Chi era Gigi Simoni: il dramma del figlio morto, le promozioni da calciatore e l’apice in panchina con l’Inter

Chi era Gigi Simoni: il ricordo della sua carriera tra l'eleganza che lo ha contraddistinto, i drammi extra calcio e le soddisfazioni tra campo e panchina

In un giorno speciale per l’Inter, in cui si ricordano i 10 anni dal Triplete, un fatto che scuote il mondo nerazzurro, ma non solo: la morte di Gigi Simoni. Dopo una lotta di circa un anno, se ne va oggi colui che viene considerato “l’allenatore gentiluomo”. Per i suoi modi di fare, per i suoi comportamenti, per il suo “saper stare” dentro e fuori dal campo. E di eventi che, fuori rettangolo verde, avrebbero potuto scuoterlo, qualcuno ce n’è, come ad esempio la morte del figlio 33enne nel 1999 in seguito ad un incidente stradale.

DA CALCIATORE – Ma andiamo con ordine, ripercorrendo la sua carriera. Nasce a Crevalcore nel 1939 e cresce calcisticamente nella Fiorentina. Prima esperienza coi “grandi” nel Mantova di Edmondo Fabbri che conquista la A. Poi un’altra promozione col Napoli e il ritorno al Mantova. Fa parte di entrambe le sponde di Torino: in granata fa coppia con Gigi Meroni, poi passa alla Juventus nel 1967, ma gioca pochissimo. In chiusura, tre anni a Brescia e tre a Genova (sponda rossoblu), in cui ottiene altre due promozioni.

DA ALLENATORE – Le soddisfazioni in panchina sono maggiori. Inizia da dove aveva finito, dal Genoa. Conquista la prima promozione in Serie A da tecnico e girovaga tra massima serie, B e C con Brescia, Pisa, Lazio, Cosenza, Carrarese. Nel 1996, al Napoli, è secondo dietro alla Juve fino a Natale. Poi un periodo negativo e l’esonero, ma Simoni inizia a farsi conoscere ad alti livelli. E così, l’anno dopo, arriva la chiamata di una grande: l’Inter. Ha il grande onore di essere il primo in Italia ad allenare il “Fenomeno” Ronaldo, arrivato quell’anno in nerazzurro. Sfiora lo scudetto nell’anno del famoso “fallo di Iuliano” ma conquista anche una Coppa Uefa battendo in finale la Lazio. E’ l’apice della sua carriera da allenatore. L’anno dopo viene esonerato e torna a girovagare in Italia tra le varie categorie, con anche qualche esperienza all’estero (CSKA Sofia). L’ultima sua esperienza è alla Cremonese, quando diventa presidente dopo essere stato direttore tecnico.

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