cuore grande così. Euro2016, probabilmente, farà la fortuna di qualcuno dei nazionali islandesi, sino ad oggi poco reclamizzati. La danza finale dopo il passaggio del turno contro l’Inghilterra è la sintesi perfetta di quel che sono questi ragazzi. Cuore, grinta, geyser sound: li ameremo per sempre.

Foto LaPresse - Fabio Ferrari
Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Italia 8 – Non era stato speso molto credito nei confronti della Nazionale di Antonio Conte. Gli azzurri erano considerati dalla maggior parte degli addetti ai lavori e dei tifosi come vittime sacrificali, il più ottimista parlava, nella migliore delle ipotesi, di superamento del girone. E invece l’Italia ha sorpreso, vincendo il proprio girone dopo appena due giornate ed eliminando agli ottavi di finale, in maniera netta, la Spagna. Ai quarti di finale l’Italia è stata in grado di tenere testa alla Germania, gettando la spugna solo ai rigori, senza particolare fortuna. E’ stato un Europeo straordinario quello degli azzurri, dove il gruppo ha rappresentato la forza assoluta, trascinato in campo e fuori dal muro difensivo composto da Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini. La gran parte del merito, però, è del Ct: una forza della natura, senza di lui non sarebbe stata la stessa cosa. Saremo di parte ma, per quanto fatto vedere, avremmo meritato di più.

Pepe (Lapresse-Xinhua)
Pepe (Lapresse-Xinhua)

Polonia 7,5 – Un Europeo fantastico quello disputato dalla Polonia, la cui corsa si è fermata ai quarti di finale di fronte ad un Portogallo che ha avuto la meglio solo ai rigori. La selezione guidata da Nawalka ha convinto per la capacità con cui ha sempre saputo tener testa ad ogni avversaria che si è trovata di fronte. Compresa la Germania, contro la quale lo scontro diretto è finito a reti bianche. Prima la vittoria contro Irlanda del Nord, poi quelle contro Ucraina e, agli ottavi, Svizzera. Contro gli elvetici, dopo un primo tempo devastante, i polacchi sono a dir la verità andati in difficoltà, riuscendo a prevalere su rigore. La stelle di Lewandowski e Milik hanno brillato a corrente alternata: entrambi hanno segnato un solo goal. Avrebbero meritato, forse, di arrivare tra le prime quattro, ma è stato comunque un bell’Europeo.

Lapresse-EFE
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Repubblica Ceca 5 – Se la selezione allenata da Vrba non ha chiuso con 0 punti all’attivo lo deve, probabilmente, agli ultras della Croazia. Già, perché l’unico punto ottenuto dai cechi è arrivato nella partita giocata contro i croati. Che, è bene ricordarlo, a venti minuti dalla fine conducevano per 2-0: poi le intemperanze degli ultras biancorossi hanno evidentemente destabilizzato Mandzukic e compagni e gli avversari hanno pareggiato i conti entro il triplice fischio. Prima e dopo la Repubblica Ceca è apparsa poca cosa, qualche giocata estemporanea e nulla più. Lontanissimi i tempi di Euro ’96, quando la squadra trascinata in campo da Nedved e Berger venne fermato solo in finale dal golden goal di Bierhoff, fromboliere della Germania. C’è tanto da lavorare, davvero tanto. Presenza labile ad Euro2016.

LaPresse/PA
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Romania 5 – Un Europeo mediocre quello disputato dagli uomini di Iordanescu, alla guida di una Nazionale non certo irresistibile. Insomma, gli anni di Hagi e Raducioiu sono un miraggio. Qualche buon elemento, come Stancu, e tanti comprimari. La poca squisitezza tecnica non ha però impedito ai rumeni di dare filo da torcere, nel match di battesimo di Euro 2016, ai padroni di casa della Francia, che hanno prevalso solo all’89’. Poi è venuto il pareggio con la Svizzera e, infine, la sconfitta contro l’Albania, che ha relegato la Romania all’ultimo posto del girone. Ultimo posto e tutti sulla via del ritorno. Esserci stato, comunque, è una cosa da valutare positivamente: è bene ricordarlo, questa Nazionale aveva mancato la qualificazione a Sudafrica 2010 e Polonia-Ucraina 2012.

LaPresse/PA
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Russia 5 – Un mezzo disastro, peraltro abbastanza annunciato. Insomma, la Russia che nel 2012 era considerata una possibile sorpresa e che ha poi deluso, stavolta era già considerata alla partenza, più che altro, una squadra senza particolare identità di gioco. Ci si era aggrappati alle abilità di qualche singolo, in primis Kokorin, ma hanno deluso praticamente tutti. Dal girone è stato cavato appena un punto, paradossalmente contro la assai prestigiosa Inghilterra. Nel calderone di una ricetta assolutamente insapore ci sono stati un gioco approssimativo, una personalità latitante, un Commissario Tecnico abbastanza anonimo: Slutcki a fine rassegna si è dimesso. Giustamente, ma il materiale a disposizione era, forse, tra i peggiori della storia del calcio russo.

Lapresse - Xinhua
Lapresse – Xinhua

Slovacchia 6 – Merita la sufficienza per aver saputo superare il girone, pur se come terza classificata, alle spalle di Galles ed Inghilterra. La Slovacchia non autorizzava voli pindarici, la classica formazione con un paio di ottime individualità e poco altro. Eppure i punti in classifica sono stati quattro, frutto di una vittoria contro la Russia, un pareggio contro l’Inghilterra ed una sconfitta contro il Galles. E’ stato un buon Europeo da parte di Hamsik che, tra le altre cose, ha firmato un bellissimo goal proprio contro i russi. Poi, però, agli ottavi è arrivata la Germania che non ha dato agli slovacchi neppure l’illusione di poter andare oltre. Per essere il primo Europeo della storia, la selezione guidata da Kozak ha fatto il possibile. Nulla di più e nulla di meno.

Lapresse-Efe
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Spagna 5,5 – Gli eroi iberici, gli ex dei del calcio, vincitori delle ultime due edizioni dell’Europeo e dell’ultimo Mondiale, sono tornati sulla terra. Fisiologico anche, la fine del ciclo era nell’aria ma si pensava che i ragazzi di Del Bosque arrivassero, almeno, a giocarsi i quarti di finale. Così non è stato e la sconfitta al girone contro la Croazia in tal senso non ha aiutato, relegando al secondo posto le furie rosse poi eliminate, con pieno merito, dall’Italia di Conte. E’ stata una Spagna sbiadita, dove ha brillato di luce proprio la stella di Iniesta, dove Morata ha dato dimostrazione del proprio talento. Poi poco altro, compreso più di qualche errore di cui si è resa protagonista la linea difensiva insieme a De Gea. L’unica partita degna della Spagna ormai andata è stata quella vinta, in scioltezza, contro la Turchia. Poco, troppo poco.

Foto LaPresse - Fabio Ferrari
Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Svezia 5 – Definire deludente la Svezia non è propriamente corretto. Sugli scandinavi non c’erano grosse aspettative, l’unico motivo di interesse era la presenza in rosa di Ibrahimovic. Il resto era un insieme di giocatori non particolarmente interessanti e per nulla brillanti tecnicamente. Il risultato è stato portare a casa un misero punto, frutto del pareggio contro l’Irlanda, peraltro neppure meritato. Lontano il periodo d’oro della Svezia di Usa ’94, che ottenne il terzo posto dopo aver rifilato quattro goal alla Bulgaria, trascinata in campo dalle prodezze di Kennet Andersson, Brolin e Dahlin. Nulla di tutto ciò si è visto nell’attuale selezione, davvero deprimente in quanto a parco giocatori: Ibra e poco altro. Un fallimento annunciato, con il Ct, Jan Andersson, nel ruolo, quasi, di perdente rassegnato.

LaPrese/Reuters
LaPrese/Reuters

Svizzera 6,5 – I ragazzi di Petkovic hanno disputato un buon Europeo, fermandosi però agli ottavi di finale, contro la Polonia. Paradosso vuole che, proprio in quest’ultima sfida, gli elvetici abbiano brillato particolarmente: dopo un primo tempo non esaltante, i rossocrociati hanno messo sotto gli avversari, arrendendosi solamente ai calci di rigore. La delusione della squadra è stato Xhaka, fresco di trasferimento all’Arsenal per 40 milioni di euro. Non tanto per il rigore fallito nella lotteria fnale contro la Polonia, quanto per non aver mai saputo tenere in mano le redini del centrocampo come ci si aspettava invece da un giocatore del suo calibro. Ottimo Europeo da parte del portiere Sommer e di Shaqiri, il cui goal in acrobazia da fuori area contro i polacchi è uno dei più belli della storia dell’intera competizione. Ai gironi la Svizzera è andata tra alti e bassi, vincendo non bene contro l’Albania e pareggiando contro Romania e Francia. Nulla di trascendentale ma è giusto dare la piena sufficienza a Lichtsteiner e compagni.

LaPresse/Spada
LaPresse/Spada

Turchia 5,5 – Una vittoria contro la Repubblica Ceca e due sconfitte, nel girone, per un totale di tre punti che, per poco, non hanno spedito i ragazzi di Terim agli ottavi di finale. Sarebbe bastato che l’Italia non perdesse contro l’Irlanda ma è successo proprio il contrario e adesso gli azzurri non sono più tanto popolari dalle parti del bosforo. Ma la Turchia ha qualcosa da rimproverare, prima di tutto, a sé stessa. Sono mancati tanti calciatori, su tutti quell’Arda Turan non sembrato neppure lontano parente del giocatore che si era conquistato la maglia del Barcellona. Chiaro che le responsabilità non possano essere scaricate unicamente sulle sue spalle. Finire in mezzo a Croazia e Spagna, comunque, non ha agevolato la cosa.

Ucraina 4,5 – Neppure qui, come per la Russia, c’è stata traccia del talento sovietico che in passato, di tanto in tanto, aveva incantato il calcio continentale. Altroché, il talento è rimasto tale solo sulla carta, punto. Sul campo da gioco, invece, i vari Kovalenko, Yarmolenko e Konoplyanka hanno a dir poco deluso, lasciando con l’amaro in bocca chi si aspettava, quantomeno, qualche fiammata di bel calcio. Neppure l’ombra di tutto questo, con l’Ucraina incapace di portare a casa neppure un misero punto, venendo sconfitta nettamente anche dall’Irlanda del Nord. Contende all’Inghilterra la palma di peggior Nazionale dell’Europeo: solo l’Ucraina, ai gironi, ha chiuso con 0 punti all’attivo. Grosse responsabilità, ovviamente, anche del Ct Fomenko. Insomma, un disastro.

Lapresse-Reuters
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Ungheria 6,5 – Meritano la sufficienza i magiari, riaffacciatisi al calcio che conta dalla porta di servizio, vincendo lo spareggio contro la Norvegia. Gli unici due precedenti ad un Europeo, per l’Ungheria, risalivano al 1964 ed al 1972, anni in cui si classificò, rispettivamente, al terzo ed al quarto posto. Ovviamente ripetere risultati simili era impossibile, eppure l’Ungheria ha fatto una buonissima figura, vincendo addirittura un girone non certo esaltante per valori ma comunque equilibrato: primo posto davanti ad Islanda, Portogallo ed Austria. Agli ottavi il Belgio ha riportato sulla terra la selezione guidata da Storck: in quella partita è diventato ancora più eterno il mito di Gabor Kiraly, portiere quarantenne, calvo e con addosso un pantalone da tuta anni ottanta capace di grandi prodezze. Non è bastato per andare oltre. Per la cronaca, da segnalare anche una curiosa statistiche: contro l’Austria si è segnalato il ritorno al goal di Szalai,  che non segnava un goal in partite ufficiali da praticamente due anni.