Marcelo Bielsa, el “Loco”: tra film, caffé, pazzie e le strane scoperte di Pochettino e Batistuta [VIDEO]

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Marcelo Bielsa, noto allenatore argentino

Nato a Rosario il 21 luglio 1955, Marcelo Bielsa è uno degli allenatori più controversi e ossessivi degli ultimi anni. Nasce in una delle città del calcio, che decenni più tardi darà i natali a Lionel Messi e Angel Di Maria. Per capire il personaggio partiamo dal fatto che è uno dei pochissimi eletti ad avere intitolato uno stadio in giro per il mondo (altri sono Wenger, Drogba, Hiddink, Fernando Torres). Lo stadio è il ‘Coloso del Parque’, a Rosario, impianto che ospita i match di Rosario Central e Newell’s Old Boys, noto con il nome di ‘Estadio Marcelo Bielsa’. Dopo una breve carriera da difensore, finita a 25 anni, Bielsa diventa assistente allenatore e scout. Si diverte a scovare talenti in giro per il mondo, studiandoli ossessivamente. Il primo calciatore da lui scoperto non sembra un granché: è goffo, sovrappeso e lo chiamano ‘El Gordo’. Bielsa ci crede, lo fa dimagrire e lui diventerà uno dei centravanti più forti di sempre. Bene, quel giocatore, si chiama Gabriel Omar Batistuta. Si dice inoltre che abbia fatto un viaggio notturno a Santa Fe. Dopo aver diviso un cartina dell’Argentina in 70 zone, ciascuna delle quali con 5 sottozone. E poi le percorre una per una con la sua Fiat 147, per un totale di 25 mila km percorsi arrivando a visionare circa 2.000 calciatori. Una notte bussa a una casa. L’uomo che apre si sente chiedere se abita lì una giovane promessa del calcio. A poco serve replicare che sono le 4 del mattino. E’ la porta della famiglia Pochettino. L’obiettivo era convincere il tredicenne Mauricio, che stava per firmare con il Rosario, a firmare per il Newell’s. Non solo ce la farà, ma il suo discepolo è oggi uno degli allenatori più apprezzati in Europa.

Dopo aver allenato nelle giovanili, Bielsa viene promosso alla guida della prima squadra. E lui non tradisce. Vince Apertura e Clausura con un gioco spettacolare, verticale, un’idea di calcio intensa e dinamica, grazie al suo famoso 3-3-1-3. Fa un giro in Messico con Atlas e Club America e poi torna in patria al Velez, dove ovviamente vince. Nel 1998 Bielsa decide che è ora di sbarcare in Europa e portare il suo calcio anche nel vecchio continente. E sceglie, come sempre farà, squadre non di prima fascia (sarebbe stato troppo facile per lui), ma nobili decadute per riportarle in auge. Il primo club europeo è l’Espanyol. La sua avventura dura solo due mesi, perché lo chiama di nuovo la patria e stavolta non si può dire di no, perché la chiamata è di quelle che capita una sola volta nella vita: la nazionale argentina. L’Albiceleste arriva al Mondiale del 2002 come una delle favorite, annoverando in rosa campioni come Batistuta, Crespo, Simeone, Ortega, Veron, Zanetti. Girone con Inghilterra, Svezia e Nigeria e clamorosa eliminazione. Un fallimento, il primo della carriera di Bielsa, ma quello che fa più male. Si ferma per tre anni, passando il tempo a guardare partite su partite e film, l’altra sua passione (si dice che ne guardi 4-5 al giorno, consigliati direttamente dal gestore della videoteca di fiducia, che lo conosce talmente bene da non chiedere nemmeno più il parere di Bielsa). Nel 2007 accetta la chiamata del Cile. La Roja raggiunge livelli e traguardi mai raggiunti prima. Nonostante questo e il fatto di essere osannato dai cileni come una divinità, Bielsa rassegna le dimissioni. D’altronde lo chiamano Loco non a caso.

Nell’estate del 2011 si accasa al Bilbao, altra società nobile e decaduta. La prima stagione è strepitosa: arriva in finale di Europa League (anche se la perde con l’Atletico Madrid 3-0) e in finale di Coppa del Re (anche questa persa contro il Barcellona). Ma, attraverso il suo solito gioco spumeggiante, offensivo riesce a farsi amare da calciatori e tifosi. Molto meno bene fa al secondo anno e così non gli viene rinnovato il contratto. Si accasa al Marsiglia. Dopo un ottimo avvio ed essere rimasto in vetta per diversi mesi, termina al quarto posto. Anche qui lascia un bellissimo ricordo ai tifosi. Peggio va al Lilla, esperienza da dimenticare. Nel 2018 decide di caricarsi sulle spalle la sfida più grande della sua carriera: far tornare il Leeds ai fasti di un tempo. Dopo anni di successi, il club inglese si ritrova in Championship, la Serie B britannica. L’obiettivo stagionale è centrare la promozione e Bielsa ci va ad un passo: terzo posto, playoff centrati ma perde in semifinale. Quest’anno ci ha riprovato, contando su una squadra che conosceva già i suoi meccanismi e un presidente ambizioso come Andrea Radrizzani. Il suo Leeds ha centrato la promozione con due giornate d’anticipo, tornando in Premier League dove mancava dal 2004.

Durante i primi mesi a Leeds fece raccogliere ai suoi calciatori la spazzatura intorno al centro sportivo per far capire loro l’importanza e il sacrificio dei tifosi, che fanno lunghe code per i biglietti. Nel 2016 doveva arrivare in Italia, alla Lazio. Non atterrò mai e due giorni dopo l’annuncio la Lazio dovette trovarsi un altro allenatore. Immancabile la scaramanzia: il thermos di caffè o i tredici passi prima di sedersi in panchina L’episodio più curioso e divertente è quello dell’assistente che gli poggia il caffè sul frigo sul quale si sedeva ai tempi del Marsiglia. Bielsa non lo vide e… In basso il VIDEO. El Loco, uno di quei personaggi strani, fissati, quasi maniaci del calcio ma che a noi che amiamo questo sport piacciono così.

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